Roma, 7 novembre 2017 - Vinti e vincitori, il peso del voto disgiunto, l'astensionismo primo partito. Ecco l'analisi e le tendenze del voto siciliano.

CHI HA VINTO E CHI HA PERSO - In Sicilia non c’è dubbio: ha vinto Nello Musumeci arrivando al 40% dei consensi. Il candidato che è riuscito a ricompattare un centrodestra ancora alla ricerca di un leader, ha battuto il grillino Giancarlo Cancelleri, fermo al 34,6%. Solo terzo, a distanza, il rettore di Palermo, Fabrizio Micari, appoggiato da Pd e Alfano, sotto il 20%. Claudio Fava, il candidato di Mdp, Prc, Possibile e Verdi, segue a distanza al 6,3%. Ma, al di là delle percentuali assegnate ai singoli candidati, qualcosa di essenziale emerge analizzando i dati di lista: i 5 Stelle sono il primo partito con il 26,6%, con dieci punti in più su Forza Italia, seconda classificata con il 16,4%. Terzo il Pd con il 13%. La percentuale è la stessa del 2012 (quando vinse Rosario Crocetta, appoggiato dal centrosinistra), ma se si compara al dato nazionale a cui i sondaggi danno il Pd, il crollo è di quelli preoccupanti (più della metà dei consensi). Non si può, invece, dire lo stesso delle altre liste avversarie (M5S e FI) in linea con le indicazioni di voto nazionali. Malino anche la lista Fratelli d’Italia-Noi con Salvini, ferma al 5,2%, ancora peggio Ap di Alfano che, nonostante fosse nella sua roccaforte, la Sicilia, non è nemmeno entrata nell’Assemblea regionale siciliana, restando sotto la soglia del 5%. Mdp si accontenta: con la lista Cento passi (agglomerato di tutte le sinistre, a sinistra del Pd) supera il 5% e rientra all'Ars dopo 11 anni,

VOTO DISGIUNTO - Un altro protagonista del voto siciliano è il voto disgiunto. Incrociando i dati dei candidati governatori e quelli di lista ecco che cosa risulta: il candidato del Pd, Micari, prende meno voti delle liste a lui collegate, mentre Cancelleri prende più voti del M5S. Che cosa significa? Che l’8% degli elettori del centrosinistra ha votato per il Pd o liste collegate, ma non per Micari, dando di fatto il suo consenso a Cancelleri. In pratica, votare Micari non era considerato un «voto utile» e gli elettori di centrosinistra hanno considerato la battaglia del rettore di Palermo già persa, dando per assodato che il duello fosse tra Cancelleri e Musumeci. Da qui, la scelta è andata sul grillino per arginare la destra. A dimostrare questo ‘travaso’ di voti, le percentuali di Cancelleri superiori a quelle del Movimento 5 Stelle di circa otto punti. Fenomeno trascurabile, invece, per Musumeci (due punti in meno delle sue liste di centrodestra) e per Fava (un punto in più rispetto ai Cento passi). 


ASTENSIONE PRIMO PARTITO
Dire che in Sicilia il primo partito è stato il Movimento 5 Stelle non è vero. A vincere la sfida, come accade da tempo, è ancora il partito del non voto. Che, come analizza l’Istituto Cattaneo, porta alle urne in Sicilia meno della metà dei votanti. Cifre in linea con il 2012 che dimostrano – secondo lo studio del Cattaneo – «una stabilizzazione del disinteresse dei cittadini siciliani nei confronti delle proprie elezioni regionali». Con dei distinguo: più pronunciato l’astensionismo nei piccoli comuni, maggiore partecipazione, invece, in quelli capoluogo. 
I fattori, comunque, della mancata presenza alle urne, sono legati anche alla particolare situazione socio-economica dell’Isola: numero esorbitante di disoccupati e tasso di povertà tra i più alti d’Italia.