Roma, 5 ottobre 2017 - La sorpresa c’è, è clamorosa e per Mdp è amarissima. Il governo passa come un coltello nel burro nell’autorizzazione allo scostamento del pareggio di bilancio, e fin qui niente di troppo strano: gli strateghi al Senato avevano calcolato di acchiappare tra i 175 e i 180 voti, ne prendono 181. Il vero dato clamoroso è che la nota di aggiustamento al Def raggiunge i 164 voti (tre oltre la maggioranza assoluta o comunque due togliendo sul ‘sì’ a sua insaputa del grillino Morra) senza gli ex bersaniani, che risaltano così in tutta la loro scarsa importanza, immediatamente sottolineata da Giachetti (Pd), ferocemente soddisfatto di gettare sale su ferite aperte: il risultato "dimostra in modo definitivo l’irrilevanza non solo politica ma anche numerica di Mdp", cinguetta su Twitter.

Il governo per quel poco che gli resta da vivere, esce rafforzatissimo da un passaggio decisivo, la cui sapiente regia non è stata di Gentiloni, ma degli amici-nemici Renzi e Berlusconi. Il segretario democratico ha lavorato dietro le quinte per rendere ininfluenti le voci dei suoi nemici ben sapendo che avrebbe trovato terreno fertile in Parlamento poiché, come ironizza Gasparri (FI), "nessuno vuole fermarsi prima del tempo, anche perché molti qui ci torneranno in gita scolastica".

Ragion per cui quando tutto è compiuto l’ex premier gongola: "Mi pare ci sia una maggioranza amplissima anche senza Mdp". Puntando ad avere le elezioni il più tardi possibile, il Cavaliere si è mosso sapientemente su quella palude composta da senatori oramai apolidi, che però figuardano verso di lui per un’eventuale ricandidatura. Ha tenuto al riparo FI piazzandola sul ‘no’ assieme alle altre opposizioni in modo che non gli si potesse addebitare il salvataggio del governo. Tanto che quando il senatore azzurro, Domenico Auricchio ha provato a premere il tasto del sì ("gliel’ho detto a Gotor, voto al posto suo") il capogruppo Romani gli ha strappato la tessera di mano e così lui risulta assente alla prima votazione.

A far da trait-d’union tra i due leader, è Denis Verdini, ovvero il deus ex machina del patto del Nazareno. Assenteista quasi cronico, sempre presente negli appuntamenti che contano. "Non potevamo mancare – sorride – siamo tornati determinanti". Normale ai tempi di Renzi, il soccorso di Ala – finita nel mirino di Mdp – l’attuale governo l’aveva evitato per ragioni di stile. Due le ricadute politiche che derivano dal combinato disposto di un esecutivo più tranquillo e un Mdp ammaccato. Lo Ius soli soli esce praticamente dai radar: se era già difficile prima che passasse la legge per la cittadinanza agli immigrati, avendo perso i bersaniani potere di ricatto nella trattativa diventa ora difficilissimo. Per lo stesso motivo, è assai improbabile che la legge finanziaria conterrà segnali di inversione di tendenza rispetto alla politica economica degli ultimi cinque anni se non un possibile parziale alleggerimento dei super ticket.