Milano, 3 novembre 2016 - Serviranno almeno altri 10 giorni al tribunale civile di Milano per emettere il verdetto sui ricorsi presentati da Valerio Onida e da un pool di avvocati in relazione al quesito del referendum costituzionale del 4 dicembre. Il primo presidente della sezione civile Paola Maria Gandolfi ha spiegato che la decisione verrà presa "non prima di dieci giorni". Il presidente emerito della Corte Costituzionale ha impugnato il quesito referendario lo scorso 11 ottobre, la sentenza era attesa per oggi.

Intanto, sempre in tema di referendum, l'ex segretario del Pd Pierluigi Bersani si toglie vari sassolini dalle scarpe, invoca con forza una nuova legge elettorale e invita Renzi a rimanere anche se vincesse il 'no'. 

Referendum, le conseguenze di un sì al ricorso di Onida

IL RICORSO - Secondo gli autori del ricorso, la legge istitutiva del referendum (la 532 del 1970) è anticostituzionale perchè non prevede lo spacchettamento del quesito in presenza di tematiche non omegenee tra loro. Sul pacchetto di riforme costituzionali, con gli elettori che dovranno esprimere un sì o un no su 5 questioni eterogenee e diverse tra loro: superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, contenimento dei costi della politica, abolizione del Cnel e revisione del titolo V della Costituzione. Da qui la richiesta di Onida e del gruppo di legali (gli stessi che, con il loro ricorso, spinsero la Consulta a dichiarare l'incostiuzionalità del Porcellum) di sollevare questione di legittimità costituzionale davanti alla stessa Consulta sulla legge 352 del 1970.  Sarà il giudice milanese Dorigo a stabilire se accogliere la ricorso, e inviare gli atti alla Corte Costituzionale per una pronuncia nel merito, oppure se respingerlo. 

IPOTESI RINVIO - E mentre si attende il responso sul ricorso di Onida, sembra tramontata sul nascere l'ipotesi rinvio del referendum su cui ieri aveva aperto il ministro degli Interni Angelino Alfano. "Il governo non farà richiesta - aveva premesso il titolare del Viminale -, ma se le opposizioni lo chiedessero, terremmo l'ipotesi in altissima considerazione". Immediato il chiarimento di Palazzo Chigi che smentiva categoricamente ogni ipotesi di rinvio, con Renzi a ribadire in prima persona che l'opzione "non esiste". Oggi Alfano ha detto che la vicenda è "chiusa" e ha spiegato di aver parlato "a titolo personale, come presidente del mio partito".

LE BACCHETTATE DI BERSANI - "Non posso perdonare a Renzi e compagnia quello di aver imbracciato il tema della riforma della Costituzione per consenso, di aver messo la fiducia sulla legge elettorale, e quello di aver detto al mondo che al referendum c'è un giudizio di Dio, quasi che il Paese fosse sull'orlo di qualcosa. Dico attenzione, su questa via perdiamo tutto", dice tra l'altro, ai microfoni di Repubblica tv, Pier Luigi Bersani
Poi le ipotesi: "Se vince il No si deve fare un'altra legge elettorale, per me rimane lì Renzi e si ha l'occasione per ragionare", dice l'ex segretario Pd. E se vince il 'Sì' fa le valigie? "No, no", è la risposta. Con esempio: "Quando si votò monarchia o repubblica tutti i democristiani votarono Repubblica? Ma, nemmeno tutti i comunisti ve lo assicuro. Il giorno dopo erano tutti democristiani e tutti comunisti".

"Stiamo tirando la volata a soluzioni regressive - accusa ancora Bersani - Stiamo tirando la volata a una nuova destra, se uno guarda il mondo. Stiamo preparando la cuccia a qualcosa che non saremo noi". Quanto all'ipotesi che si vada alla riforma elettorale, Bersani spiega: "C'è stato un anno di tempo, per persone svelte è più che sufficiente. Se la si vuol fare la cosa, la si fa. Se no si può traccheggiare, una settimana, un mese, un paio di mesi". E tornando ai suoi paragoni coloriti: "Io riconosco che Renzi è il segretario, gli chiederei solo di farlo e di notare che c'è una mucca in corridoio".
Ma che nessuno lo chiami traditore, "perché li sbrano davvero - incalza - Se faccio quel che faccio è perché penso che stiamo tirando la volata alla destra, e con l'Italicum e con la riforma stiamo preparando la cuccia a qualcuno che viene dopo di noi. Quelli che stanno governando con i voti che prendemmo nel 2013, tutti quelli che sono lì, dissero che non si toglie l'articolo 18, promisero meno precarietà, mai più condoni, liberalizzare i farmaci. Questo abbiamo detto agli elettori. Mi si vuole riconoscere una esigenza minima di coerenza? Non c'è più niente di quella roba lì. E chiedo: con quali risultati?", ha concluso Bersani. 

BOSCHI: FATTO IL POSSIBILE - La replica arriva in serata per bocca di Maria Elena Boschi, ospite a Piazza Pulita, su La7. "Abbiamo fatto il possibile, Bersani ha votato tre volte la riforma costituzionale e la legge elettorale c'era già da un anno", ha detto la ministra titolare della Riforma. "Se ha deciso di votare no non si può far niente, ogni giorno ce ne è una". La Boschi ha ribadito il no al rinvio:  "Il ministro dell'Interno ha preso sul serio le preoccupazioni di tanti amministratori delle zone terremotate. Garantiremo assistenza anche sulle operazioni di voto".