ESPORTARE VINO italiano in Giappone ora è più vantaggioso e meno costoso per i produttori italiani. Il Paese del Sol levante ha infatti azzerato i dazi sui vini, insieme a quelli di pasta e formaggi. L’accordo Giappone - Ue prevede anche il riconoscimento da parte nipponica di 35 additivi utilizzati nell’Ue, che ridurrà i costi per i produttori che esportano.
L’accordo di libero scambio , raggiunto dopo quattro anni di negoziati, per il presidente dell’Unione Italiana Vini (Uiv) Antonio Rallo «rappresenta un risultato molto importante per il vino italiano ed europeo. 
Un traguardo che premia gli sforzi della Commissione europea, e del governo, sostenuto attivamente da Unione Italiana Vini, le cui sollecitazioni hanno contribuito alla sua concretizzazione». Il Giappone, sottolinea il presidente Uiv, «rappresenta un mercato strategico per il nostro vino, il primo nel contenente asiatico. Dopo un 2016 incerto, l’export nel primo trimestre 2017 è cresciuto dell’8% in volume e del 5% in valore - continua Rallo. Consideriamo questo risultato un ulteriore passo in avanti in materia di semplificazione e flessibilità del commercio. In modo particolare - osserva Rallo - è importante per l’eliminazione completa dei dazi sui vini imbottigliati, spumanti e sfusi all’entrata in vigore dell’accordo, che, in questi ultimi anni, hanno creato un significativo gap tra l’Italia e alcuni Paesi come il Cile e l’Australia, agevolati da accordi tariffari preferenziali. Ora possiamo confrontarci sullo stesso piano dei principali competitor.
L’accordo raggiunto è inoltre un passo fondamentale anche per il riconoscimento e la protezione delle Indicazioni Geografiche. Sono, infatti, 205 le IG europee che saranno protette in Giappone, di cui circa 150 relative al vino».