Roma, 23 febbraio 2017 - "Ho deciso di candidarmi perché credo e non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare soltanto prepotenza. Ho deciso di candidarmi perché credo che ci voglia responsabilità. Ho deciso di candidarmi perché credo che il Partito Democratico debba cambiare profondamente per poter essere utile davvero all'Italia e ai problemi degli italiani che questo momento stanno vivendo momenti molto difficili". Così, con queste parole, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, a margine di un'iniziativa a Ostia, lancia la sfida a Renzi per la guida del partito. 

"Dobbiamo avere cinquanta sfumature di Pd, non di rosso - continua Orlando, rispondendo a chi gli chiedeva se nel Pd ci siano cinquanta sfumature di rosso -. Dentro il Pd ci deve essere anche il rosso, ma noi dobbiamo rifare il Pd che abbiamo sognato dieci anni fa e dobbiamo lavorare per evitare che la politica diventi soltanto risse, conflitti e scontri tra personalità. Ma torni a essere grande e bella occasione di vivere insieme e lavorare per la trasformazione dell'Italia". A chi gli domandava se con lui ci sarà anche una donna, Orlando ha risposto: "Ci saranno tanti con me e vedremo come organizzarci ".

"Non sarò capo della mia corrente sarò il segretario del mio partito e il giorno dopo non chiederò ad un dirigente o parlamentare di dirmi con chi schiera o dei voti che ha portato al congresso, ma delle sue idee. Io mi candido ad essere riferimento di tutto centrosinistra", ha detto il ministro, annunciando ufficialmente la sua candidature nel poemriggio a Roma.

EMILIANO - Andrea Orlando? "Spero che, come me, lotti per un cambiamento del partito", ha detto questa mattina l'altro candidato alla segreteria dem, Michele Emiliano, governatore della Puglia, intervenendo a 'L'Aria che tira' su La7. "Orlando è una brava persona, è stato un ottimo ministro della Giustizia e dell'Ambiente, la sua candidatura indebolisce Renzi. Se non si fosse candidato quei voti sarebbero andati a Renzi", ha poi detto parlando a margine di una iniziativa della Cgil. "Lui è un ministro del governo Renzi - prosegue - e sono certo che con lui sia possibile trovare nel seguito del congresso quella cordialità e senso del partito che manca completamente al segretario" uscente. Le primarie del Pd il 9 aprile? "Così è impossibile una campagna elettorale degna di questo nome", afferma. "Renzi ha paura di perdere - osserva Emiliano -, gli italiani capiranno che l'unico modo per battere l'uomo politico più sostenuto dai poteri forti è votare per me". "Ci vogliono tempi normali, io in ogni caso non mollo", aggiunge.

CARLOTTA SFIDA I BIG - Nel pomeriggio spunta anche una candidatura 'rosa': quella di Carlotta Salerno, esponente dei Moderati e pressoché sconosciuta. La Salerno guida la circoscrizione 6 di Torino ed è coordinatrice dei presidenti delle 8 circoscrizioni cittadine. Dal 2013 è coordinatrice torinese dei Moderati, il partito guidato da Mimmo Portas. Dal giugno al dicembre 2015 è stata assessora all'Ambiente e alla Protezione Civile del Comune di Moncalieri. In precedenza ha lavorato, negli staff di alcuni assessorati del Comune di Torino, dal 2006 a metà 2014. Tuttora fa parte dello staff, per la comunicazione, dell'assessore regionale allo Sport Giovanni Maria Ferraris (Moderati), in precedenza presidente del consiglio comunale di Torino.

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RENZI - Intanto, dagli Usa, il segretario uscente Matteo Renzi definisce il suo un "viaggio politico" e non per "fare il fighetto". Invita a guardare avanti, visto che "dopo il referendum sembra che si sia tutto bloccato" e a lavorare sulle idee da proporre. L'ex premier va avanti con il suo diario californiano. "'Il futuro - scrive nella seconda puntata - non è più quello di una volta' diceva Paul Valery e quando parli con Brian Chesky, Ceo e fondatore di Airbnb, te ne rendi conto. Certo lui - come molti, in questa capitale globale del domani - pensa che i prossimi anni cambieranno l'umanità più di quanto lo abbiano fatto gli scorsi secoli, ma il futuro che egli ha in mente non è solo quello dei robot e dell'intelligenza artificiale. Accanto al freddo mondo delle macchine, secondo Brian, il futuro sarà fatto di quello che lui chiama il villaggio: la dimensione calda delle radici e delle relazioni, della cultura e delle esperienze uniche che nascono dagli scambi tra le persone. I computer non prenderanno mai il posto di quella componente, anzi paradossalmente la esalteranno, creando nuove opportunità di vita e di lavoro. In Italia più che altrove perché in fondo è quello che facciamo da sempre: produrre esperienze capaci di emozionare il mondo". E ancora: "Me lo confermava stamani il CEO di Apple Tim Cook, a Cupertino, nel quartier generale di un'azienda che continua a mietere risultati straordinari e che in queste ore raggiunge il massimo della capitalizzazione come mi spiegava Luca Maestri, al vertice della parte finanziaria aziendale, italiano competente e capace. L'Italia dunque vista come produttrice di valori e di esperienze e questo spiega - tra l'altro - la scelta di Napoli per il progetto Apple che sta funzionando molto bene. E di cui ovviamente sono lieto e grato a tutti quelli che lo hanno reso possibile".