Sembra addirittura impensabile oggi ma gli orologi classici d’impronta maschile delle grandi marche fino agli anni Ottanta avevano un diametro di 33 o 34 millimetri. Adesso, a livello di trend generale, siamo arrivati a diametri che toccano anche i 42 o 43 mm e comunque è ormai difficilissimo trovare in commercio modelli maschili – e soprattutto i relativi appassionati che abbiano poi il desiderio di allacciarseli al polso – sotto i 37 o 38 mm. Aspetto che è già una rivisitazione rilevante delle collezioni classiche attuali. Anche perché ciò ha comportato lo sviluppo di nuovi movimenti dai diametri maggiorati; l’alternativa è trovare incassati calibri storici sottodimensionati, con dettagli antiestetici come, per esempio, il datario, il contatore dei piccoli secondi o quello dei minuti cronografici troppo vicini al centro del quadrante. Lo stile classico rivisitato ha invece mantenuto invariato un punto di riferimento della categoria: i quadranti in smalto bianco, laccati, argentati o finemente lavorati. Il valore aggiunto si riscontra nell’utilizzo di nuove tecnologie e nuovi materiali, su tutti il silicio; in architetture d’avanguardia che raddoppiano o triplicano le dimensioni dei datari e rendono visibili parti del movimento – come lo scappamento e l’organo regolatore – sul quadrante anziché nel tradizionale fondello; nella riserva di carica di molti giorni; e nella precisione cronometrica, affidabilità e solidità del movimento.