Roma, 13 settembre 2016 - Luigi Di Maio, del direttorio M5s, in un post su Facebook in cui parla del referendum e del premier, si lancia in un paragone tra Renzi e Pinochet. Ed è subito sepolto dalle critiche. "Ogni volta che il presidente del Consiglio interviene in pubblico, assistiamo - scrive - a durissime proteste di cittadini che gli chiedono conto delle sue malefatte: insegnanti frodati o deportati dalla 'Buona Scuola', risparmiatori vittime del 'Salvabanche', padri di famiglia licenziati da aziende che il premier ha fatto scappare all'estero o che ha svenduto a multinazionali, utenti della sanità pubblica a cui ha tagliato 4 miliardi e mezzo di euro solo l'anno scorso, parenti delle vittime della Terra dei Fuochi incazzati neri per il dramma che stanno vivendo, a cui il Governo oltre a non dare risposte concrete ha soppresso il Corpo Forestale dello Stato. E potremmo andare avanti all'infinito". E ancora: "I suoi comizi sono diventati un problema di ordine pubblico. Le feste de l'Unità, quando le frequenta lui, diventano Fortknox. Mentre lui arringa poche centinaia di persone sulle ragioni, meglio chiamarle bugie, del sì, il suo ministro dell'Interno fa manganellare i cittadini, fa allontanare chi sostiene il no ed il tutto viene oscurato sistematicamente dai direttori dei TG che ha appena nominato". Poi il passaggio al centro delle polemiche: "Il referendum di ottobre, novembre o dicembre (ci faccia sapere la data, quando gli farà comodo) lui stesso lo sta facendo diventare un voto sul suo personaggio che ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Cile. E sappiamo come è finita. Noi continueremo a raccontare i pericoli della Riforma Costituzionale, il nostro obiettivo è salvare la Carta fondamentale del Paese dalle sue oscene modifiche. Questa non è una riforma, è un attentato alla democrazia", conclude.

Fra l'altro il post conteneva anche una gaffe, perché nella prima versione Di Maio aveva scritto "come ai tempi di Pinochet in Venezuela", poi corretto con "Cile".

Il post originale di Di Maio con "Pinochet in Venezuela"

 

LE CRITICHE - "Attaccare il premier è legittimo. Paragonare l'Italia a una dittatura è squallido", scrive su Twitter il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti, che aggiunge: "#dimaio, un piccolo uomo".

"#DiMaio associa Renzi a Pinochet. Conosce la storia e la democrazia? Per fare politica occorre studiare e fare attenzione al linguaggio!". Così la vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, in un tweet. "Di Maio ha un ruolo istituzionale, dovrebbe stare più attento alle cose che dice e conoscere la storia prima di avventurarsi in analisi completamente fuori luogo, capisco che debba distrarre l'attenzione dalle vicende romane da cui il M5S sembra non aver idea di come uscire, lo faccia però evitando paragoni imbarazzanti che offendono la memoria delle vittime della dittatura cilena".

"Non sa leggere le mail e parla a vanvera di Pinochet. Ma poi, Luigi Di Maio lo sa dove si trova il Cile?", chiede il senatore Pd Andrea Marcucci su Twitter.

La domanda di Marcucci ottiene subito un'auto-risposta:

Duro anche Emanuele Fiano, componente segreteria Pd: "Di Maio con l'acqua alla gola cerca di sviare l'attenzione dai suoi fallimenti e dalle sue menzogne con paragoni ignobili. Chieda scusa, in primis, alle vittime della criminale dittatura cilena che lui usa per la sua propaganda indecente. Per quanto riguarda i suoi attacchi, possiamo solo compatire tanta meschinità che non coprirà certo il fallimento delle proposte dei grillini di fronte alle prove di governo".

Usa in parte l'ironia anche Ernesto Carbone (Pd): "Il povero Di Maio deve essere ancora stordito, dopo aver faticosamente compreso il vero significato dell'e-mail sulla Muraro. È evidente che in questo momento non è in grado di distinguere una dittatura sanguinaria come quella di Pinochet da un governo che si regge su una maggioranza parlamentare, così come prevedono le leggi della nostra Repubblica".