Roma, 12 novembre 2017 - Presidente Berlusconi, che opinione si è fatto dello scontro su Bankitalia?

«Vedo un tentativo di usare la questione banche a scopi elettorali, da diverse parti. Non è così che si dovrebbe trattare un tema tanto delicato, una vicenda che ha messo a rischio e in tanti casi ha danneggiato o distrutto i risparmi degli italiani. Gettare la colpa in modo indiscriminato sul sistema bancario, o su Bankitalia, o sulla Consob non soltanto è sbagliato, ma non serve a capire chi sono i veri responsabili, né a punirli. Io credo che la responsabilità sia sempre personale: come da un lato non ho mai condiviso il tentativo d’inchiodare i vertici del Pd a responsabilità che – se esistono – riguardano loro familiari, così non condivido l’idea di mettere sotto processo il sistema bancario perché alcuni singoli banchieri hanno operato male o hanno truffato i clienti. A maggior ragione questo vale nei confronti della Banca d’Italia: se qualcuno ha commesso degli errori, li si esamini, senza incolpare i vertici in modo generico».

L’ex governatore di Bankitalia nonché presidente della Bce, Mario Draghi, è sembrato in qualche momento nel mirino. Qual è il suo giudizio su di lui? Lo vedrebbe ancora bene come presidente del Consiglio in Italia?

«Coinvolgere Draghi è davvero da irresponsabili. È l’uomo che con le sue politiche ha contribuito a stabilizzare l’economia italiana e probabilmente ha salvato l’euro in questi anni. Ero riuscito a portarlo alla presidenza della Bce con un mio forte impegno personale. Peraltro avevo citato il suo nome non per candidarlo, non lo avrei certamente fatto senza consultarlo, ma per fare un esempio, per indicare un profilo adatto a guidare l’Italia. A quanto mi risulta Draghi non ha alcuna intenzione di lasciare il suo mandato a Francoforte».

Da noi, intanto, si discute sulla data delle elezioni, qualcuno le vorrebbe ai primi di marzo e qualcuno a maggio: secondo lei è possibile arrivare così in là?

«È una decisione che spetta al capo dello Stato e mi rimetto come sempre alla sua saggezza».

In Sicilia ha vinto un esponente della destra-destra come Musumeci: ritiene che questo sia il modello che possa funzionare ovunque come sostiene Giorgia Meloni?

«Nello Musumeci ha vinto per due ragioni: perché le sue qualità personali vanno al di là della sua rispettabilissima storia politica e perché è stato sostenuto da una coalizione larga nella quale Forza Italia e i moderati hanno avuto un ruolo fondamentale e largamente trainante. Anch’io mi sono speso molto personalmente perché questo accadesse. Lo stesso varrà per ogni Regione chiamata al voto».

Restando in tema di regionali, per il Lazio circola il nome del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. Le sembra il profilo adatto?

«Non ho mai incontrato il sindaco Pirozzi, non conosco i suoi programmi, e non mi sento di esprimere una valutazione su di lui. Governare una regione come il Lazio è un impegno molto complesso: credo che le forze politiche del centro-destra dovranno ragionare insieme e scegliere una figura di alto profilo».

Secondo Salvini sarebbe un errore dare addosso in modo preconcetto ai Cinque Stelle perché l’obiettivo è prendere i loro voti: condivide il ragionamento?

«Dobbiamo distinguere i leader del Movimento Cinque Stelle dai loro elettori. Non soltanto non ho nulla contro gli elettori dei Cinque Stelle, ma capisco e condivido le loro ragioni, la rabbia e la delusione verso questa politica e questi politici che li inducono a un voto di protesta. Però a questi cittadini dico che è pericolosissimo affidare il governo a un movimento ribellista, giustizialista, pauperista. Porterebbero l’Italia alla rovina, massacrando di nuove tasse i cittadini. Basta considerare i disastri che stanno causando dove governano. D’altronde cosa ci si può aspettare da gente che non ha mai fatto nulla nella vita, non ha mai amministrato neppure un condominio, non sa cosa voglia dire realizzare dei risultati. Ormai vivono solo di politica, non avendo altro lavoro, e quindi per conservare il posto sono disponibili a qualsiasi cosa. Solo noi, con la nostra rivoluzione del fare, non certo il Pd, siamo l’alternativa a questo possibile disastro».

Se la sente di escludere che dopo le elezioni ci saranno larghe intese con Renzi? E in caso fosse necessario farle, terrebbe fuori la Lega e i Cinque Stelle?

«Certo che lo escludo. Vinceremo noi, vincerà il centro-destra senza subordinate. Ne sono davvero sicuro».

Nelle scorse elezioni il suo asso nella manica sono state le tasse: quale sarà il cavallo di battaglia delle prossime?

«L’Italia ha bisogno di una rivoluzione, ovviamente legale, pacifica, positiva, ma tuttavia radicale. Una rivoluzione liberale per spazzare via l’oppressione fiscale, l’oppressione burocratica, l’oppressione giudiziaria. Una rivoluzione per cambiare la classe dirigente del Paese, sostituendo i professionisti della politica con donne e uomini che nella vita professionale, nel lavoro, nell’impresa, nella cultura, nel volontariato, abbiano dimostrato non soltanto assoluta onestà ma anche grande concretezza e capacità di portare a casa dei risultati. Naturalmente il fisco rimane al centro dei nostri programmi: la flat tax , la tassa ‘piatta’ che abbassa le aliquote per tutti e attenua la progressività esasperata, è la chiave per far ripartire la crescita, e con essa l’occupazione».

Qualche alleato l’accusa di non aver detto ancora niente sulle pensioni e in particolare sull’abolizione della riforma Fornero: ci chiarisce come la pensa sull’argomento?

«Riscrivere la Fornero è assolutamente necessario: è una legge nata in modo frettoloso, illogica e viziata da gravi iniquità, che ha creato situazioni insostenibili, danneggiando i lavoratori e anche il sistema delle imprese. Questo non significa però che i temi affrontati dalla Fornero non esistano o che si possa tornare alla situazione precedente: la vita media si allunga sempre più, e la natalità è in calo. Dobbiamo ripensare la Fornero, senza toccare gli equilibri dei conti pubblici. Come si fa? Per esempio favorendo al massimo la previdenza integrativa, eventualmente riqualificando i lavoratori per poterli destinare a mansioni utili ma non usuranti, distinguendo in modo accurato le diverse situazioni. Accanto a questo ovviamente ripeteremo ciò che facemmo col nostro governo, con l’aumento per 1 milione 835mila pensionati delle pensioni minime a 1 milione di lire al mese. Questa volta porteremo le pensioni minime a 1.000 euro al mese. E assegneremo la stessa pensione anche alle persone che lavorano più di tutti, alla sera, al sabato, alla domenica, d’estate, durante le vacanze e non vengono mai pagate. Sono le nostre mamme che dopo una vita di lavoro hanno diritto a una vecchiaia serena e dignitosa. Abbiamo naturalmente già calcolato i costi. Si può fare, si farà».