Torino, 13 gennaio 2018 - La campagna per le elezioni 2018 si accende ed è scontro, a distanza, tra Matteo Renzi e Luigi di Maio a Torino, dove si trovano entrambi per due diverse iniziative.

LA DIRETTA DELL'EVENTO PD AL LINGOTTO

RENZI - Il segretario del Pd punta dritto contro il M5s. "Se guardate i giornali gli editorialisti hanno già votato e i titolisti già deciso. Hanno letto i sondaggi e detto che ha vinto il centrodestra: si sono dimenticati di leggere la legge elettorale che per due terzi premia non le coalizioni ma il primo partito. La sfida per il primo posto alle elezioni non è tra Berlusconi e Salvini ma tra Pd e M5s. Lo dico ai moderati: l'alternativa al Pd non è il centrodestra ma il M5s", dice dal palco del Lingotto intervenendo all'Assemblea nazionale degli amministratori locali dem.

Poi arriva l'affondo. "Non puoi gridare onestà e alla prova dei fatti dimostrarti incapace di risolvere i problemi. Benedetto Croce diceva che governo onesto è quello capace. E allora l'incompetenza è il nostro avversario alle elezioni politiche 2018. Ci sono 50 giorni per andare a vincere e voglio che il Pd si metta in campo senza paura", tuona Renzi, citando poi gli esempi di quanto fatto dalle amministrazioni del Movimento 5 Stelle a Roma e Torino

"Per mesi e mesi si è parlato del buon governo dei Cinque stelle" a Torino "ma per prima cosa hanno tagliato sulla cultura - prosegue -. Noi non vogliamo fare polemica ma mostrare una diversità. Noi siamo gli amministratori che non falsificano i bilanci, non mettono cinque milioni in più a penna. E nella nostra città i revisori dei conti non si dimettono. Non possiamo stare sempre sulla difensiva facendo raccontare che sprechiamo i soldi pubblici, perché non è così. Se con me si fossero dimessi i revisori dei conti, ci avrebbero portato via".

Lo sguardo poi si volge alla capitale. "Il punto non è Spelacchio, il problema non è che sia bello o brutto, 'ogni spelacchio è bello a mamma sua'. Il punto è come si amministra una città, il problema è l'incompetenza", insiste.

Renzi ribadisce la battaglia sul canone Rai ("il principio è quello della lotta all'evasione") e di volere "un'Europa più politica", mentre ribadisce che il centrodestra "è l'alleanza della spread", "che mette insieme il modello Arcore di 20 anni fa". "Dove c'era Bossi in canottiera c'è Salvini con la felpa... Effetti del riscaldamento globale. Dove c'era Fini c'è Meloni, dove c'era Berlusconi c'è Berlusconi con qualche capello in più...". Quanto al candidato premier, il segretario per ora si smarca: "È una partita di squadra. Ecco perché non è importante qual è il nome che va a palazzo Chigi ma che sia del Pd. E non per il Pd, ma per l'Italia". 

DI MAIO - Sempre dal capoluogo piemontese arriva la replica di Luigi Di Maio. "Sono giorni che vedo utilizzare Roma e Torino contro di noi in campagna elettorale, anche il presidente del Consiglio è intervenuto in questa bagarre politica. Pensavo che Gentiloni avesse rispetto della sua figura istituzionale, invece è sceso nella mischia ad alimentare questa propaganda che serve soltanto per coprire le loro malefatte con le banche", dice il candidato premier dei 5 Stelle. 

Poi parte la bordata al segretario del Partito democratico. "In un Paese normale i tg in queste settimane avrebbero aperto la loro programmazione con la notizia della telefonata tra Renzi e De Benedetti. Un imprenditore ha guadagnato 500mila euro grazie alla telefonata di un presidente del Consiglio dei ministri che ha disonorato le istituzioni", denuncia.

APPENDINO - A Renzi, però, risponde anche la sindaca grillina di Torino chiamata in causa. "Dopo gli ultimi 'grandi' successi collezionati in politica, Renzi ha evidentemente deciso di sostituirsi ai magistrati, emettendo sentenze prima ancora della chiusura delle indagini, proprio mentre illustri esponenti del suo partito sono sotto inchiesta per il Salone del Libro e non solo", dice Chiara Appendino.