Milano, 12 gennaio 2018 - L'obiettivo è chiaro: rientrare in Parlamento anche se alle elezioni politiche del 4 marzo sarà ancora incandidabile per gli effetti della condanna definitiva e per l’applicazione della legge Severino. Gli avvocati di Silvio Berlusconi stanno studiando da settimane una strada per garantire al leader di Forza Italia un seggio alla Camera o al Senato e cancellare la «macchia» dell’espulsione da Palazzo Madama del novembre 2013. Il problema è come raggiungere l’obiettivo.

I beninformati nel partito dell’ex premier raccontano che negli ultimi giorni è spuntata un’idea forse un po’ cinica, ma sicuramente efficace. Berlusconi vorrebbe convincere preventivamente un candidato azzurro in un collegio uninominale considerato sicuro per il centrodestra a dimettersi nel momento in cui lui venisse riabilitato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo, la cui sentenza è attesa non prima dell’estate. L’operazione appena descritta è resa possibile dal Rosatellum. Sì, perché la nuova legge elettorale ha reintrodotto i collegi uninominali e in caso di dimissioni di un parlamentare eletto in uno di quei collegi, la norma prevede il ritorno al voto solo in quello spicchio di territorio. Ciò significa che Berlusconi, dopo l’eventuale passo indietro del parlamentare azzurro eletto il 4 marzo, potrebbe candidarsi in quel collegio ormai privo di rappresentante del popolo, essere eletto e rientrare in Parlamento. Sempre in caso di preventiva riabilitazione della Corte europea, naturalmente.

Un paio di domande, a questo punto, sorgono spontanee: quali collegi e soprattutto quale candidato eletto (un secondo parlamentare potrebbe fungere da riserva) «utilizzerà» Berlusconi per realizzare l’operazione «ritorno in Parlamento»? Le risposte sono ancora premature.

I collegi uninominali più indicati, però, sono quelli per la Camera, perché più piccoli e meno popolosi rispetto a quelli del Senato. I boatos azzurri, intanto, descrivono un identikit del candidato pronto a sacrificarsi: un esponente della società civile o un uomo-azienda Mediaset alla prima candidatura. Qualcuno fa addirittura il nome di Adriano Galliani, in pole position per la candidatura e fedelissimo del Cavaliere.

Il «buon motivo» con cui Berlusconi potrebbe convincere questo parlamentare a dimettersi è tutto politico: un futuro incarico di governo nel caso in cui il centrodestra vincesse le elezioni o FI avesse un ruolo-chiave in un possibile esecutivo di larghe intese. In altre parole: fuori dal Parlamento, ma dentro al governo.

Berlusconi e i suoi avvocati, intanto, stanno valutando anche un’altra strada per raggiungere lo stesso obiettivo: una candidatura «con riserva» nei seggi plurinominali con cui il Rosatellum prevede l’elezione del 64% dei parlamentari. Strada probabilmente percorribile, ma che esporrebbe il leader azzurro all’umiliazione di una candidatura di «serie B».