Politica

Dura la vita di un capopopolo: se uno non sta più che attento rischia pure di sbagliare piazza, o meglio popolo. E' capitato oggi al grillino neopapà Alessandro Di Battista, Dibba per gli amici e i sostenitori, che si è precipitato in piazza Montecitorio - in maniche di camicia, zainetto in spalla e megafono alla mano - per protestare contro la fiducia posta sulla legge elettorale appena decisa dal governo. Però, c'è già un sacco di gente... Peccato che non fossero i pentastellati: la piazza era affollata dai sostenitori dell'ex generale Pappalardo e del suo Movimento liberazione Italia, oltre a no vax e leghisti pro referendum per l'autonomia di Veneto e Lombardia. I quali non ci stanno a farsi indottrinare dai 5 stelle e accolgono il povero Dibba con una selva di fischi e grida. "Non so chi ha convocato questa manifestazione...", esordisce lui forse un tantino intimidito. E la piazza risponde con una secca presa di distanza: "l'ha convocata il generale Pappalardo e siamo qua perché siete abusivi". Poi arrivano gli inviti, non troppo cortesi, a farsi da parte, a forza di "Hai rotto il c...", "dimettiti" e altre amenità urlate. Alla fine Di Battista ha lasciato in campo. Fin troppo facile l'ironia degli avversari Pd: "Povero Di Battista: confuso dalla propaganda anti-sistema e dai paroloni che ogni giorno è costretto a pronunciare, non ci sta più con la testa - commenta tagliente il dem Ernesto Carbone - Non riconosce più neanche il popolo grillino...". Infine un consigli spassionato:  "Si dia una calmata, perché da qui alle elezioni di giorni ne mancano ancora molti e ci teniamo alla sua salute. E comunque, dal giorno dopo lo spoglio potrà finalmente riposare. Con grande sollievo degli italiani".

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