Roma, 6 ottobre 2017 - Sono giovani, quasi tutti con laurea e master, molto determinati e soprattutto stufi di esser sfruttati e trattati come collaboratori tuttofare con stipendi da colf. Talvolta obbligati addirittura a rendersi complici di tradimenti e a intrattenere l’amante fino all’arrivo del proprio capo. Dovrebbero occuparsi di gestire la segreteria, dei rapporti con la stampa, della preparazione di proposte di legge invece troppo spesso i collaboratori sono costretti a fare gli autisti per gli onorevoli e le loro famiglie, a portare i vestiti in tintoria, a ritirare certificati medici, a fare la spesa. Ieri in piazza Montecitorio l’Associazione Italiana Collaboratori Parlamentari ha organizzato un flash mob chiedendo di essere pagati direttamente da Camera e Senato e non lasciare discrezionalità a Deputati e Senatori che troppo spesso se ne approfittano.

C'erano poche decine di persone, la punta dell’iceberg, solo quelli più tutelati. Tutti gli altri, i più deboli, coloro che denunciando i soprusi avrebbero solo da perdere il poco che hanno, non sono apparsi pubblicamente. Si sentono «l’ultima ruota del carro» e hanno preferito non rischiare. Ma protetti dall’anonimato hanno raccontato a Qn le loro storie. E qualcuna è eclatante. C’è la classica, la collaboratrice da anni precaria allontanata perché incinta e spinta alle dimissioni volontarie per poi essere riassunta a metà stipendio come consulente. C’è la storia di Giulia (nome di fantasia…) che prima ha scoperto di aver contratto un cancro e di doversi sottoporre alla chemio, e poi come ulteriore beffa, proprio nel momento in cui aveva bisogno di sostegno, si è vista tagliare il compenso perché obbligata a figurare come part time. Senza alcuna tutela, neanche in caso di malattia gravissima.

Poi c’ è la vicenda di un senatore della maggioranza, e non è affatto un caso isolato, che obbliga il suo collaboratore ad occuparsi addirittura dell’amante. Il malcapitato deve andare a prenderla a casa, portarla in hotel, offrirle da bere e intrattenerla fino all’arrivo dell’onorevole.

Storie di sfruttamento e molestie sessuali venute alla luce con l’inchiesta di Italia Uno e la denuncia di Federica nei confronti dell’On. Mario Caruso che ha portato Domenico Rossi a rimettere le deleghe di Sottosegretario alla Difesa. Ieri la ragazza, finalmente più distesa, ha ricevuto una lunga telefonata di solidarietà da Laura Boldrini. Registrata dalle Iene, il Presidente della Camera le ha garantito che prenderà provvedimenti entro la fine della legislatura. La sua intenzione è convincere i partiti a pagare direttamente i collaboratori, magari – come ipotizza il Questore di Montecitorio Stefano Dambruoso – a versargli 1800 euro. Si tratta del 50 per cento che deve essere rendicontato per ottenere i 3600 euro che ogni Deputato ha in busta paga sotto le voci staff e attività politica. Poi l’On. naturalmente, a sua discrezione, sarebbe libero di pagare al collaboratore anche l’intera cifra.

Intanto fioccano i contenziosi che – come confida Fabio Santoro, il legale dell’associazione che ha organizzato il flash mob – finiscono sempre nello stesso modo: Prima il parlamentare prova a fare la voce grossa e minaccia richieste per risarcimento del danno di immagine, poi, una volta di fronte al giudice, abbassa la testa e concilia per quasi l’intero importo richiesto dal suo ex collaboratore. Negli ultimi tre casi, due Deputati e un Senatore hanno accettato di pagare dai 1500 ai 16 mila euro». Della serie: l’importante è non perdere la faccia con una sentenza pubblica.