Roma, 23 ottobre 2017 - La sfida del referendum sull'autonomia lombardo-veneta si trasforma - quasi - in un plebiscito. E anche quella sul quorum, per il governatore veneto Luca Zaia, è ampiamente vinta, mentre Roberto Maroni  si mostra soddisfatto di aver sfiorato il 40% dei voti, visto che in Lombardia il quorum non era necessario. E così, fatte salve le polemiche sui dati - dai problemi del voto elettronico agli attacchi hacker - i due governatori del Carroccio, a buon ragione, cantano vittoria. Con Zaia che traccia la mappa: "Chiederemo queste 23 competenze, il federalismo fiscale, i 9/10 delle tasse, perché vogliamo essere come Trento e Bolzano".  E Maroni: "Io non esulto, sono felice".

Referendum Lombardia e Veneto, risultati. Cosa succede ora

In Veneto  i Sì attestano sul 98,1% con l'affluenza al 57,3%. In Lombardia , dove ha votato il 38,25% degli aventi diritto (oltre tre milioni di persone), si è espresso a favore il 95,29% dei votanti ( i dati definitivi qui sono arrivati solo in tarda mattinata a causa di alcune criticità tecniche nella fase di riversamento dei dati della rimanenti Voting machine). 

Da parte sua il Governo, per bocca del sottosegretario per gli Affari regionali Gianclaudio Bressa, è lesto a rispondere: "L'esito del referendum in Lombardia e Veneto conferma l'importante richiesta di maggiore autonomia per le rispettive regioni. Il governo, come ha sempre dichiarato anche prima del voto di oggi, è pronto ad avviare una trattativa". Molto più critico il sottosegretario all'Economia e alle Finanze Pier Paolo Baretta: "È un risultato atteso; nessuno pensava che questo referendum fallisse. Il dato dell'affluenza è netto perché supera chiaramente la soglia del 51% e si attesta attorno al 60%. Nessuno sottovaluti però il fatto che una parte importante, il 40% di Veneti, non ha aderito. E sono Veneti anche loro! Il Referendum, si sa, ha valore consultivo e il Governo aveva proposto ben prima del Referendum di avviare il negoziato. È bene che esso si avvi al più presto, anche per rispetto del voto odierno".

I risultati in Lombardia - L'intervento di Maroni - Milano, la polemica sull'affluenza

ZAIA -  Zaia esce dalla sede della Giunta già in serata - forte dei primi dati su affluenza e risultati - per spiegare che "non è un referendum che non serve a nulla, non è una buffonata. Abbiamo passato la soglia del quorum, il Veneto c'è ed è quello che mi piace ricordare stasera. E' stata una partita non facile, discussa per settimane e per mesi. Non esiste il partito dell'autonomia, esistono i veneti che si esprimono a favore di questa idea". E continua: "Questa Regione dà il via a un big bang di riforme istituzionali. Qui vincono i veneti". 

E' come un fiume in piena: "Noi chiediamo tutte le 23 materie, lo dico subito, e i nove decimi delle tasse" ha puntualizzato Zaia a urne ancora calde, annunciando che già domani porterà in Giunta regionale la delibera-quadro (pronta da tempo), per avviare, una volta ottenuta l'approvazione dell'assemblea veneta, la trattativa con lo Stato. "Diventerà il nostro contratto che proporremo al Governo - ha ammonito Zaia - Io credo che a Roma si rendano conto di quello che sta avvenendo".

A notte fonda, la punzecchiatura all'Emilia Romagna: "Noi tifiamo perché abbia tutte le competenze, anche se ci risulta che Bonacini ne abbia chieste, bontà sua, solo cinque. Ma a Roma si va a firmare un tavolo negoziale, mentre Bonacini ha firmato solo un documento di intenti che sarà girato ai Ministeri per valutare se c'è l'interesse del Paese nella devoluzione delle competenze. Un documento, dunque, che è carta straccia", sottolinea Zaia parlando della trattativa per l'autonomia avviata dall'Emilia Romagna. "La trattativa - ha aggiunto - deve essere libera e rispettosa della Costituzione: andare a scartamento ridotto, per noi, non funziona".

C'è poi una seconda nota politica, con Zaia che a La7 assicura di voler restare in Veneto: "Io non potrei lasciare un presidio come il Veneto. Questa manfrina della mia candidatura a livello nazionale mi ha danneggiato in questi mesi nelle trattative - ha detto - Stiano tranquilli noi staremo lì ad incalzarlo il Governo».

MARONI - "Non faccio la competizione con Zaia - assicura il governatore lombardo, che ha portato alle urne molti meno elettori - non mi interessa la percentuale, sono contento che ci abbia superato, ora possiamo unire le forze per la battaglia del secolo".

E continua: "Ora ho un impegno importante, dare attuazione al mandato storico che i milioni di lombardi mi hanno dato per avere l'autonomia vera. Andare a Roma a chiedere più competenze e risorse per la Lombardia, nell'ambito della unità nazionale", ha detto il governatore lombardo.
"Punterò ad avere tutte le competenze dell'Articolo 117, ad avere le risorse connesse ma anche il riconoscimento della Lombardia come Regione speciale. Partiamo martedì in Consiglio regionale con il mio intervento che farà partire la discussione della mozione, nel frattempo convocheremo tutti gli stakeholder" ha spiegato. 
L'obiettivo di Maroni è arrivare "entro un paio di settimane" a presentare una proposta al Governo, "che poi entro 60 giorni deve convocarci per chiudere rapidamente questa partita, prima delle elezioni politiche".