Ravenna, 6 ottobre 2017 - C'era chi si aspettava la pace di Ravenna, qui all’ex magazzino di zolfo Almagià. Chi addirittura, finalmente, la data del matrimonio tra Mdp e Campo progressista. «Saranno Pier Luigi Bersani e Vasco Errani a risolvere tutto», dicevano alcuni tra gli oltre 500 accorsi a Ravenna per questo atteso incontro tra Pier Luigi Bersani, Giuliano Pisapia e Vasco Errani.
 
Ma quando arrivano tutti e tre, separatamente, si nota che le ferite di quelle schermaglie, quel botta e risposta al veleno tra Massimo D’Alema (ovazione per lui dai presenti) e Giuliano Pisapia, le continue giravolte dell’ex sindaco, non si sono rimarginate. «Avvicinatevi, fate una foto tutti e tre insieme». Nessuno risponde, a parte Pisapia. Che timido dice: «Per me va bene... chiediamo a loro». Bersani ed Errani si avvicinano, ma c’è chi si aspetta l’arrivo dei pinguini. «Un sorriso?», chiedono i fotografi che sperano d’immortalare la foto politica del giorno. Pisapia sta in disparte, mangiucchia la penna, si avvicina giusto Errani, si scambiano due parole, ma l’imbarazzo c’è e si vede. Se ne accorge pure l’ex sindaco di Milano che a bassa voce dice «c’è piena consonanza con Bersani», ma pare crederci poco anche lui. L’ex segretario del Pd non conferma e si limita a una risata a chi gli chiede se ci sarà o no la pace. A mediare ci pensa Errani, da ieri sera ufficialmente in prima linea dopo aver terminato il ruolo di commissario straordinario per il terremoto del centro Italia: «Non c’è nessuna guerra». Ma poi sul palco è Errani a chiedere chiarezza a Pisapia. «D’Alema è una risorsa. Non vedo passo di lato o indietro. Ma un passo avanti. Io ho origini dalemiane, giusto per spazzare il campo dalla polemica». Ma se Errani cerca di «fare sintesi», Pisapia resta sul vago. «Dobbiamo dire dove andiamo, che strada prendiamo, ce lo chiedono», lo incalza L’ex governatore dell’Emilia-Romagna. Ma l’ex sindaco di Milano non scioglie i dubbi, dubbi che la platea chiede a gran voce che vengano risolti. Lui se la cava parlando di «poligamia politica, non di matrimonio. Di Campo largo. Non possiamo stare nella stessa casa solo in due, ma in tanti». La gente mugugna, c’è chi dice «basta, dice sempre le stesse cose», chi alza gli occhi al cielo. Bersani, che lascia a Errani il ruolo della star della serata («siamo a Ravenna, eh»), dà un ultimatum: «Abbiamo un mese e mezzo, non di più. Ok al campo largo. Questa persona qui (Pisapia, ndr) ci chiami e vediamo chi ci sta».
 
Tradotto: la nostra pazienza ha un limite. Basta giravolte. O si ci si mette insieme o amen. Pisapia resta sulla difensiva: «È fisiologico che ci sia un cammino frastagliato... Non posso dare una data, ma non ho veti su nessuno. Pensiamo a sette punti, condivisi». Il pubblico non si entusiasma, gli applausi sono tiepidi, Pisapia non convince. Un’atmosfera percepita dallo stesso numero 1 di Campo progressista che, nonostante Errani tenti d’infiammare la platea, dicendo che «Giuliano è il nostro leader», l’ex sindaco si schermisce, sentendosi tirato per la giacchetta. «la platea ha deciso, sei tu Vasco il leader. Faccio anch’io un passo di lato».