Ovvero: tanta resa e poca spesa. Oltre a stile da vendere e concretezza nei contenuti, sempre in riferimento al prezzo di vendita, che è una componente essenziale per giudicare il valore intrinseco di un orologio. Di conseguenza, alle volte, un segnatempo da 3mila euro con contenuti piuttosto rari ha un prezzo onesto (lo ripetiamo, per un onesto rapporto tra qualità e costo), mentre al contrario di fronte a un orologio da 1.000 euro senza particolari plus meccanici o di identità ci si pone al cospetto di un prodotto con poco appeal. Anche se, va detto, l’orologio meccanico si dovrebbe acquistare più con il cuore che con la testa. Così, forse, non ci pentiremo mai del suo acquisto.
Nello specifico cosa intendiamo per orologeria “rock”? Che sia uno stile classico o sportivo poco importa, vale però l’armonia complessiva delle linee di un particolare modello. E questo se vogliamo è l’aspetto più complicato della faccenda perché riguarda la soggettività di ognuno di noi. Come termine di paragone ci può aiutare il successo. Sappiamo, per esempio, che lo stile di Nomos Glashutte – che si ispira alle idee del movimento Bauhaus ¬– ha portato la manifattura tedesca ad avere rivenditori ufficiali in oltre 50 Paesi soltanto con il passaparola degli appassionati. E che Gagà Milano in Giappone ha vendite record. Fuori dal gusto del design e al di là del successo, ci sono altri aspetti tangibili. Per esempio, utilizzare un buon movimento o rifinirlo al meglio o usando materiali particolari. Considerando sempre che a causa dei costi di partenza nell’orologeria attuale (industriali o artigianali che siano), proporre orologi meccanici “rock” intorno ai mille euro è quasi eroico.