NON è un mercato semplice quello del vino in Svezia, dominato dal monopolio di stato “Systembolaget” e dalle sue rigide e dettagliate norme per l’importazione e la distribuzione di prodotti alcolici. Per i prodotti vitivinicoli, nel 2016 sono stati registrati volumi d’import di quasi 200 milioni di litri e sembra che nel corso degli ultimi anni il consumatore svedese si sia indirizzato non solo su prodotti di tendenza, vedi il Prosecco, ma abbia saputo apprezzare vini più complessi e dallo stile immediato a cui affiancare una tradizione enoica. È il caso dell’Amarone della Valpolicella, uno dei prodotti di punta del settore vitivinicolo veneto e italiano, che ha saputo affacciarsi sul mercato svedese con riscontri entusiasmanti. Ciò che lo caratterizza, e che molte aziende produttrici stanno cercando di spiegare, è il metodo con cui l’Amarone è ottenuto: l’appassimento. I grappoli, prima di essere pigiati, vengono lasciati “appassire” per 3-4 mesi in appositi fruttai. In questo modo, gli acini perdono il contenuto acquoso e la percentuale zuccherina aumenta del 25-30%. Tale procedimento, unito a quello della macerazione e fermentazione a contatto con le bucce, conferiscono le caratteristiche fondamentali: uno stile secco ma fruttato e dal corpo pieno e vigoroso, morbido e di facile beva. Nel 2016, sono stati importati dal monopolio di stato svedese 700.000 litri di Amarone della Valpolicella ( + 2%). In più, il consumatore svedese rivela di essere informato su ciò che compra; da una recente analisi su un campione di 200 consumatori di vino svedesi e sulla loro conoscenza in merito all’Amarone della Valpolicella, è emerso che più della metà riconosce che l’Amarone è un vino Veneto e ottenuto tramite tecnica di appassimento, che la spesa media per una bottiglia di Amarone è di 25 euro e che il 20% degli intervistati consuma Amarone almeno una volta al mese. E’ un segmento in evoluzione; rimane comunque importante il fatto di riuscire a comunicare non solo lo stile del vino, ma anche la storia che lo accompagna e l’impegno dei produttori nella creazione di un vino degno del ‘Made in Italy’. *Laureando al corso magistrale in ‘Agricultural and Food Economics’ (SMEA MSc) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore