Roma, 27 settembre 2017 - ​Da quel 25 febbraio 2017 - quando si consumò l'addio al Pd - Massimo D'Alema ha riconquistato il centro della scena politica. E domani sarà a Bologna, per la festa di Mdp che, guarda un po', si svolgerà in uno spazio collocato all'interno di Parco Nord, storica sede delle feste dell'Unità. Una simbolica sfida agli ex compagni di partito. Ma al di là dei dati simbolici, quel che interessa osservare, è la strategia (perché di tale si tratta) che D'Alema ha in mente.

Punto primo: stanare l'indeciso a tutto Giuliano Pisapia. Il quale un giorno parla di accordi col Pd, quello dopo si atteggia a soggetto alternativo a Renzi. Mettendo così a dura prova l'ossatura di un partito di sinistra che mandi in soffitta le alchimie renziane e un'idea del centrosinistra appeso ad alleanze innaturali con pezzi del centrodestra.

Punto secondo: D'Alema ha capito benissimo che il recinto della sinistra "pura" non basta. Si rischia un'operazione di pura testimonianza. Il leader ha in mente qualcos'altro. Un'area vasta che, di fatto, riporti al voto - al voto a sinistra - un vasto fronte progressista, composto dal mondo cattolico, dal volontariato, dai comitati civici. Non è casuale che abbia "riabilitato" Bettino Craxi, il socialista Bettino Craxi (verso cui, peraltro, sempre ebbe, anche nei momenti di più aspro confronto, un atteggiamento rispettoso). Non è un caso che abbia sferzato Renzi definendolo, di fatto, un perdente. E non solo e non tanto per gli scarsi risultati elettoral-referendari (a parte il 40 e passa per cento delle Europee), quanto per la mancanza dell'ex sindaco di Firenze di concordare patti sicuri con amici e avversari.

Punto terzo: addio alla parola "riformista", meglio "riformatore". D'Alema ritiene che oramai, come dimostrato dai pessimi risultati dei partiti socialisti europei, la parola "riformista" sia inflazionata. E che per costruire un soggetto politico più largo sia necessario ampliare anche il lessico politico.

Punto quarto: D'Alema tiene buoni rapporti alla sua sinistra. Si vede alle feste di Sinistra Italiana, non replica alle punture di spillo di chi - vedi il caso di uno storico dirigente della 'gauche' come Fabio Mussi - nell'oramai lontanissimo 2007 non aderì al progetto del Partito democratico e che ora avrebbe buon gioco a dire: "Chi aveva ragione?". L'intento è chiaro:  meglio lavorare per l'unità. Vedremo le prossime mosse. Di sicuro sentiremo parlare ancora a lungo di D'Alema. Piaccia o meno.​