IL TEMPO scappa via, ma non è un affronto. Non qui, ai piedi delle colline rivestite di filari bene allineati che sembrano pettinati da un gigante buono, davanti a un vino-cartolina come il bollicine a base di pinot nero, icona di questa appendice meridionale della Lombardia dalla forma allusiva di grappolo d’uva ed erede del primo Metodo Classico italiano che i primi intenditori definivano “«lo champagne dell’Oltrepò Pavese». Il tempo, come ripete Fabiano Giorgi, titolare dell’omonima azienda fondata addirittura nel XIX° secolo, è un filo diretto con le proprie radici. 
Grande storia la vostra. Le avete pure dedicato un Gran Cuvée.
«In effetti il Giorgi 1870 è come quelle foto incorniciate a cui non si vuole rinunciare perché saldano il senso di appartenenza. Questa azienda è nata proprio in quell’epoca. Certo, erano altri tempi. Fu mio padre Antonio, un secolo più tardi, insieme al fratello Gianfranco, a realizzare una rivoluzione copernicana in una terra come questa dove il vino si vendeva principalmente sfuso. Aveva studiato a Brera e trasferì in azienda il suo mondo artistico e visionario: le bottiglie scure, le etichette glamour e moderne, il rilancio dei vitigni tipici di questa zona, pinot nero e croatina. Oggi, con me, con mia moglie Ileana e mia sorella Eleonora, c’è sempre lui a guidare l’azienda». 
Con tanto di elogio sottinteso per il Metodo Classico.
«L’Oltrepò Pavese è la più importante regione europea per la coltivazione di pinot nero insieme alla Champagne e alla Borgogna ed è quella che in Italia ha lanciato per prima, spumanti e bollicine. Per la Giorgi è una voce strategica, senza nulla togliere ad altri vini prodotti nelle tre cantine che abbiamo a Canneto Pavese: il Riesling che è un buon bianco fermo, il Buttafuoco che è un rosso blasonato, il Sangue di Giuda che ci dà grandi soddisfazioni nei mercati esteri, specie negli States». 
E ovviamente la Bonarda...
«È il segno distintivo della nostra cultura enologica: 100% croatina, la rifermentazione naturale che la rende piacevolmente frizzante, la sua capacità di abbinarsi ai piatti della tradizione lombarda ma anche alle grigliate, ai pesci in cotture saporite, alla cucina etnica». 
Prodotti spumanti rossi e pregiati. Un milione e 200mila bottiglie l'anno. UN’ATTIVITÀ che si espande tra Canneto Pavese, Broni e Montescanno e una produzione annua di 1 milione e 200mila bottiglie in diverse cantine per la lavorazione, il confezionamento, lo stoccaggio e l’affinamento di spumanti e rossi pregiati. Azienda di famiglia che di recente ha visto anche l’ingresso della piccola Ginevra, la Giorgi gestisce una sessantina di ettari di proprietà che scollinano in una porzione di Lombardia tagliata dal 45° parallelo, gomito a gomito con Emilia e Piemonte, una Borgogna d’Italia sulla destra del Po.
E intanto Gerry Scotti ha affidato a voi la sua passione per il vino.
«È nato in campagna e qui ha trovato un’azienda attenta al valore che lui per primo condivide: non dimenticare mai da dove si viene. Gerry firma con noi alcune sue etichette e ha messo il suo volto su un ottimo Barbera 2015 Regiù, su un Riesling 2016 e Pumgranin, che è un elegante Pinot Nero 2016 vinificato come rosato». 
Annata un po’ maltratta dal tempo, quella attuale. 
«Le gelate di aprile hanno compromesso un 20-30% della produzione. Ma sulla qualità, nessun dubbio. Un unico problema: saremo costretti ad anticipare la vendemmia. Poco male: ferragosto tra vigne e cantine non è poi così male. È un lavoro, anche duro. Ma il paesaggio è stupendo. Stare in Oltrepò Pavese è già di per sé un viaggio».