PANTELLERIA (Trapani) NELL’ISOLA vulcanica, nera, dura, rocciosa, che però dà uno dei vini dolci più buoni al mondo, la vendemmia si è chiusa il 31 agosto. «Roba da matti, mai visto in quarant’anni un tale anticipo», sbotta Benedetto Renda, presidente del Consorzi dei vini doc panteschi e n.1 di Cantine Pellegrino, la più grande impresa dell’isola. Vendemmia delle uve Zibibbo (come qui si chiama il Moscato d’Alessandria) non solo anticipata ma anche scarsa, scarsissima. Da una media di 30.000 quintali degli ultimi 10 anni si è passati a 15-16.000. Caldo torrido, siccità. Sull’isola non piove come si deve da 3 anni. E’ la viticoltura eroica, quella che costa fatica immane, dove le operazioni di potatura e raccolta delle uve si fanno a mano , curvi e sulle ginocchia perché l’alberello pantesco – la tipica forma di allevamento dello zibibbo nell’isola – è basso, e sta nelle tipiche «conche», per poter sfruttare tutta l’umidità presente nel terreno e riparare la pianta dal vento incessante. Muretti a secco attorno alle vigne e reti per tenere lontani i voraci conigli selvatici, ghiotti di zibibbo. L’oro del passito pantesco è prezioso. Vino dolce naturale unico al mondo, patrimonio dell’isola, assieme ai capperi e all’olio. Mister Fabio Capello regala agli amici l’olio che produce qui. L’alberello pantesco è la prima tradizione rurale al mondo ad essere stata riconosciuta quale patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Il consorzio: "Serve la massima aggregazione per promuovere all'estero quello che è un tesoro italiano".

Su questo riconoscimento i produttori dell’isola (450 viticoltori, 12 cantine) vogliono costruire un sistema economico che faccia perno sul Parco nazionale di Pantelleria, già istituito, ma impantanato in una querelle tra Stato e regione Sicilia, e sul Consorzio di tutela e valorizzazione dei vini. Il Consorzio rappresenta l’85% dei produttori e l’80% delle uve , «ma puntiamo al 100% - insiste Renda – perché serve la massima aggregazione per promuovere all’estero questo vino che è uno dei tesori italiani». Un tesoro che rischia perché l’isola si spopola, le superfici a zibibbo sono crollate in 20 anni dall’86% a meno del 20, gli ettari si sono ridotti da alcune migliaia a 4-500. Serve anche più turismo, per dare nuovo impulso all’economia dell’isola che punta «ad una visione integrata del sistema agricolo con quello del turismo. La sfida è offrire alle nuove generazioni una agricoltura di pregio da vivere con entusiasmo e redditività», dice il sindaco dell’isola, Salvatore Gabriele. In occasione di Passitaly , evento che celebra Pantelleria e il suo passito, aziende leader come Cantine Pellegrino, Donnafugata, Vinisola e Salvatore Murana hanno lanciato una campagna di promozione per mettere insieme tutte le energie dei produttori isolani «per valorizzare al meglio queste nostre produzioni. Occorre più reddito per i contadini, rilanciare la viticoltura, e quindi preservare  dall’incuria e l’abbandono  questo straordinario territorio con i suoi muretti a secco e i suoi terrazzamenti», chiude Antonio Rallo, presidente della Doc Sicilia.