Roma, 10 novembre 2017 - Per non essere messo in croce dai Cinquestelle sulle banche, Matteo Renzi si sta trasformando nel grande inquisitore del sistema. Colui che mette sotto accusa non solo le regole, ma anche i personaggi che governano quel mondo. E cavalca, a briglie sciolte, le prime risultanze della commissione parlamentare da lui fortemente voluta: «Chi ha sbagliato deve pagare. Non è populismo, è giustizia», assicura su Facebook. Nessuna voglia di far catenaccio, di arretrare per difendersi dagli attacchi altrui: gioca la partita ribattendo colpo su colpo, incontra sul treno i rappresentanti dei risparmiatori coinvolti nel crack delle banche venete («puntiamo a un fondo di ristoro per le vittime di certe vicende»), intenzionato a non fare prigionieri.

Al Pd ordina infatti di andare fino in fondo, come un caterpillar, in modo da inchiodare Bankitalia e Consob alla crisi bancaria. Dopo che il presidente Casini, nella veste non inusuale per lui del pompiere, aveva fatto il possibile per fermare l’incendio prima che divampasse negando il confronto tra i due enti di controllo, il presidente del Pd Orfini ributta benzina sulle fiamme: «Valuteremo dai verbali se fare il confronto all’americana». Figuriamoci se i renziani hanno intenzione di rinunciarci: sono decisi a chiederlo perché, spiegano, servirà ad avere una risposta netta dall’ex istituto di emissione sulle accuse di Consob. E questo «è solo l’inizio» per citare il sottosegretario all’economia Baretta. Si procede in un crescendo wagneriano, per cui martedì toccherà al Monte dei Paschi di Siena e si andrà da una preda all’altra fino ad arrivare al governatore di Bankitalia, Visco, che potrebbe essere ascoltato a fine novembre, quando cioè «tutte le storture saranno emerse con nitidezza», incalzano dal Nazareno, dove nessuno se la sente di escludere di audire persino il presidente della Bce, Mario Draghi, governatore dell’istituto di via Nazionale al momento dell’acquisto da parte di Mps di banca Antonveneta.
 
Naturalmente gli altri partiti non vogliono essere da meno, a cominciare dai grillini che, con Di Maio, fanno tintinnare le manette: «Questi signori invece di lanciarsi stracci vadano a casa per decenza. Se andremo al governo, noi faremo le leggi per mandare in galera i manager delle banche che fanno buchi di bilancio come quelli che abbiamo visto o truffe ai risparmiatori». Gli dà del chiacchierone Brunetta che avverte: «La commissione esiste grazie a Forza Italia», mentre la Meloni dice che punta a rendere «pubblica l’attività di vigilanza» di Bankitalia, e Salvini attacca i democratici: «Fossi del Pd, mi vergognerei di venire in Veneto».

Nel giorno in cui la politica processa le due principali istituzioni che hanno il compito di vigilare sulla stabilità del sistema finanziario, l’inquietudine aleggia al Quirinale per le conseguenze che questo gioco al massacro potrebbe provocare Oltralpe. Naturalmente, nessuno nega che sia giusto accertare come siano andate le cose, ma nel farlo – si ragiona – non si dovrebbe dimenticare che ci sono organi anche internazionali con cui fare i conti. Grande è la preoccupazione che non si tenga conto di questo, e molti al Colle si domandano dove di questo passo si può arrivare.