LA SERA del 22 agosto 2003 a Verona mi trovai inopinatamente a tavola con Romano Prodi, allora presidente della Commissione Europea, e il cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, aveva dato buca all’ultimo momento e il sindaco di Verona, furibondo, mi chiese di prendere il suo posto per non scombinare il cerimoniale di tavola. Chiesi a Schröder quali vini italiani preferisse e il cancelliere cominciò a nominarmi i grandi toscani e i grandi piemontesi. Fu allora che Prodi intervenne: “Gerhard, Allegrini is the best!”. Stavamo infatti bevendo un’eccellente annata dell’Amarone di Marilisa che non avrebbe sfigurato affatto accanto ai vini amati dal cancelliere. Ci sarà modo di tornare sui vini Allegrini quando parleremo ancora del Veneto. Ma non c’è dubbio che l’Amarone sia stato la ragione principale che ha portato questa grande signora del vino italiano sulla copertina di Wine Spectator, la più prestigiosa e conosciuta rivista enologica del mondo. I due grandi nomi storici dell’Amarone sono il mitico Giuseppe Quintarelli e il suo allievo Romano Dal Forno che scoprì a 22 anni dal suo Maestro come si fa il vino buono. Il rapporto tra i due mi ha fatto ripensare quello tra Giotto e Cimabue. Si può preferire l’uno o l’altro (e il Cristo del primo dà emozioni non inferiori al Cristo del secondo), ma si tratta comunque di competizione ad altissimo livello. Sento ancora in bocca lo strepitoso Amarone ’97 firmato Dal Forno. L’Amarone, frutto eminentemente dell’uva Corvina, ha una gradazione in genere elevata che si fa perdonare per il gusto signorile, inebriante, gratificante. A Sandro Boscaini, patron dell’azienda Masi, va il merito di aver diffuso i suoi Amarone in Italia e nel mondo. Ricordo una memorabile competizione tra il Mazzano e il Campolongo di Torbe: due grandi voci baritonali: più aperta la prima, più chiusa la seconda, ma entrambi di altissimo livello. Gli Amarone Zenato e Tommasi fanno la loro bella figura in ogni manifestazione. Bertani con il Villa Arvedi affascina con il sapore sfacciatamente garbato di ciliegie mature. Ricordo lo charme autorevole di Viviani, l’Amarone scatenato di Monte Zovo. L’Amarone di Ca’ La Bionda fu insidiato nel mio gusto dal Valpolicella della Casa. Ho a mente il rapido e felice retrogusto dell’Amarone di Lorenzo Begali. Infine la bella storia dell’Amarone di Flavio Prà, il bel tono del Capitel Monte Olmi di Tedeschi e il retrogusto sorridente del Case Vecie di Brigaldara.