QUASI ogni regione ha grandi vini che attraversano un medioevo di oscurità subendo talvolta grandi violenze. I primi nomi che mi tornano alla mente sono il Soave nel Veneto, il Primitivo in Puglia, il Verdicchio nelle Marche, i vini del Lazio. Vini troppo spesso, in passato, degradati da quantità illimitate a scapito della qualità. Bene, ciascuno di questi vini ha avuto il suo grande riscatto. Il Verdicchio, per esempio. Amante dei bianchi invecchiati, non supponevo di trovarne uno di quasi dieci anni presso la gloriosa azienda Bucci. 18/24 mesi in botte danno al ‘Bucci riserva’ un tono aristocratico che conquista davvero. Ricordate la vecchia bottiglia del Verdicchio Fazi – Battaglia? Sembrava una donna ancheggiante di Massimo Campigli. Sparita la bottiglia, il vino è migliorato enormemente rispetto a quei tempi. A cominciare dal Masaccio. Umani Ronchi, nota per tanti buoni prodotti, ha riscattato anch’essa il Verdicchio con il Vecchie Vigne che esprime il profumo e la personalità della nuova generazione di questo vino. La Belisario di Matelica in provincia di Macerata da quasi 50 anni raccoglie centinaia di vignaiuoli che producono Verdicchio di Matelica di ottima livello. Il rapporto qualità prezzo è sempre notevolissimo. Note per il Verdicchio, negli ultimi anni le Marche si sono affermate anche per vini rossi di grande qualità. Del Pollenza di Aldo Maria Brachetti Peretti ricordo l’emozione che provai nel 2005 assaggiando la prima annata del 2001: uvaggio importante di Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese. Di Angela Velenosi, che produce vini buonissimi a prezzi moderati, mi è rimasto impresso il Roggio, un uvaggio di Montepulciano e Sangiovese. Il Pathos di Santa Barbara ha gran corpo e grande qualità. Il Pelago di Umani Ronchi (Cabernet Sauvignon e Montepulciano, con uno spruzzo di Merlot) può accompagnarvi felicemente anche nel dopo pasto. Una regione in crescita, insomma, con molte sorprese oltre la tradizione.