Roma, 16 gennaio 2017 - E' la grillina Chiara Appenino il sindaco più amato d'Italia. Lo rivela la classifica del 'Sole 24 Ore', che vede assegnare una percentuale del 62% di gradimento (+7,4 punti  rispetto al giorno della sua elezione) da parte dei torinesi all'esponente del Movimento 5 Stelle mentre boccia sonoramente la sua collega Virginia Raggi. La prima cittadina di Roma, infatti, si colloca penultima, al 103° posto. 

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Al secondo posto si piazza il sindaco di Firenze, Dario Nardella (Pd), che piace al 61% dei fiorentini, e al terzo Federico Pizzarotti di Parma, ex M5S in rotta col Movimento, il cui concenso è al 60,5%. Virginia Raggi è gradita oggi al 44% dei romani, in picchiata rispetto al 67% dell'insediamento. Peggio di lei fa solo Maria Rita Rossa, la sindaca del centrosinistra di Alessandria, che piace al 42% dei suoi amministrati. Terzultimo il sindaco di Trapani, Vito Damiano, al 45% dei consensi.

LA CLASSIFICA COMPLETA

 

 

Tornando nelle posizioni di alta classifica, invece, al quarto posto per gradimento si piazza il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, con il 60%, a pari merito con i primi cittadini di Latina, Salerno, Lecce,Venezia e Fermo. Segue, a Benevento l'ex ministro Clemente Mastella, che gode del 59% di consensi. Più giù, al 30° posto, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, apprezzato dal 55% dei suoi amministrati. Uguale consenso per il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, mentre il sindaco di Bari, Antonio Decaro, presidente dell'Anci, è 25° venticinquesimo con il 58%. In 60sima posizione invece il sindaco di Bologna Virgino Merola.

Ma il sondaggio Ipr Marketing-Sole 24 Ore si occupa anche dei presidenti di Regione. Tra questi primeggia il Veneto con Luca Zaia (Lega) in vetta con il 60% dei consensi, seguito da Enrico Rossi (Pd) che guadagna il 9% rispetto alla precedente rilevazione e si ferma al 57%. Medaglia di bronzo al presidente della Lombardia Roberto Maroni (Lega) che arriva al 54% (+11,2%).

 

Da questa seconda lista sono esclusi Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta, perché in queste regioni non è prevista l'elezione diretta del presidente.