Roma, 6 ottobre 2017 - Iosif Vissarionovič Džugašvili, detto Stalin, si chiedeva quante divisioni (militari) avesse il Papa. E la risposta conclamata fu, come si sa, molte, forse pure troppe. La sinistra italiana, invece, quante ‘divisioni’, nel senso di fratture al suo interno, ha? Tante, troppe. Bisogna dire che il problema delle divisioni (non in senso militare ma politico) è endemico è connaturato alla storia della sinistra stessa. Il Pci nasce da una scissione del Psi, nel 1921. Tante furono le piccole e grandi scissioni del Pci e, soprattutto, del Psi nel secondo dopoguerra (Psli, Psdi, Psu, etc.) e numerose le scissioni dal troncone originario del Pci-Pds-Ds-Pd nella Seconda Repubblica: Prc (Rifondazione comunista) dal Pci-Pds, Pdci (i Comunisti italiani), peraltro una scissione di Rifondazione, cioè una scissione… della scissione, SD (Sinistra italiana) dai Ds. Solo il Pd ha rappresentato, per alcuni anni, una novità, visto che si è trattato, per una volta, di una fusione tra Ds e Margherita. E proprio ora che il Pd sta per festeggiare i suoi primi dieci anni (nasce nel 2007) a sinistra le divisioni vanno via come noccioline. Cerchiamo, dunque, di mettere un minimo di (semiserio) ordine…

1. PRC, VERDI, IDV: SEMBRANO SCOMPARSI, MA ESISTONO ANCORA... - Retaggio di un mondo che non esiste più, quello della Seconda Repubblica (sistema politico bipolare), dato che viviamo ormai, nella Terza Repubblica (sistema almeno tripolare), alcuni partitini di cui ignoravamo l’esistenza (in vita) esistono ancora. Persino gli istituti di sondaggio li sondano: valgono solo degli zero-virgola ma esistono e, con leggi elettorali di stampo sostanzialmente proporzionale, qualcosa possono offrire. Sono tre, giusto per evitare di parlare di quelli davvero pulviscolari (il Partito comunista di Marco Rizzo, i trotzkisti di Ferrando…) e sono il Prc, i Verdi e l’Idv. Il Prc (Partito della Rifondazione comunista), guidato nei suoi anni ruggenti da Fausto Bertinotti, dopo una lunga segreteria dell’ex ministro Paolo Ferrero ora è condotto dal giovane abruzzese Maurizio Acerbo. Vorrebbe dar vita a una lista di sinistra con tutto quello che c’è di sinistra, comunista e non, ma senza Pisapia e senza neppure gli Mdp di Bersani e D’Alema perché sono troppi, per il Prc, gli… ex Pd!. Poi ci sono i Verdi, ancora guidati dal sempre-verde Angelo Bonelli: ogni tanto parlano di ambientalismo e temi simili, contano quasi zero, ma potrebbero rientrare nel ‘listone’ di sinistra cui vuol dare vita Mdp, che ci sia Pisapia o non ci sia. Infine, l’Idv: conta persino due parlamentari, ma solo perché i senatori Bencini e Romani, ex M5S passati nel gruppo Misto, hanno ridato fiato e dignità all’Idv. Tramontata la stella di Tonino Di Pietro (che ha detto di volersi accasare dentro Mdp), il partitino lo guida Ignazio Messina: vuole allearsi con… il Pd.

2. SINISTRA ITALIANA E QUELLI DEL BRANCACCIO: LA SINISTRA DEI PURI - A sinistra di Mdp-Articolo 1, il movimento di Bersani e D’Alema, c’è, da tempo, Sinistra italiana di Nicola Fratoianni. Erede della Sel (Sinistra Ecologia e Libertà) di Nichi Vendola, nata nel 2009 per scissione da Rifondazione comunista, che rimase in mano a Ferrero, già azzerata alle elezioni del 2008 sotto forma di Sinistra arcobaleno, rinata come Sel nel 2013, grazie al patto con il Pd di Bersani, dopo il ritiro a vita privata del suo leader storico, Vendola, è in mano a Nicola Fratoianni. All’ultimo congresso, quando si è trasformata da SEL in SI (Sinistra italiana) ha subito la scissione del gruppo guidato da Arturo Scotto che è trasmigrato dentro il nascente Mdp-Art. 1. Conta 17 deputati (con dentro anche tre di Civati) e 7 senatori. Vuole allearsi, ‘a destra’, con Mdp (ma senza Pisapia leader e nemmeno compagno di strada, senza gli ulivisti e i centristi o ex popolari alla Tabacci, etc.) e ‘a sinistra’ col Prc e altri partitini per dare vita a un ‘listone’ di super-sinistra che combatta il Pd, non appoggi mai nessun governo di nessun colore, tantomeno se a guida democrat (D’Alema, per dire, la pensa all’opposto) e passi il tempo della prossima legislatura a fare l’opposizione. Basta? No. Solo quest’anno è nato il movimento di ‘quelli del Brancaccio’, dal nome del teatro romano dove hanno tenuto una affollata iniziativa pubblica che presto verrà replicata. I due leader sono lo storico d’arte Tomaso Montanari e l’avvocato Anna Falcone (nessuna parentela con l’ex giudice). Vicini al movimento Giustizia e Libertà di cui fanno parte, sono assai più radicali di Mdp e pure di SI: odiano, di fatto, Pisapia, ma non amano D’Alema cui rimproverano la Bicamerale, i governi con Cossiga, la guerra in Kosovo e l’amore per Blair. Se avessero un forte seguito di massa, che per ora non hanno, sarebbero l’equivalente italiano di Syrizia greca o di Podemos. Vogliono far nascere anche loro un listone di sinistra-sinistra, con tutti dentro (ma senza Pisapia) che abbia un solo nemico, il Pd, e un unico obiettivo, distruggere Renzi e non farlo vincere. Farebbero l’alleanza con Mdp ma solo se rompe con Pisapia e, in ogni caso, storcendo il naso contro Bersani e D’Alema che considerano alla stregua di ‘traditori della classe operaia’…Il giovane ex leopoldino Pippo Civati, con il suo piccolo movimento ('Possibile') sta a cavallo tra SI e il Brancaccio come idee politiche, ma è molto più duttile e tattico: vorrebbe l’alleanza con Mdp, accetterebbe Pisapia e, forse, anche una qualche forma di rapporto con il Pd, specie dopo le elezioni.

3) MDP E CAMPO PROGRESSISTA: SINISTRA DI DURI E DI... DUBBIOSI - Come ormai (quasi) tutti sanno, le due formazioni a sinistra più note e di cui si discute sono Mdp – Articolo 1, la formazione guidata da Roberto Speranza e i cui padri putativi sono Bersani e D’Alema, e Campo progressista, l’area di Giuliano Pisapia. Mdp (Movimento Democratico e Progressista) nasce nel 2017 per scissione dal Pd da parte della ex minoranza di Bersani e Speranza che si raccoglieva dietro le insegne di Area riformista e che si è portata dietro, nell’abbandonare il Pd, big come Epifani, Errani e Bassolino (a breve) e colonnelli di peso come Zoggia, Stumpo, Leva, Fornaro, Gotor, etc. Conta 43 deputati (ma una ventina fanno capo all’area di Pisapia, appunto) che comprendono anche gli ex-Sel usciti dall’esperienza di SI in rotta con Fratoianni e sono guidati dall’ex capogruppo Scotto, e da 16 senatori che sono, invece, tutti bersaniandalemiani doc. i due capigruppo sono Laforgia (Camera) e Guerra (Senato), il coordinatore politico (di fatto il segretario) è Roberto Speranza e le due menti politiche sono l’ex segretario del Pd, Bersani, e l’ex premier D’Alema, ma di recente si sono avvicinati volti noti e discussi del passato come l’ex pm Tonino Di Pietro, che ha lasciato l’Idv, e Bobo Craxi, che ha lasciato il Psi mentre sono possibili nuovi acquisti come quello di Antonio Bassolino. Dentro Mdp, in ogni caso, sono in corso diversi tormenti: l’ala di Bersani vorrebbe allearsi con Pisapia e che sia lui il leader, e non solo ‘il federatore’, di tutta la sinistra-sinistra, ma vorrebbe anche mantenere il rapporto con il Pd, specialmente se dentro il loro ex partito un ‘golpe’ disarcionasse Renzi. Inoltre, senza Renzi, ma con il Pd darebbero vita a un governo, anche con i moderati, come hanno fatto finora, dopo le prossime elezioni e, in prospettiva, vorrebbero ricostruire l’Ulivo e il centrosinistra anche alleandosi con forze moderate che oggi fanno capo a Tabacci, Dellai e altri ulivisti e che, in generale, si riconoscono nelle critiche al Pd di Prodi e Letta. Invece, l’area D’Alema, e anche del governatore della Toscana, Enrico Rossi, che pure è forte, dentro Mdp, specie nella base, ma anche tra i colonnelli ex Sel (Scotto) o bersaniani (Gotor) non solo non vuole stipulare nessun accordo con il Pd ma vuole liberarsi, appena possibile, di Pisapia, ritenuto ‘non adatto’ né al ruolo di leader né a quello di federatore della ‘loro’ sinistra. Pronti a dare vita a un ‘listone’ unico della Sinistra-sinistra con tutti quelli che ci stanno (SI di Fratoianni, Civati, quelli del Brancaccio, forse anche Prc e altri partitini minori dell’area) vogliono fare guerra al Pd, far perdere Renzi e disarcionarlo dalla guida del partito. Dopo le elezioni che fare? D’Alema ha detto che è pronto ad appoggiare un ‘governo del Presidente’ (Mattarella) e a dialogare anche con un Pd ‘derenzizzato’, ma altri suoi compagni di strada (SI, etc.) no, quindi si vedrà. Insomma, anche dentro Mdp non mancano contraddizioni, linee diverse e ambizioni eterogenee, il che non aiutano i militanti. In ogni caso, Mdp vuole dar vita, appena possibile, a un partito con tanto di regolare nome e simbolo nuovi e organizzazione. Il che vuol dire tessere, sedi, organismi dirigenti, incarichi, etc. La prima assemblea nazionale di trasformazione del movimento Mdp-Articolo in partito è stata lanciata per il 19 novembre. Pisapia, ovviamente, non ha gradito e non ha apprezzato…

E qui si viene, appunto, all’ultimo corno del dilemma della sinistra a sinistra del Pd. Giuliano Pisapia, noto avvocato milanese, ex parlamentare indipendente del Prc di Bertinotti, ex sindaco di Milano di centrosinistra alla guida del movimento ‘arancione’, ha lanciato prima le ‘Officine del programma’ (sono 350 in tutta Italia), poi il movimento Campo progressista. In teoria, Campo progressista di Pisapia e Mdp di Speranza, Bersani e D’Alema dovrebbero dare vita a una nuova forza politica (nome provvisorio ‘Insieme’) che ha tenuto, per ora, solo un’iniziativa pubblica comune, il I luglio scorso a Roma. Per il resto il progetto è fermo e i due pezzi della sinistra (o del centro-sinistra o della sinistra-centro, come dice Pisapia…) stanno andando avanti ognuno per la sua strada. Separati non solo in casa, perché la ‘casa’ comune non c’è, ma pure fuori.
Ma cosa vuole fare Pisapia? Si è proposto come ‘federatore’ di tutta la sinistra, ma una sinistra che comprende, per lui, Mdp, ma non comprende né SI di Fratoianni né quelli del Brancaccio (troppo radicali e antagonisti per i suoi gusti). Eppure, seguita a dire che non si vuole candidare, che farà un passo indietro (e chiede di farlo anche a D’Alema, massima ingiuria per lui!) e che non è necessario avere un scranno in Parlamento. Lerner lo chiama, per questo motivo, “il leader riluttante”, ma Pisapia è anche un leader indeciso. Prima dice che è ‘alternativo’ al Pd e poi che vuole essere ‘sfidante’ con il Pd. Prima dice che vuole fare le primarie con Renzi, poi le liquida: non servono a niente. Prima dice che bisogna dare vita a un ‘nuovo’ centrosinistra con il Pd, poi che è meglio farlo senza il Pd. Prima ritiene l’alleanza con Mdp strategica, poi ne mette in discussione i big (D’Alema, sempre lui). Prima guida una delegazione di Mdp da Gentiloni per trattare sulla manovra economica, poi però se Mdp minaccia di votare contro il Def o la manovra economica, non condivide. Prima parla di un ‘nuovo Ulivo’ da costruire con personalità come Prodi, Letta e che dialoghi o si allei al Pd non si capisce se prima o dopo il voto e poi che se ne parlerà solo dopo il voto, meglio costruire la sinistra che già c’è. Prima dice che bisogna fare ‘un nuovo partito’, poi pensa che è meglio fare ‘un movimento senza gerarchie’. Prima ritiene e pondera che bisogna stare insieme con Mdp, poi che è meglio stare da soli tanto che ha convocato un’assemblea dei suoi (cioè di Campo progressista) per il 15 ottobre a Roma... E dunque cosa succederà? Nessuno lo sa.

Ma cosa è CP? Coordinatore nazionale ne è Alessandro Capelli, milanese, ex esponente di Sel, da cui vengono quasi tutti gli esponenti di Cp come i colonnelli di Pisapia Massimiliano Smeriglio (Lazio), Ciccio Ferrara, Marco Furfaro, etc. Invece, tra i ‘consiglieri’ di Pisapia, uno – il giornalista Gad Lerner – era iscritto al Pd (ha rinunciato da poco alla tessera) e un altro, Bruno Tabacci, già assessore con Pisapia, viene dalla Dc e siede nel gruppo dei Popolari – Centro democratico guidato da Lorenzo Dellai, centristi vicini al Pd. Con Tabacci, e vicino a Pisapia, ci sono altri esponenti di centrosinistra che fanno parte, addirittura, ancora del Pd come il senatore Luigi Manconi o il deputato (ulivista) Franco Monaco mentre di altri parlamentari non si sa né si riesce a capire se siano davvero ‘amici’ di Pisapia o no.
C’è, per dire, il senatore Luciano Uras che è sardo, stava in Sel, il partito di Vendola (che ha insultato Pisapia via Twitter): al Senato è intervenuto a nome della “componente sarda di Campo progressista”. Il senatore Dario Stefàno, invece, che presiede la Giunta immunità di palazzo Madama, stava nella Margherita, poi è entrato in Sel, era vicino a Vendola pure lui ed è pugliese di Taranto: "Io sto con Pisapia – dice – perché vogliamo costruire il centrosinistra, ma senza il Pd non è possibile. E Pisapia la pensa come me". Ma sarà vero? Boh. Infatti, Alessandro Capelli, che di Campo progressista è il portavoce nazionale e viene da Sel (cioè è un ex vendoliano), ma è milanese, quindi si presuppone fisicamente assai vicino a Pisapia, dirama una nota assai dura, puro stile da ex Pci, per dire che "purtroppo, alcuni senatori, definendosi ‘pisapiani’, dichiarano votazioni ‘a nome di Campo Progressista’, ma da mesi non partecipano a iniziative o riunioni di Campo progressista. Pertanto, non rappresentano CP". Guarda caso, nel mirino di Capelli c’erano proprio loro due, Uras e Stefano. E qui il dubbio atroce sorge, attanaglia e stritola: ma chi sono i deputati e senatori ‘pisapiani’ doc o almeno ‘vicini’ a Pisapia? Al Senato, i 16 senatori di Mdp sono tutti demoprogressisti doc, cioè ex Pd di area Bersani mentre i ‘pisapiani’ siedono tutti nel gruppo Misto. Alla Camera, invece, il gruppo di Mdp (43 deputati) comprende gli ex Sel, i bersanian-dalemiani e, però, ci sono pure i ‘pisapiani’: sono una ventina e li guida, come un ‘sotto-gruppo’ autonomo, Ciccio Ferrara, ex braccio destro di Bertinotti nel Prc prima e di Vendola in Sel poi. E Bruno Tabacci che tutti consultano come consigliere in primis di Pisapia e che dice peste e corna dei fratelli-coltelli di Mdp? Ecco, Tabacci siede nel gruppo Democrazia solidale di Dellai. E così D’Alema, che Pisapia non lo sopporta (assai ricambiato, a dirla tutta), ha buon gioco a dire "l’onorevole Tabacci parla a titolo personale". Amici, sì, ma solo “a titolo personale”. Così è se vi pare, avrebbe detto e scritto Luigi Pirandello.