Roma, 13 febbraio 2017 - Matteo Renzi riunisce a Roma la direzione allargata del Pd con parlamentari e segretari regionali, ma anche con il premier Paolo Gentiloni e il ministro Pier Carlo Padoan, per indicare la road map. L'ex premier non pronuncia la parola dimissioni, ma le lascia intendere parlando di "fine di un ciclo" e chiedendo il congresso prima delle elezioni. Al termine la linea del segretario passa e la direzione approva (con 107 sì, 12 contrari e 5 astenuti) l'ordine del giorno di maggioranza per avviare subito il congresso, con un assemblea che si svolgerà tra sabato e domenica. Esclusa dal voto, invece, la mozione dalla minoranza che chiedeva, tra l'altro, di "sostenere il governo fino al 2018",

IL DISCORSO DEL SEGRETARIO - "Se digiti su Google 'resa dei conti Pd' emerge un dato sconvolgente... anche basta, diamoci una regolata tutti insieme. Evitiamo la personalizzazione del dopo referendum", ha esordito l'ex premier. "Non voglio scissioni. Ma se deve essere sia una scissione sulle idee, senza alibi, e non sul calendario", ha proseguito Renzi. "Discutiamo le linee politiche e poi ci dividiamo. Mai avrei pensato a una discussione sul calendario: o si fa il congresso prima delle elezioni o è scissione. E' una specie di ricatto morale e sono allergico ai ricatti. Agli amici della minoranza dico: mi spiace se sono il vostro incubo, ma per noi gli avversari non sono dentro questa stanza, sono fuori da questa stanza" (VIDEO).

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"Si chiude un ciclo"

Quindi ha esortato l'assemblea: "Bisogna sporcarsi le mani, dire qualche Sì oltre ai No, e questo vale anche per il Pd. Noi non possiamo più prendere giro la nostra gente, potete prendere in giro me, ma non potete prendere in giro la nostra gente". Poi secco: "Chiediamo il congresso". "Si chiude un ciclo" alla guida del partito, "io sono segretario dal febbraio del 2013, ho preso il Pd che aveva il 25% e nell'unica elezione politica nazionale che c'è stata l'ho portato al 40,8%", ha voluto sottolineare Renzi. "Vinca chi ha le idee migliori e chi si mette in gioco - ha aggiunto -, ma chi non vince si metta a dare una mano a chi ha vinto, non scappi con il pallone, non lasci da solo chi ha vinto le primarie".  

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"Quando si vota non lo decido io"

"Il voto e il congresso sono due concetti divisi - ha puntualizzato il segretario del Pd -. E aggiungo che non sono più premier, non sono mai stato il ministro dell'Interno né sono il presidente della Repubblica. Quando si vota non lo decido io, questa visione 'giucascaselliana', quando lo dico io, va rimossa. Il congresso non si fa per decidere il giorno del voto".

Renzi ha recitato il mea culpa per l'sms sui vitalizi ai parlamentari e rinnovato la stima e la lealtà verso Gentiloni. "Massima stima e amicizia di tutto il Pd. Nel rapporto decennale che ci lega non è la lealtà che manca", ha dichiarato. E rivolto ai giornalisti ha chiesto "di sparire dai pastoni dei tg, dalla scena e dai retroscena"."Nei prossimi mesi voglio andare in giro senza cerimoniali andando a scovare i talenti migliori per questo partito e per le liste di domani. E mi piacerebbe che durante la discussione congressuale chi condividerà la mozione si trovasse al Lingotto cosa ha funzionato e cosa no", ha concluso Renzi. 

TUTTA LA DIREZIONE DEL PD

CUPERLO - "Chi dice 'contiamoci e vediamo chi ha i votI' è come se andasse in bicicletta pedalando con un solo pedale. Il congresso sia sincero, anche aspro. Non si riduca a una conta di tessere", è stata la replica a Renzi di Gianni Cuperlo. "Matteo, tu non sarai mai il mio avversario - ha proseguito - E' vero che il congresso non si fa per decidere la data del voto, ma si fa per decidere cosa dire agli italiani prima di andare a votare". Sulle elezioni poi "conta il quando ma più il come. Il come è come evitare il quinto governo di larghe intese. Il congresso si fa per decidere cosa dire agli italiani prima che vadano a votare. In questo c'è il legame con la discussione. E poi serve ad aiutare Paolo (Gentiloni) e il governo nell'impegno che sta portando avanti e per approvare leggi che da tempo aspettano".  

"Si sostenga il governo fino al 2018"

BERSANI - "Voglio provare a capire se a questo tornante troviamo qualcosa che ci tenga assieme. Qualcosa che ci faccia dire 'la pensiamo tutti così'", ha detto invece Pier Luigi Bersani. "Prima di tutto il Paese - ha continuato l'ex segretario -. Quindi la prima cosa che dobbiamo dire è quando si vota. Comandiamo noi, possiamo lasciare un punto interrogativo sulle sorti del nostro governo? Non possiamo o mettiamo l'Italia nei guai. Io propongo che diciamo non solo il 2018, ma garantiamo davanti all'Europa, i mercati, gli italiani, la conclusione ordinaria della legislatura". "Non possiamo parlare come la sibilla, lasciare la spada di Damocle sul governo per cui ci si aspetta che si dimetta in streaming...", ha aggiunto. "Prima di arrivare al congresso abbiamo un paio di cose da fare. Dobbiamo appassionare mondi più vasti, sennò quella destra non la fermiamo - ha avvertito -. Non facciamo le cose cotte e mangiate, organizziamo anche in preparazione del congresso luoghi di discussione". 

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EMILIANO - "In molti momenti sei apparso lontano dalle persone. Il Pd può essere il partito di quelli che non contano niente? O torna nel suo alveo naturale o rischia di andare fuori dalla fotografia, dalla cornice", ha detto Michele Emiliano. Il presidente della Puglia ha mosso una serie di critiche a Renzi, ricordando di averlo votato nel 2013. "Molte volte non sono riuscito a capire dove volevi andare a parare - ha aggiunto tra l'altro -. Se tu non avessi chiuso le porte, forse non avrei dovuto aspettare il governo Gentiloni per parlare dell'Ilva". "Escluderei che si possa andare a un congresso ad aprile, senza sapere la legge elettorale", ha detto ancora, ribadendo che si candiderà alla segreteria del Pd.

I MINISTRI - Sul palco anche i ministri Graziano Delrio ("Il congresso non è una sfida ma una necessità e un dovere. Abbiamo bisogno di riposizionarci"), Maurizio Martina ("Facciamo il congresso, non rinviamolo per paura") e Andrea Orlando. "Io non sono stato tra quelli che hanno chiesto il congresso. Io penso che il rischio che abbiamo di fronte è che il Pd diventi l'epicentro dell'instabilità del sistema politico", ha detto invece il Guardasigilli. Orlando però ha bacchettato anche Bersani per le continue richieste di dimissioni del segretario. "Il segretario del partito è l'asset fondamentale di ciò che il Pd dispone. Renzi è una o forse la energia del Paese".

LA CONCLUSIONE - Renzi è poi tornato sul palco per le conclusioni. "Io voglio che le porte siano spalancate, ma l'ennesimo rinvio non sarebbe capito nemmeno dai nostri. Avete voluto il congresso, venite. All'assemblea di sabato o domenica arriveremo con un manifesto", ha detto infine spiegando che il dibattito congressuale sarà sulle idee e sui programmi.