Viareggio, 8 novembre 2017 - QUELLI sì che erano compagni. Di fede incrollabile, di devozione totale al partito: il Pci. Tanto da non avere il minimo dubbio nell’aderire alla sottoscrizione lanciata da Palmiro Togliatti, detto "Il migliore", per finanziare l’attività in vista delle elezioni della Costituente del 1946. Poi vinte dalla Dc come nel 1948. Persone umili, che vivevano quasi in povertà, ma che non esitarono a mettere sul piatto cifre che per quell’epoca valevano tanto. Erano prestiti a zero interessi, che però dovevano essere restituiti entro la fine del 1949. Non si sa quante di quelle obbligazioni siano state ristorate. Ora a Viareggio e a S.Stefano Magra, nello spezzino, ci sono i discendenti di due compagni che intentano una battaglia legale per riavere indietro quei soldi che Togliatti non ha risarcito neanche agli eredi come recitava il contratto. Per le 100 lire stanziate da un viareggino col ricalcolo si chiedono 4300 euro e la cifra sarà sicuramente maggiore per le 600 lire versate dal militante spezzino che non si fermò qui.

E in quei mesi consegnò al partito le bellezza di altre 1500 per la costruzione della Casa del Popolo del paese. Fatto curioso è che nella causa, seguita dal patronato Agitalia di Roma, sarà chiamato a rispondere il Partito democratico "subentrato a tutti gli effetti giuridici nei rapporti debitori e creditori del Partito comunista italiano dell’epoca". Due storia incredibili che testimoniano quando si credesse nell’ideologia. Giovanni Baldi era stato da poco congedato quando tornò a Viareggio e sottoscrisse l’obbligazione (nulla a che vedere con quelle famigerate emesse molto tempo dopo dall’Mps). Era fiero di quel fogliettone con la falce il martello e il titolo evocativo "Per la vittoria della democrazia". Nel 1949 quel documento sparì. Quel titolo di credito lo ha ritrovato tempo fa fra le vecchie cose la nipote Claudia che "per onorare il nonno" vuole 4300 euro.

Molto di più ha fatto Valentino Repetti, classe 1923, operaio all’Arsenale della Spezia dove disinnescava gli ordigni. Uno stipendio misero che però non intaccava le sue certezze di comunista. La moglie Maria Belloni svela i particolari: "Dovevamo sposarci e l’anello che mi regalò era quello di una sua vecchia zia perché mi disse che non aveva nulla. Abbiamo vissuto modestamente, ma con dignità. Lui è mancato nel 1974 a 51 anni, stroncato da un infarto. Solo dieci anni fa ho saputo la verità". E cioè che il compagno Valentino sottoscrisse l’obbligazione lanciata da Togliatti versando ben 600 lire. Non contento si tolse di tasca 1500 lire per la costruzione della Casa del Popolo di S.Stefano Magra che tra l’altro il partito negli anni successivi ha dovuto vendere per problemi economici. Non disse niente a nessuno e lasciò volentieri quei soldi frutto di tanto sacrificio al suo Pci. Dieci anni fa la scoperta e anche in questo caso i titoli vennero trovati per caso in alcuni vecchi cassetti. "Mamma ha ragione – spiega Giovanna Repetti, insegnante in pensione e figlia di Valentino – perché se mio padre avesse dato di più alla sua famiglia che al partito avremmo avuto un’esistenza migliore. Ma lo rispettiamo perché era un vero comunista". Dopo aver letto del caso avvenuto a Viareggio anche la famiglia spezzina ha avviato le pratiche per la richiesta di risarcimento che chiamerà in causa il Pd. E così il partito di Renzi rischia di dover far uscire dalle sue casse soldi per i vecchi militanti della falce e martello. Una grana in più in un momento non facile.