Roma, 3 ottobre 2017 - Stavolta la sostanza conta meno della forma. Per Pisapia, ma ancora di più per l’Mdp, importante era l’incontro con Gentiloni: da settimane, i bersaniani rivendicavano un gesto d’attenzione da parte del governo. «Siamo nella maggioranza come Alfano ma non solo non abbiamo la stessa considerazione, ma veniamo quotidianamente attaccati da Renzi», si lamentavano. Alimentata dai mal di pancia per la nuova legge elettorale assai penalizzante per gli ex Pd, l’ira rischiava di tracimare. Così, se qualcuno, però, aveva ancora dubbi sull’esistenza di «due maggioranze» per dirla con Bersani, il messaggio politico inviato da Palazzo Chigi glieli ha tolti definitivamente: «Tranquilli, voi contate molto per il mio governo», ha praticamente detto il premier accettando di vedere l’ex sindaco di Milano e i capigruppo Mdp, Guerra e Laforgia, per discutere di legge di bilancio, ovvero delle linee fondamentali di politica economica dell’esecutivo.

Naturalmente questo è servito per raffreddare gli animi alla vigilia di un voto fondamentale al Senato per la politica economica sulla nota di aggiornamento al Def. D’altra parte questo era l’obiettivo concordato tra il leader di Campo progressista e lo stesso Gentiloni per «imbrigliare» Mdp che minacciava sfracelli. Tutto dietro le spalle, anzi raccontano che il clima della riunione sia stato «ottimo». D’altra parte, il presidente del Consiglio non ha alcuna voglia di farsi sfiduciare e Mdp non ha alcuna voglia di sfiduciarlo. Da giorni, dichiarano quanto ora rilancia l’ex segretario Pd: «Non porteremo noi la Troika in Italia». Con garbo, dunque, Pisapia & co. hanno posto le proprie richieste in tema di sostegno per la povertà, lavoro, investimenti sull’ambiente e sanità: «Il governo non lo facciamo cadere ma se dobbiamo votare il Def, vogliamo qualcosa in cambio».

In particolare, insistono sull’abolizione dei super-ticket (costo dell’operazione secondo Mdp 800milioni di euro che potrebbe dimezzarsi magari intervenendo solo in alcune Regioni) e una miglior regolamentazione del mercato del lavoro, che preveda anche penalizzazioni per quei datori che, dopo aver goduto degli sgravi previsti per i neoassunti, al termine dei tre anni li licenziano. «Bisogna smetterla con le mance elettorale», sottolinea Pisapia. Gentiloni assicura disponibilità, pur facendo presente i margini ristretti di risorse: a rispondere, nello specifico, provvederà oggi Padoan. Ne prendono atto gli ospiti, che aprono pure il capitolo dello ius soli: insistono perché la legge vada in porto. «Si può anche andare a votare – la replica di Palazzo Chigi – ma bisogna far bene i conti». Qui la riunione si scioglie.

La domanda sorge spontanea: cosa accadrà domani sul temuto doppio voto al Senato? Temuto fino a un certo punto, ora il problema quasi non si pone. La maggioranza assoluta di 161 voti è richiesta sull’autorizzazione allo scostamento dal pareggio strutturale di bilancio, ma lì i bersaniani voteranno sì. «Fotografa una previsione che si è rivelata prudenziale», conferma il senatore Fornaro. Per il resto la partita verrà chiusa stasera con la riunione dei gruppi parlamentari. Ufficialmente gira intorno ai super-ticket, ufficiosamente comprende anche la legge sul diritto di cittadinanza per gli stranieri ma è una partita con il paracadute perché la maggioranza assoluta non è necessaria e di scappatoie ce ne stanno circa 150 per far passare un provvedimento senza sporcarsi troppo le mani. Semmai, i problemi si apriranno con la legge di bilancio vera: forse saranno tra Mdp e governo, più probabilmente ci saranno nello scontro interno tra l’ala di Pisapia e quella di D’Alema.