Roma, 7 ottobre 2017 - Primo ok alla legge elettorale chiamata Rosatellum "bis", dal nome di Ettore Rosato, il deputato Pd che ne presentò una prima versione, il Rosatellum (tout court). Il testo, che ha come relatore Emanuele Fiano, ha avuto il via libera dalla commissione Affari costituzionali della Camera, con il voto favorevole di Pd  Ap, Lega, Fi, Ala, Civici innovatori e dei fittiani di Direzione Italia. Contrari invece M5s, Mdp, Si, Fdi, Alternativa libera. Martedì il disegno di legge approverà in Aula a Montecitorio. 

Lunedì alle 14 scade il termine per la presentazione emendamenti: ha tenuto dunque il patto a quattro tra democratici, forzisti, leghisti e alfaniani, mentre prendono le distanze i bersaniani. Alfredo D'Attorre spiega così la posizione di Mdp-Articolo 1: "E' un imbroglio che produrrà coalizioni farlocche senza la condivisione di un programma e di un progetto", tuona D'Attore, secondo cui il Rosatellum "allontana l'alleanza di centrosinistra". "Non ci è stato dato nessun chiarimento sull'ipotesi della fiducia in Aula, certo non un segnale di rispetto verso il lavoro della commissione", conclude. 

LA SCHEDA - Cosa prevede la nuova legge elettorale nel dettaglio di E.M.COLOMBO

COSA PREVEDE IL ROSATELLUM BIS - Sostanzialmente invariato il testo base dopo il passaggio in Commissione. Il Rosatellum 2.0 è un sistema elettorale misto: il 64% dei seggi vengono distribuiti con un proporzionale di lista mentre per il restante 36% i deputati sono eletti in collegi uninominali, 109 al Senato e 231 alla Camera (un solo candidato per coalizione, il più votato è eletto). Il ddl prevede una soglia di sbarramento, valido sia per la Camera sia per il Senato  a livello nazionale al 3% per le liste singole e del 10% per le coalizioni, che devono essere uguali su scala nazionale. Si vota con un'unica scheda per Camera e Senato e non è ammesso il voto disgiunto. C'è la quota di genere (60-40%) e la possibilità di un massimo di cinque pluricandidature nei listini proporzionali, ma anche la possibilità per un candidato di presentarsi sia nei collegi uninominali che in quelli plurinominali. Infine, non c'è l'indicazione del 'capo' della coalizione - ovvero del candidato premier - né l'obbligo per la coalizione di presentare un programma comune.