Roma, 3 dicembre 2017 - Rivuole l’articolo 18, ma non per le aziende con meno di 15 dipendenti, come la Casaleggio Associati. E giura di voler cancellare il Jobs Act, ma intanto lo usa, con i vertici stellati, per licenziare 39 dipendenti a tempo indeterminato del gruppo della Camera, arrivati a fine legislatura. In ultimo, si ricrede sullo stringere accordi con gli hedge found e gli investitori internazionali, un tempo messi all’indice nel consesso del club Bilderberg, e benedice «gli incontri con tutti, per vincere la demonizzazione che hanno fatto di noi».

Il candidato premier M5S, Luigi Di Maio, impegnato in un rally politico in Lombardia, sente crescere dalla ‘pancia’ del Paese una nuova voglia di stabilità e di certezze sul lavoro (come ha certificato il Censis) e subito cavalca l’onda del consenso facile: «Crediamo che sotto i 15 dipendenti non serva alle imprese, perché in quel caso sono a conduzione familiare – sottolinea – per il resto, vogliamo ripristinarlo». Il consenso, su questo fronte, è garantito, fatto che fa crescere in Di Maio la convinzione che la vittoria elettorale sia davvero un obiettivo raggiungibile. «Saremo la prima forza del Paese», ripete ancora come un mantra, consapevole tuttavia che dalle urne potrebbe emergere un quadro di instabilità che potrebbe vanificare il risultato per una forza politica che non vuole allearsi con nessuno. Ma chi vuole «fare l’inciucio» dopo le elezioni politiche – avverte – non ha e non avrà il 51% dei seggi: quindi noi saremo la prima forza politica del Paese e chiederemo l’incarico di governo». A quel punto «con responsabilità, convergendo sui temi e non scambiando poltrone, daremo un governo a questo Paese, gli permetteremo la stabilità». 
Per questo, ha ripetuto Di Maio, «dobbiamo andare a incontrare tutti, a raccontare chi siamo e vincere la demonizzazione che è stata fatta su di noi».

Incontrare tutti. Ma rigorosamente a porte chiuse. I tempi dello streaming grillino per ogni riunione, della trasparenza e le porte aperte dei palazzi sembrano lontani secoli. Ora è di nuovo il momento di stare al tavolo dei poteri forti, ma lontano da occhi e orecchie indiscrete. Ed ecco, quindi, alcuni parlamentari del M5S, tra i quali Carlo Sibilia, Laura Bottici e Carla Ruocco, vedersi – in gran segreto lo scorso 13 novembre – con una dozzina di investitori internazionali, come riportato dall’agenzia economica Bloomberg. L’incontro segreto sarebbe servito a rappresentanti di banche d’affari e fondi di investimento ad approfondire il programma di governo del M5S. 

Uno degli investitori che ha partecipato all’appuntamento, però, ha detto che le risposte degli ‘ambasciatori grillini’ sono state «vaghe in modo allarmante». Tra i presenti, Brevan Howard Asset Management, Moore Capital Management, Wellington Management Group, Bank of America e Amundi. 
«Se dovessimo andare al governo», ha sottolineato Di Maio, «anche quelli saranno nostri interlocutori; non dobbiamo avere assolutamente pregiudizi verso nessuno». Infine, una promessa: «Sì, io faccio due mandati, ho già abbastanza capelli bianchi».