Roma, 5 dicembre 2017 - Biotestamento, Ius soli, lavoro e banche.... La Sinistra, i 5 Stelle e il centrodestra hanno scippato questi temi al Pd o queste sfide vi stanno scappando di mano?

«Né l’uno né l’altro», sbotta il ministro Pd delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, fra i più vicini a Matteo Renzi.

«La stagione riformista nel campo dei diritti, dalle unioni civili ai diritti sociali, è stata molto intensa e può concludersi con altrettanti successi. Il Pd è stato protagonista nel tentativo di fare andare avanti il Paese e nessuno può scipparci questo lavoro che continueremo fino all’ultimo giorno».

Il Pd cercherà di far votare le leggi sullo Ius soli e il biotestamento?

«Bisogna portare a casa tutto. L’impegno sarà così fino alla fine, come hanno garantito tutti i nostri parlamentari. La domanda va fatta ad altri».

Ai centristi?

«Ai 5 stelle che avevano presentato una proposta di legge sullo Ius soli. Perché non usano la loro testa invece che ubbidire ai sondaggi del capo? Oggi c’è un clima culturale pesantissimo, al limite del neofascismo. Non ci si rende conto che allargando i diritti c’è più sicurezza e benessere per tutti».

Si dice che Renzi tentenni perché teme di perdere i centristi sullo Ius soli...

«No, il Pd non ha dubbi su questi due argomenti. Abbiamo una linea chiara senza ambiguità».

La Sinistra vi sfida sul lavoro. Giusto chiedere adeguamenti al Jobs act?

«Il Pd è il partito del lavoro. Il Jobs act è stato fatto per aumentare i posti di lavoro e le tutele, includendo ad esempio categorie prima escluse dall’indennità di disoccupazione. È stato un grande atto di welfare ispirato alle politiche delle nazioni più avanzate, con l’ambizione di dare un lavoro più stabile e dignitoso».

Però da sinistra è sotto attacco...

«Se valutiamo laicamente gli effetti di certe misure, è normale ridiscuterle. Vogliamo però riconoscere che abbiamo creato un milione di posti di lavoro? Che quando siamo arrivati a Palazzo Chigi c’erano un miliardo e 150 milioni di ore di cassa integrazione e oggi sono il 70% in meno? Abbiamo agito con l’idea di dare sicurezza ai giovani, non per rendere più precario il lavoro. Per una volta si esca dalle ideologie e si entri nella carne viva delle persone. Metà dei posti di lavoro creati sono stabili. Siamo credibili quando lo diciamo».

Più credibili degli altri?

«Più credibili del centrodestra che ha perso mezzo milione di posti di lavoro e dei 5 stelle che pensano a dare uno stipendio a chi non lavora, distribuendo mance insostenibili. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, non sul denaro».

Il laicamente era rivolto a Mdp?

«Descrivere un Paese felice e senza problemi è un’immagine non realistica, ma descrivere un Paese sul baratro quando l’Italia ha dati di crescita, posti di lavoro e produzione come mai negli ultimi anni, è altrettanto sbagliato. Si ricordano che il Pd ha ridotto le diseguaglianze? La 14esima per i pensionati, gli 80 euro per le famiglie di reddito medio basso... Escano dal pregiudizio. La sinistra vuole ragionare di queste cose con noi e aiutarci a fare meglio? Un conto sono le battute e la polemica politica, altro negare i fatti».

Banca Etruria sarà un argomento della campagna elettorale: come ne esce il Pd?

«Per noi parlano i fatti. Abbiamo riformato il sistema delle Popolari e delle Bcc per dare solidità al sistema bancario che oggi è molto più solido di come lo abbiamo trovato. Questo è quello che abbiamo fatto e che resta in eredità, non altro».

Senza una maggioranza chiara meglio le larghe intese o tornare al voto?

«Meglio convincere quei cittadini che non votano che il vero voto utile è votare, partecipare e decidere sulla base delle proposte e della credibilità delle persone».

Ma se non basta?

«I conti si faranno alla fine. Noi siamo comunque nel campo del centrosinistra e parleremo in quel campo per trovare azioni e programmi convergenti. L’Europa ha bisogno di un’Italia solida e quindi con governi credibili. Il cantiere del centrosinistra è sempre aperto, non abbiamo ambiguità».

Per l’addio di Grasso si sente tradito o dispiaciuto?

«Sono di certo dispiaciuto».