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EPILOGO: Alla fine ha vinto Danny Willett. 28 anni, inglese di Sheffield, ha rischiato di non essere al via del Masters 2016 perché, con la moglie in attesa di un figlio, aveva dichiarato che sarebbe rimasto a casa se il piccolo non fosse nato prima del major. E invece Zachariah è arrivato il 30 e Danny, d’accordo con la moglie Nicole (con cui si è sposato nel 2013), è volato ad Augusta.

Willett (-5, 70 74 72 67) è il secondo inglese a imporsi nel Masters. Il primo e unico finora era stato Nick Faldo, che aveva indossato la giacca verde per ben tre volte (1989, 1990 e 1996). Ma tutta la classifica di quest’anno è decisamente “British” visto che secondo è giunto Lee Westwood, quarto Paul Casey, settimo Matthew Fitzpatrick e decimo Justin Rose. Danny ha segnato il miglior risultato dell’ultimo giro (67) proprio insieme ai connazionali Casey e Fitzpatrick, meritando senz’altro il titolo con cinque impeccabili birdie e nessun bogey sulle ultime 18 buche.

È però altrettanto vero che Jordan Spieth ha letteralmente buttato in… acqua una vittoria che, al giro di boa di metà gara, sembrava scontata. I quattro birdie consecutivi dalla 6 alla 9 gli avevano regalato un vantaggio di ben cinque colpi e, visto il suo stato di grazia con il putt, si poteva pensare a un finale in discesa. Invece sono arrivati prima i due bogey alla 10 e alla 11 e poi si è consumato il dramma della 12. La celebre Golden Bell, par 3 più corto del campo, gli è stata fatale. Corto con il tee shot, è finito nell’ostacolo e ha poi ripetuto l’errore dopo il droppaggio davanti all’acqua, con un incredibile flappa. Il quinto colpo è finito in bunker e Spieth è così riuscito a farcela solo segnando un pesantissimo sette sul suo score. Con grande determinazione ha tentato di rientrare in gioco ma, sul colpo determinante alla 16, il putt non l’ha aiutato a raccogliere un terzo birdie dopo i due alla 13 e alla 15, che avrebbe completamente riaperto i giochi. Jordan è così finito secondo, pari merito con Westwood, a tre colpi da Willett, segnando comunque un altro risultato da podio nel suo fantastico ruolino di marcia al Masters. In tre partecipazioni, una vittoria e due posti d’onore.

Altra terribile sconfitta per Dustin Johnson, anche stavolta a un passo dal successo ma forse incapace di reggere la tensione delle ultime buche, dove ha sbagliato putt non impossibili e subito un doppio bogey determinante alla 17. DJ ha chiuso al quarto posto, in compagnia di Casey e J.B. Holmes. Da citare ancora le grandi prestazioni di Kjeldsen e Matsuyama, settimi con Fitzpatrick, mentre McIlrouy e Day, troppo imprecisi sul green, si sono piazzati al decimo posto con il già citato Rose, Daniel Berger e Brandt Snedeker.

TERZO GIRO: Jordan Spieth, sia pure tra molte difficoltà,  è rimasto ancora al comando con  213 colpi (66 74 73, -3) nell’80° Masters Tournament, primo major stagionale che si conclude con la disputa del quarto giro all’Augusta National GC (par 72) di Augusta in Georgia. Il 23enne texano di Dallas, numero due mondiale e campione uscente, ha fatto e disfatto il suo score sulla seconda metà del tracciato, prima portando a quattro colpi il vantaggio sugli inseguitori a due buche dal termine, poi ritrovandosene tra le mani uno solo su Smylie Kaufman (214 - 73 72 69, -2) e con un classifica che ha aperto la caccia al titolo a tanti interlocutori,  perché ne ha lasciati tre (un bogey e un doppio bogey) tra gli alberi del mitico percorso voluto dall’altrettanto mitico Bobby Jones.

Kaufman, 25enne di Birmingham (Alabama) con un titolo conquistato in questa stagione (Shriners Hospitals for Children Open), unico a scendere sotto i 70 colpi (69, -3) in un turno ancora una volta disputato con il vento a farla da protagonista indesiderato, è stato la sorpresa, ma i titoli di copertina vanno sicuramente al tedesco Bernhard Langer, che a 58 anni avrà la possibilità di competere per la “giacca verde”, simbolo del vincitore di Augusta, grazie a un ottimo 70 (-2) che l’ha proiettato dal 15° al terzo posto con 215 (-1) insieme al coriaceo giapponese Hideki Matsuyama, uno solido e che non arretra davanti a nulla.

La frenata di Spieth ha riaperto la porta all’australiano Jason Day, leader del World ranking, quinto con 216 (par) insieme con Dustin Johnson, che proverà a togliersi di dosso l’etichetta di giocatore incapace di gestire la pressione nel finale di un major, e con l’inglese Danny Willett.

Altro evento inatteso, tra le tante emozioni, il crollo del nordirlandese Rory McIlroy, terzo nella graduatoria mondiale, franato dalla seconda all’11ª posizione con 218 (+2) dopo un devastante 77 (+5) e rianimato in extremis proprio dalle disavventure di Spieth. E’ un po’ lontano e le previsioni meteo, ossia ancora vento anche se forse meno forte, lasciano pochi spazi all’eventualità di uno score miracoloso del quale avrà sicuramente bisogno.

Sparsi lungo la graduatoria altri concorrenti che avrebbero dovuto contribuire a scrivere la storia di questo Masters e che invece hanno proceduto a sprazzi. E’ il caso dell’inglese Justin Rose e dell’argentino Angel Cabrera, 13.i con 219 (+3), del sudafricano Louis Oosthuizen e dell’inglese Paul Casey, 16.i con 220 (+4), dell’australiano Adam Scott, 34° con 223 (+7), di Patrick Reed e di Keegan Bradley, 38.i con 224 (+8). Decisamente in ombra lo svedese Henrik Stenson e lo spagnolo Sergio Garcia, 43.e con 225 (+9), Bubba Watson, 48° con 226 (+10), il tedesco Martin Kaymer, 52° con 228 (+12), il thailandese Thongchai Jaidee e l’inglese Ian Poulter, 53.i con 229 (+13).

SECONDO GIRO: Jordan Spieth (nella foto), numero due mondiale e campione uscente, ha mantenuto la leadership con 140 colpi (66 74, -4) nell’80° Masters Tournament, il primo major stagionale che si sta svolgendo sul percorso dell’Augusta National GC (par 72), ad Augusta in Georgia.

In una giornata dalle condizioni molto difficili per il forte vento si è portato dal nono al secondo posto con 141 (70 71, -3) il nordirlandese Rory McIlroy, numero tre del world ranking e uno dei soli quattro concorrenti capaci di scendere sotto par (parziale di 71, -1), fornendo al torneo ulteriori contenuti molto interessanti per le ultime 36 buche. Naturalmente, anche se al vertice ci sono due dei tre più attesi protagonisti, perché il terzo, l’australiano Jason Day, 15° con 145 (+1), almeno per ora è un po’ indietro, i giochi non sono certo chiusi.

Sono in corsa ancora in tanti, a iniziare da Scott Piercy e dal neozelandese Danny Lee, terzi con 142 (-2), per proseguire con Brandt Snedeker, con il danese Soren Kjeldsen e con il giapponese Hideki Matsuyama, che è apparso uno dei giocatori più determinati e in forma, quinti con 143 (-1). Hanno chances anche i classificati all’ottavo posto con 144 (par): Dustin Johnson, Daniel Berger, lo spagnolo Sergio Garcia, l’inglese Danny Willett, l’irlandese Shane Lowry, il thailandese Kiradech Aphibarnrat e il dilettante Bryson DeChambeau, vincitore dell’US Amateur, che sull’ultima buca ha perso la seconda posizione per un triplo bogey da inesperienza.

Anche se non sta esprimendo un gioco convincente Jason Day può ancora riproporsi, ma a questo punto dipenderà anche dal ritmo di chi lo precede. Hanno ceduto gli inglesi Paul Casey e Justin Rose, 23.i con 146 (+4) dopo un 77 (+5) realizzato da entrambi, e dovrà rassegnarsi a subire la tradizione negativa del “Par 3 Contest”Jimmy Walker, stesso score, il quale si affiancherà a tutti i vincitori della gara-spettacolo che anticipa il Masters sin dal 1960 e mai in “giacca verde” nello stesso anno. Irrimediabilmente staccati Keegan Bradley, l’inglese Ian Poulter e lo svedese Henrik Stenson, 33.i con 147 (+3), l’australiano Adam Scott e il thailandese Thongchai Jaidee, 42.i con 148 (+4), Patrick Reed, il tedesco Martin Kaymer e il sudafricano Louis Oosthuizen, 47.i con 149 (+5), e Bubba Watson, ultimo dei 57 rimasti in gara con 150 (+6).

Hanno lasciato la compagnia Phil Mickelson, 58° con 151 (+7), il sudafricano Charl Schwartzel, Zach Johnson e Tom Watson, 66 anni e applaudito per tutto il percorso, 63.i con 152 (+8), il deludentissimo Rickie Fowler, Jason Dufner, il sudafricano Ernie Els, il nordirlandese Graeme McDowell e il fijiano Vijay Singh, 69.i con 153 (+9).

Jordan Spieth, al terzo Masters in carriera (secondo nel 2014 alle spalle di Bubba Watson e, come detto, campione uscente), ha segnato per la prima volta su dieci giri un punteggio sopra par (74, +2). In vetta dopo il turno iniziale con un 66 (-6), è partito con due birdie, ma un doppio bogey alla quinta buca è stato l’antefatto di un cammino piuttosto sofferto, pure se proseguito sempre al comando. Dopo un terzo birdie all’8ª sono arrivati  due bogey di fila. Il birdie alla 15ª lo ha riportato in par, con tre colpi di margine su McIlroy, ma altri due bogey (16ª e 17ª) hanno praticamente rimescolato tutte le carte.

“Oggi - ha detto al termine il 23 texano di Dallas - è stata veramente dura. La partenza, per la verità, è stata da sogno, poi però il vento, con le sue raffiche mutevoli, e le condizioni del campo che sono cambiate nel corso del pomeriggio mi hanno indotto a pensare che il par sarebbe stato un buon risultato. Non è avvenuto, ma a conti fatti sono ancora in testa. Domani dovremmo incontrare le stesse difficoltà, se non maggiori, e il modo migliore di affrontarle sarà di far finta che stia cominciando un nuovo torneo e provare a battere soprattutto il campo. Si, giocherò insieme a McIlroy. Abbiamo effettuato insieme le prime 36 buche nella scorsa stagione e sarà sicuramente un round molto divertente, ma non ci saremo solo noi. Io credo che chiunque tra i primi 23 in classifica, con una prestazione sopra le righe, possa emergere”.

Rory McIlroy ha firmato lo score più basso insieme a Dustin Johnson, a Daniel Berger e a Troy Merritt (stessa posizione di Jason Day). Una prodezza se pensiamo che solo in dodici hanno ottenuto il 72 del par, mentre gli altri 73 contendenti sono andati sopra e molti anche abbondantemente. Il nordirlandese ha recuperato tre colpi a Spieth con parecchia sofferenza in avvio (due birdie, un doppio bogey e un bogey in sequenza dalla 2ª alla 5ª buca) e con un bel recupero nel finale con tre birdie nelle ultime sei buche dopo un altro bogey.

“I punteggi sono abbastanza eloquenti - il commento del quasi 27enne nordirlandese, che imponendosi nel Masters completerebbe il “grande slam” avendo già nel palmares gli altri tre major - per sottolineare le difficoltà odierne. Superate le prime nove buche con qualche danno, ma relativo se penso ai problemi che hanno creato, mi sono detto che avrei dovuto procedere pensando solo a salvare il par e a sfruttare i par cinque. Sono stato in grado di farlo e poi ho chiuso con un gran putt alla buca 16. Quello è stato il bonus che mi ha permesso di scendere sotto par. Sono veramente contento perché mi trovo nella posizione ideale per affrontare gli ultimi due giri”. Jason Day si è espresso con un 73 (+1) dopo due colpi guadagnati a metà strada (tre birdie e un bogey) e tre bogey nel resto del tracciato.

PRIMO GIRO: Jordan Spieth, numero due mondiale e campione uscente, ha subito attaccato prendendo il comando con 66 (-6) colpi nell’80° Masters Tournament, il primo major stagionale iniziato sul percorso dell’Augusta National GC (par 72), ad Augusta in Georgia. Lo seguono a due colpi il neozelandese Danny Lee e l’irlandese Shane Lowry (68, -4) e a tre lo spagnolo Sergio Garcia, il danese Soren Kjeldsen e gli inglesi Justin Rose, Paul Casey e Ian Poulter (69, -3).

E’ al nono posto con 70 (-2) il nordirlandese Rory McIlroy, numero tre del World ranking, e accusa un ritardo già importante l’australiano Jason Day, leader mondiale, 21° con 72 (par) colpi insieme a Phil Mickelson, Zach Johnson, al sudafricano Louis Oosthuizen, allo svedese Henrik Stenson, al nordirlandese Graeme McDowell e al thailandese Thongchai Jaidee. Un colpo in meno per Jimmy Walker, 13° con 71 (-1), seguito con una certa curiosità perché vincitore del Par 3 Contest, la gara spettacolo che anticipa l’evento. Infatti dal 1960, ossia da quando è stata istituita, chi se l’è assicurata non ha mai vinto il major nello stesso anno, ma Walker ha detto chiaramente che non è superstizioso e che crede nelle sue possibilità e la partenza non è stata poi così male..

Si prospettano problemi invece per Dustin Johnson e per l’argentino Angel Cabrera, 34.i con 73 (+1), per Keegan Bradley e per il tedesco Martin Kaymer, 43.i con 74 (+2), e per Bubba Watson, 54° con 75 (+3). Potrebbe invece essere già finito, sotto l’aspetto della corsa  al titolo, il Masters di Jason Dufner, Patrick Reed, dell’australiano Adam Scott e del sudafricano Charl Schwartzel, 59.i con 76 (+4), e lo è sicuramente per Rickie Fowler, 81° con 80 (+8), che rischia anche il taglio. Sempre amato dal pubblico, il 66enne Tom Watson ha espresso brani di classe, tenendo il passo di Kaymer e Bradley, mentre non sono riusciti a dare soddisfazioni ai tanti fans che ancora li sostengono, il sudafricano Ernie Els e il fijiano Vijay Singh, 81.i come Fowler.

Jordan Spieth è al terzo Masters in carriera. Nel 2014 è giunto secondo alle spalle di Bubba Watson, lo scorso anno ha indossato la “giacca verde” e ora è ripartito dalla testa inanellando il quinto turno consecutivo da leader. Complessivamente nei nove giri disputati è sceso di 29 colpi sotto par e nell’occasione ha ottenuto il 66 con sei birdie. E’ la seconda volta che completa le 18 buche senza bogey, la prima nel 2015 (stesso 66, round due).

“Per la verità - ha detto il 23enne di Dallas - oggi avrei firmato per uno score di due colpi sotto par senza nemmeno scendere in campo. Invece, malgrado le difficoltà proposte dalla giornata, ho colpito la palla molto bene, cosa che non mi era mai riuscita così nel corso della stagione. Ora sento che il gioco sta andando nella giusta direzione. Ho avuto un ottimo feeling con il putter e se riesco a ottenere miglioramenti con i ferri direi che la condizione diventa perfetta. Lo scorso anno avevo iniziato con un 64, ma credo che il giro odierno sia stato qualitativamente superiore anche se il punteggio è stato più alto. Forse uno dei miei più belli in assoluto”.

Ha fatto parecchia altalena Rory McIlroy, che ha guadagnato due colpi al campo nella prima metà (tre birdie e un bogey) e ha percorso in par la seconda (un eagle, un birdie, tre bogey). “Non è stato facile - ha spiegato - giocare con il vento che quasi in ogni buca aveva direzione diversa. E’ stato difficile scegliere i bastoni, quindi è occorso soprattutto avere molta fiducia nel proprio swing e nelle intuizioni del momento e debbo dire che, tutto sommato, con questi concetti  le cose hanno funzionato. Sono contento di quanto ho espresso e del punteggio. Forse potevo risparmiare un paio di colpi, ma essere al termine di una giornata difficile tra i top ten e a distanza recuperabile da Spieth è ben accettabile”.

E’ partito molto forte Jason Day, che nelle prime nove buche con un eagle e tre birdie ha fatto meglio di Spieth (tre birdie), poi tutto è cambiato dopo un bogey alla 10ª. E’ sembrato riprende la strada giusta con un birdie alla 13ª, ma ha avuto un vero tracollo tra la 15ª e la 17ª con la sequenza-bogey-triplo bogey-bogey.

PROLOGO: È ai nastri di partenza l’80ª edizione del Masters Tournament (7-10 aprile), il primo major stagionale che si svolgerà nella splendida cornice dell’Augusta National GC, il campo voluto dal mitico Bobby Jones ad Augusta in Georgia. Per il secondo anno consecutivo non saranno presenti giocatori italiani, dopo che dal 2010 al 2014 ne erano scesi in campo almeno due con Francesco Molinari sempre presente.

Farà da prologo al Masters il tradizionale Par 3 Contest (6 aprile), a metà tra gara e festa. L’evento non ha una buona fama: infatti da quanto è stato istituito (1960) nessun vincitore è mai riuscito a centrare il major nella stessa settimana. A vederla in maniera positiva è, però, vero che qualcuno lo ha fatto in anni diversi.

Difende il titolo Jordan Spieth, sceso da un paio di settimane al secondo posto della classifica mondiale, superato dall’australiano Jason Day grazie a due vittorie consecutive e di pregio (Arnold Palmer Invitational e WGC Dell Match Play). Sono due dei quattro giocatori che più ricorrono nelle previsioni della vigilia insieme al nordirlandese Rory McIlroy, numero tre del World Ranking, e all’altro australiano Adam Scott, numero 7, anch’egli in grande spolvero e con due titoli consecutivi conquistati a cavallo tra febbraio e marzo e altrettanto di valore (Honda Classic e WGC Cadillac Championship), anticipati da un secondo posto nel Northern Open.

In questo torneo Scott è stato battuto da Bubba Watson, che nelle considerazione è appena un gradino sotto, sia perché in buona forma, sia per i due Masters già al suo attivo (2012-2014) e anche per un possibile ricorso storico visto che sembra vincerne uno ogni due anni. Nella lista vanno accanto a Watson anche Rickie Fowler, Dustin Johnson, Patrick Reed, Phil Mickelson, che magari non ha la stessa loro condizione però vanta le credenziali di tre Masters conquistati, lo svedese Henrik Stenson e il sudafricano Charl Schwartzel, anch’egli vincitore stagionale sia nel PGA Tour (un titolo) che nell’European Tour (due). In una terza fascia di favoriti Zach Johnson, Keegan Bradley, lo spagnolo Sergio Garcia, il tedesco Martin Kaymer e l’inglese Justin Rose, tutti però poco brillanti fino ad ora.

Non mancano gli outsiders, o meglio forse dire i “guastatori” capaci di scompaginare i piani di tutti: ci riferiamo a Jason Dufner, Matt Kuchar, al sudafricano Louis Oosthuizen, al giapponese Hideki Matsuyama, al nordirlandese Graeme McDowell, all’australiano Marc Leishman e al thailandese Thongchai Jaidee. Non saranno in grado di vincere, ma avranno seguito e sostegno dal pubblico, Tom Watson, 66 anni, l’argentino Angel Cabrera, il fijiano Vijay Singh, l’inglese Lee Westwood, il tedesco Bernhard Langer e lo scozzese Sandy Lyle che a 58 anni disputerà per la 35ª volta il Masters (suo nel 1988), la 32ª consecutiva.

Alla gara  prenderanno parte 89 concorrenti in rappresentanza di 24 nazioni, compresi 28 vincitori di major (16 Masters champions) e dieci giocatori che in epoche diverse sono stati numero uno mondiale. Saranno 38 i membri dell’European Tour. Il montepremi è di 10.000.000 di dollari, pari a quello di altri due major, l’US Open (16-19 giugno, Oakmont CC, Oakmont, Pennsylvania) e il PGA Championship (28-31 luglio,Baltusrol GC, Springfield, New Jersey) e inferiore solo a quello del The Players Championship (12-15 maggio, TPC Sawgrass, Ponte Vedra Beach, Florida), il più ricco in assoluto con 10.500.000 dollari.

Buca in uno di McIlroy  - Rory McIlroy ha iniziato la settimana con il botto. Infatti nel corso del giro di pratica di lunedì 4 aprile ha realizzato una “hole in one” centrando dal tee la buca 16 (par 3, yards 170.) utilizzando un ferro 7. “Non credo di aver mai sentito un boato simile durante un turno di prova” ha detto il nordirlandese, che poi ha aggiunto: “Il gioco è stato soddisfacente e la hole in one il punto culminante”. Chris Wood, che giocava insieme a lui, ha commentato: “E’ stato un momento unico, anche un po’ folle con quelle grida. ed estremamente divertente”. A McIlroy manca solo il Masters per completare il “grande slam” avendo già vinto gli altri tre major (US Open, 2011, Open Championship, 2014, due US PGA Championship, 2012, 2014). Aveva avuto l’occasione di conquistarlo giovanissimo nel 2011, ma gettò al vento con un 80 finale un successo che sembrava scontato dopo tre giri.

Felicità Herman - È entrato nel field all’ultimo momento Jim Herman, 39enne di Cincinnati (Ohio), grazie al successo nello Houston Open, il primo in carriera. “E’ bello essere ad Augusta. Ventiquattro ore fa non lo pensavo nemmeno, poi nel Texas in diciotto buche tutto è cambiato: sono riuscito a battere giocatori di valore mondiale e ne sono estremamente orgoglioso. Ho trascorso la carriera tra Web.com Tour e PGA Tour e ho sognato tutta la vita di poter disputare questo torneo ed ora tale sogno si è avverato. E’ già tanto, ma adesso voglio fare qualcosa di buono. Quando gioco riesco a mantenere una certa calma e spero che accada anche qui”. Non è certo tra i favoriti e nel caso avrebbe anche la cabala sfavorevole: intatti nella storia del Masters solamente cinque giocatori hanno acquisito il titolo dopo essersi imposti nella settimana precedente. L’ultimo è stato Phil Mickelson il quale nel 2006 conquistò il secondo dei suoi tre Masters dopo aver sbancato sette giorni prima il BellShouth Classic.

Le speranze di Stenson - Abbastanza carico lo svedese Henrik Stenson. “La scorsa settimana prima di andare in Texas - ha detto - sono venuto qui e ho giocato le 18 buche in condizioni sicuramente diverse da oggi, senza pubblico e con tanta serenità. Mi hanno fatto bene perché poi ho trovato un buon feeling ad Humble anche se mi è mancata la vittoria per un colpo. Sto attraversando un ottimo periodo e ora arriva la parte più impegnativa, e anche bella, della stagione: con il mio gioco che sta andando nella giusta direzione credo di avere il morale giusto e la condizione idonea per pensare a un successo”.

UN ANNO DI MAJOR PER I VINCITORI DELLE OLIMPIADI DI GOLF- I vincitori delle Olimpiadi di golf saranno ammessi per un anno a tutti i major. L’annuncio è stato dato ad Augusta dai responsabili del golf mondiale. Chi conquisterà la medaglia d’oro maschile avrà diritto a partecipare a Masters, Us Open, Open Championship e PGA Championship del 2017. L’esenzione nei cinque major femminili per la campionessa olimpica comincerà dall’Evian Championship del prossimo settembre e proseguirà nei quattro major successivi in programma nel 2017: ANA Inspiration,  Women's PGA Championship, US Women's Open e Women's British Open.

L’iniziativa tende a spingere il maggior numero possibile di grandi giocatori alle Olimpiadi, non tanto i grandissimi che comunque l’esenzione per i major già l’hanno in tasca.