Roma, 12 gennaio 2018 - Dentro Forza Italia dicono: «È un mago». Per questo, è la versione degli azzurri, Berlusconi è riuscito a far quadrare il cerchio con un programma che non svela granché. Poche paginette, dieci punti in tutto messi nero su bianco dagli ‘sherpa’ della coalizione su cui ora manca giusto qualche limatura. Una foglia di fico, per capirci, che non evita la concorrenza con la Lega anche sulle singole proposte su cui hanno concordato, come si vede sulle pensioni. Dal salotto di Porta a porta, il Cavaliere frena sull’abolizione della Fornero: «I nostri tecnici – dice – hanno visto che alcune cose vanno mantenute. L’età media continua a salire, è corretto che salga pure l’età della pensione». Una sfida diretta a Salvini che punta invece alla cancellazione totale. 

Gli ultimi sondaggi scodellati sul tavolo di Silvio dalla Ghisleri danno FI in ascesa al 18% che prende voti al Carroccio (sotto al 14%) e dunque l’ex premier continua a rappresentare il volto ‘moderato’ del centrodestra. Quello che vuole l’equilibrio dei conti, la sicurezza o meglio la coerenza di sistema al punto di prendersi pure gli elogi dell’ex ministra del lavoro. 
Di quella riforma, spiega Berlusconi, vanno cambiati gli aspetti iniqui: soprattutto punta il dito sul blocco indiscriminato dell’aumento dell’età pensionabile. 

«Bisogna intervenire su quel meccanismo», rilancia. Ricorda molto una proposta lanciata la scorsa estate da Damiano (Pd) e Sacconi (ex Ap) per bloccare gli adeguamenti automatici. Tra le maglie larghe del decalogo si insinua il fantasma delle larghe intese? Sorride il Cavaliere: «Ove si verificasse, ma io non credo, c’è un solo modo che si possa combinare un accordo tra il centrodestra e la sinistra. Che quest’ultima accettasse in toto il nostro programma, firmandolo». Per la prima volta, parla di larghe intese: «Se la sinistra lo firmasse si potrebbe realizzare in Italia quello che accade in Germania». Sapendo di camminare su un terreno minato, ritiene opportuno puntualizzare un’ora dopo: «Queste parole non sono in alcun modo da intendere come una manifestazione di disponibilità a formule di governo diverse dalla coalizione di centro-destra». 

Da Vespa assicura che riuscirà «a portare il centrodestra al 45%». Carta canta: secondo le rilevazioni di ‘Euromedia Research’ votando oggi la coalizione alla Camera prenderebbe 270-280 seggi: troppo pochi per avere la maggioranza e governare il Paese con Salvini, Meloni, e i centristi di Cesa-Fitto. Ragion per cui, dicono nel giro stretto berlusconiano, è necessario che Forza Italia arrivi almeno al 23-25 per cento in modo da conquistare i collegi del Sud: la partita vera – ripetono gli esperti – si gioca lì
 
Il nemico da battere non è il Pd (tra il 23 e il 24%) ma i 5 Stelle che stanno intorno al 27%: «In Italia un partito ribellista come il M5S ha raggiunto percentuali rilevanti e nel mondo si guarda a questa situazione con orrore». In tale sfida, chiosa, «è normale che si guardi con favore al centrodestra e al suo coordinatore, che è Berlusconi». Assicura che la scelta del candidato governatore nel Lazio non è matura: dai sondaggi emerge che Gasparri è più forte di Pirozzi, però nella gara con Zingaretti soccombe. Impossibile evitare di parlare di Maroni: «Mai sentito di suoi dissensi con Salvini. Bobo a me ha detto che vuole cambiare vita e lasciare la politica. Bacchetta Stefano Parisi – a metà del guado con la quarta gamba – «perché fa troppo il protagonista». 

Afferma che la flat tax «sarà al 23% ancorché l’obiettivo sia il 20%», mentre Salvini continua a parlare del 15%. E non manca di dire la sua opinione rispetto alla posizione di Catherine Deneuve in merito al tema delle molestie sessuali e del caso Weinstein. Non ha dubbi: l’attrice francese «ha detto cose sacrosante». È naturale, aggiunge, «che le donne siano contente se un uomo fa loro la corte. L’importante è che la corte rimanga nell’eleganza».