Roma, 6 ottobre 2017 - La notizia della telefonata del disgelo tra Matteo Renzi e Romano Prodi aveva fatto  intendere quale sarebbe stata la strada. Oggi, alla Direzione del Pd, il segretario dem quella strada l’ha proprio indicata con chiarezza, senza giri di parole: "Il Rosatellum ha elementi di forza sul Consultellum, con il Pd baricentro di una coalizione più ampia". Tradotto: non più Pd a vocazione maggioritaria, ma una versione più simile all’Ulivo con la creazione di un centrosinistra più largo. Parole che ricalcano quello che dice da mesi Giuliano Pisapia, al centro della scena per i suoi rapporti tesi con Mdp, e possibile interlocutore del Pd con una lista di sinistra-centro alleata. Sarà anche per questo gelo tra le varie anime della sinistra-sinistra, che ieri Renzi, per la prima volta, ha teso la mano in modo diretto agli ex dem: "Non sono loro i nostri avversari". Frase che proprio Pisapia a Ravenna, in un incontro teso con Pier Luigi Bersani e Vasco Errani, ha detto più o meno con le stesse parole, indicando nella "destra" il ‘nemico’.

Certo, su Bersani,  una battuta gli scappa ("Meno male che non c’è Giachetti, perché sennò ci potrebbe raccontare quante volte alcuni nostri amici hanno cambiato idea sulla legge elettorale... anzi, ci vorrebbe la Var!"), ma il nuovo Renzi è quello della responsbilità e, proprio per questo, avalla il Rosatellum convertendosi all’idea della coalizione di centrosinistra. "Il Rosatellum ha alcuni elementi di forza – spiega il segretario dem in Direzione –.  Il dato di fatto è che ci debba essere uno strumento che fa del Pd il baricentro per una composizione più ampia del solo Pd. Più legata al socialismo europeo". Sprona, quindi, i dem a fare "uno sforzo": "O ci teniamo il Consultellum o facciamo il Rosatellum, tertium non datur". Ma, nonostante la relazione di Renzi sulla legge elettorale passi all’unanimità, il segretario dem precisa che "se ci fosse il  Consultellum mi candiderei al Senato con le preferenze". Segno, forse, che il rischio di franchi tiratori, anche nel Pd, sulla nuova legge elettorale non è poi così  remoto. 

Ma se Renzi da una parte apre agli scissionisti e alla coalizione, dall’altra c’è da chiedersi come questa apertura si ripercuoterà sulle vicende pisapian-dalemiane. Come andrà a finire la fusione Mdp-Campo progressista? Il matrimonio si farà? Pisapia a Ravenna non ha voluto dare date e, anzi, a un certo punto, ha anche indicato in "Errani il vero leader", dopo che l’ex governatore dell’Emilia-Romagna (applauditissimo) aveva 'difeso' D’Alema con enfasi. Quello che emerge, anche tra i bersaniani, è una certa insofferenza per l’attendismo di Pisapia. "C’è estrema sintonia tra Bersani e D’Alema", fanno sapere dalle fila di Articolo 1. Ma a chi già parla di un piano B per la leadership di Mdp, designando Pietro Grasso, Davide Zoggia – impegnatissimo in Sicilia per la campagna elettorale di Claudio Fava – chiude: "Scenari inventati".