Roma, 15 febbraio 2017 - "Mi domando come sia possibile fare una scissione sulla data di convocazione del congresso e non sulle idee. Ma non è la prima volta che alcuni compagni di partito cercano ogni pretesto per alimentare tensioni interne. E io non voglio dare alcun pretesto, davvero. Voglio togliere ogni alibi". Matteo Renzi, nella sua e-news, ripercorre tutte le tensioni che in questi giorni agitano il Pd. Sulla durata del governo "non decido io - continua -. Decide il premier, i suoi ministri, la sua maggioranza parlamentare. E vediamo se almeno su questo possiamo finalmente smettere di discutere". La durata della legislatura, aggiunge, è un "altro argomento che ha appassionato per tante settimane gli addetti ai lavori ma che non mi riguarda". 

L'ex premier dà appuntamento a Torino. "Voglio chiedere un aiuto a tutti gli amici per prepararci a vivere il congresso non come scontro sulle poltrone, ma come confronto di idee ho bisogno del vostro aiuto: intanto sui progetti per il futuro dell'Italia. Dal 10 al 12 marzo con gli amici che sosterranno la mozione congressuale ci vedremo a Torino, al Lingotto".

Pd, Renzi nella sede di Milano. Ai sostenitori: "Non mollo"

Pd, Delrio: "La scissione è una tragedia" - di DAVIDE NITROSI

"Vediamo nelle prossime ore cosa succede"

Pier Luigi Bersani intanto fa sapere che parteciperà all'assemblea del Pd di domenica prossima. L'ex segretario lo dice ai giornalisti alla Camera dopo una lunga riunione dei parlamentari della minoranza: "C'è un documento dei tre possibili candidati alla segreteria (Speranza, Rossi e Emiliano, ndr) ma non ci sono novità. Ma cosa deve fare uno per farsi telefonare?!". Insiste Bersani: "Non che una telefonata risolva, ma almeno per un fatto di educazione. Ho fatto il segretario, so come si fa...". Bersani poi aggiunge: "Vediamo nelle prossime ore che cosa succede". Quando gli viene chiesto se conferma che lui partecipa alle assemblee del partito, risponde: "Certo, io di solito partecipo. Ci vado". Ma "per ora non vedo passi avanti. Vediamo come finisce la giornata".

Questa notte vertice dei big della maggioranza Pd al Nazareno in vista dell'assemblea nazionale del Pd in programma domenica prossima a Roma. Alla riunione, terminata a tarda sera, erano presenti, secondo quanto si apprende, il segretario Matteo Renzi, il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, il ministro dello Sport Luca Lotti, la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. L'ipotesi uscita dal summit è quella del presidente del partito Matteo Orfini "reggente" del Pd verso il congresso. Ieri invece l'ipotesi più accreditata nell'entourage renziano era invece quella delle dimissioni del segretario domenica in assemblea, ma con lo stesso Renzi che sarebbe potuto restare in carica "per gli affari correnti" durante l'iter congressuale. Un piano che però, secondo quanto si apprende, sarebbe stato visto come una ulteriore "provocazione" da parte della minoranza Dem.

VIDEO Bersani: "La scissione del Pd? C'è già stata"

Sul tavolo anche la strategia in vista dell'assemblea di domenica, che dovrebbe dare il via libera al congresso anticipato. "Intanto - spiega un esponente Dem vicino a Renzi - è partita la mobilitazione dei delegati, serve una partecipazione massiccia per garantire il numero legale ma anche per evitare che ci possa essere una maggioranza alternativa per l'elezione di un nuovo segretario".

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"Le scissioni non portano bene, Bersani eviti di parlarne"

Ancora sul fronte della maggioranza interna al Pd nella giornata di oggi, secondo quanto viene riferito, dovrebbe oggi tornarsi a riunire la componente dei 'Giovani turchi' con Matteo Orfini e il ministro della Giustizia Andrea Orlando, per un chiarimento sul passo di lato rispetto a Renzi operato dal Guardasigilli in direzione, con la richiesta di non accelerare il congresso, riunendo prima un'assemblea programmatica. Alle mosse prossime mosse di Orlando guardano le minoranze Pd. Il ministro intanto precisa che la sinistra "viene da una storia di scissioni e nessuna ha portato bene". E "Bersani non è che se tutti i giorni va in Transatlantico e parla della scissione fa fare dei passi avanti...".

Sabato sera, vigilia dell'assemblea nazionale, il presidente della Toscana Enrico Rossi ha in preparazione un evento al teatro Vittoria di Testaccio, a cui intende invitare tutti i big delle varie opposizioni a Renzi:da Massimo D'Alema a Pierluigi Bersani, da Michele Emiliano a Roberto Speranza. Intanto oggi la minoranza torna all'attacco, con una nota congiunta proprio di Speranza, Emiliano e Rossi. "L'ultima Direzione nazionale del Partito democratico è stata animata da un dibattito ricco e plurale. Le conclusioni del segretario non hanno rappresentato questa ricchezza di posizioni e visioni, che ci caratterizza come la più grande comunità civile e politica del Paese. L'esito della Direzione è stato profondamente deludente e ha sancito la trasformazione del Partito Democratico nel Partito di Renzi, un partito personale e leaderistico che stravolge l'impianto identitario del Pd e il suo pluralismo".

"Il partito aveva 650mila iscritti"

A fine giornata interviene Massimo D'Alema: "La pubblicistica attuale, rispetto alla quale mi tengo distante, parla di scissione: in realtà è il contrario, vedere se possibile avere un processo costituente del centrosinistra, a partire dalla constatazione che gli strumenti in campo non sono più utili a questo. I partiti sono ormai diventate macchine asfittiche", ha detto a un convegno. "Il partito che guidavo aveva 650mila iscritti. Poi ci siamo fusi per fare una cosa più grande. E ora sono 180mila: evidentemente il contenitore deve avere un buco, qualcosa non ha funzionato".