TREQUANDA (Siena) CASATO antico. Stile e signorilità di una volta, in un contesto molto friendly, senza nessuno che se la tira. Donatella Cinelli Colombini discende da uno dei casati storici del Brunello. Ha fatto la storia del vino italiano di alta gamma dalla parte delle donne, si può dire. Le sue sono state le prime cantine in Italia con un organico interamente femminile. Sia a Montalcino nella tenuta Casato Prime Donne (40 ettari di cui 17 coltivati a Sangiovese per la produzione di Brunello, Brunello riserva e Rosso di Montalcino), sia a Trequanda, nel Senese, alla Fattoria del Colle (336 ettari di boschi, cereali, uliveti di cui 17 a vigna per produrre Chianti, vini Orcia doc oltre a passiti e vin santo affidati alle cure del marito Carlo Gardini). È fermamente convinta che l’elemento femminile abbia una marcia in più: «Le donne sono più orientate alla comunicazione e al marketing, e non a caso le cantine gestite da donne esportano più della media nazionale». Le sue sono cantine «al femminile ma non femministe», precisa. Il suo curriculum testimonia che lei, sicuramente, una marcia in più l’ha avuta. Per prima ha intuito il potenziale turistico dei luoghi del vino fondando il Movimento per il turismo del vino e, nel 1993, ha inventato ‘Cantine aperte’, la giornata che ha consacrato l’enoturismo in Italia. Oggi insegna turismo del vino nei master post laurea.

DAL 2001 al 2011 fa l’assessore al Turismo del Comune di Siena e inventa il ‘trekking urbano’, nuova forma di turismo sostenibile e salutare. Nel 2012 le è stato assegnato il ‘Premio Internazionale Vinitaly’ e nel 2014 diventa Cavaliere del lavoro della Repubblica. Dal 2016 è presidentessa nazionale delle Donne del Vino. L’anno scorso a New York c’era lei col suo Brunello Riserva 2010 fra i 4 produttori chiamati a presentare Montalcino a una platea di mille invitati per Wine Experience. Ha promosso la Doc Orcia (nata nel 2000) fra i territori del Brunello e del Nobile, due pesi massimi, e adesso la nuova piccola denominazione si sta facendo strada. «Vino e territorio vanno insieme. Il successo turistico straordinario della Val d’Orcia alimenta e si completa col successo dei vini e viceversa. Peccato che quest’anno abbiamo avuto danni enormi a causa degli ungulati: cinghiali e daini spinti da sete e fame facevano disastri nelle vigne già da giugno. Abbiamo perso tra il 40 e il 50% della produzione…».

"Rallentamento dei rossi negli USA? Recuperiamo in Brasile, Russia e Asia"

I VIGNETI del Casato Prime Donne, situati nella parte nord di Montalcino, hanno retto meglio il meteo pazzo del 2017: niente gelate in primavera e pochi danni da siccità. «Sarà un millesimo di grandissimi Rossi di Montalcino e di buoni/ottimi Brunelli. Per le Riserve vedremo più avanti». Donatella parla con passione dei ‘suoi’ vini della val d’Orcia. Una sfida che sta vincendo. Il Cenerentola (Sangiovese e 35% Foglia tonda, antico vitigno riscoperto e rilanciato) «sta funzionando alla grande sui mercati esteri», mentre il Drago e le 8 colombe (dove il ‘drago’ è il marito Carlo), blend di Sangiovese, Merlot e Sagrantino della vicina Umbria, è un supertuscan ormai affermato. Con un export che viaggia verso l’80% la maison Donatella Cinelli Colombini non teme il rallentamento dei rossi fermi sul mercato Usa («Stiamo recuperando su altri mercati: dal Brasile alla Russia, dalla Cina al Giappone»). E alla domanda ‘di cosa ha bisogno il vino italiano?’ risponde netta: «Di più donne. Consumatrici e anche in cantina. Dove portano innovazione, orientamento alla qualità, al biologico, al biodinamico. E sanno fare accoglienza».