Roma, 28 dicembre 2017 - Mattarella, come previsto, ha firmato già oggi il Decreto di scioglimento delle Camere.  Ma in che cosa consiste esattamente il processo di scioglimento del Parlamento, tramite il quale si sancisce la fine di una legislatura e l'inizio del processo elettorale della successiva? Come funziona? Quali sono le tappe attraverso il quale si concretizza questo importante evento istituzionale? E cosa succede ora? Scopriamolo nella nostra road map.

Nella nostra Costituzione, il potere di scioglimento anticipato delle Camere è attribuito al Presidente della Repubblica dall'art. 88, anche se non è codificato alcun motivo fisso per lo scioglimento anticipato. Inoltre, come in questo caso, spesso si verificano scioglimenti anticipati cosiddetti 'tecnici' ovvero attuati in prossimità della fine naturale della legislatura e che dunque vengono considerati piuttosto ordinari.

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Da un punto di vista della lettera costituzionale, l'iter si apre quando, dopo aver ascoltato i Presidenti della Camera dei Deputati (oggi Laura Boldrini) e del Senato della Repubblica (oggi Pietro Grasso) per un parere 'obbligatorio ma non vincolante', il Presidente della Repubblica procede alla firma di un apposito decreto presidenziale di scioglimento anticipato del Parlamento. 

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COSA SUCCEDE ORA - La firma del decreto di scioglimento delle Camere coincide anche anche con il primo formale passo del nuovo processo elettorale, visto che subito dopo l'audizione dei presidenti di Camera e Senato, il Consiglio dei Ministri si riunisce per approvare la bozza di decreto che fissa la data delle elezioni e della prima riunione delle nuove Camere. Una volta pronto, anche questo decreto viene sottoposto al Presidente della Repubblica per la firma. Successivamente, come disposto negli articoli 89 e 90 della Costituzione, il Presidente del Consiglio dei ministri in carica (in questo caso Paolo Gentiloni), sale al colle del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica per controfirmare il decreto di scioglimento.

Secondo l'art. 61 Cost. le elezioni delle nuove Camere deveno avvenire entro settanta giorni dalla fine delle precedenti, mentre la prima riunione deve avvenire entro il ventesimo giorno dalle elezioni. Fino alla nuova elezione i poteri delle Camere attuali sono prorogati per evitare vuoti di potere anche se non c'è accordo nella dottrina su quali e quanti poteri le Camere 'prorogate' possiedano oltre i doveri di ordinaria amministrazione. La data fissata per le elezioni è quella del 4 marzo: in questo caso la prima seduta delle Camere dovrà avere luogo entro e non oltre il 24 dello stesso mese.