Roma, 9 novembre 2017 - Scambio d'accuse tra Bankitalia e Consob sulle banche venete, e salta all'ultimo momento il confronto diretto tra la Commissione e palazzo Koch. E' stata una seduta molto tesa quella di oggi in Commissione d'inchiesta sulle banche, impegnata per far luce sulla vicenda delle banche venete.

E' stata la Consob a sferrare il primo 'attacco', affermando di non aver ricevuto, al termine dell'ispezione condotta, "alcuna informazione da parte di Bankitalia sul prezzo" delle azioni né di aver ricevuto eventuali segnalazioni su ipotetici "problemi" per quanto riguarda Veneto Banca in vista dell'aumento di capitale nel 2013.

Senza mezzi termini, il direttore generale della Commissione di vigilanza, Angelo Apponi è stato molto critico nel ricostruire i fatti, quando gli è stato chiesto perché la Consob non fosse intervenuta nonostante i segnali di crisi dell'istituto veneto. Da parte di Bankitalia, era arrivata solo l'indicazione che he l'operazione fosse "strumentale agli obiettivi previsti dal piano per effettuare eventuali acquisizioni coerenti con il modello strategico della banca salvaguardando liquidità e solidità".

Per quanto riguarda Bpvi, Apponi ha anche in questo caso sottolineato di non aver ricevuto informazioni sul prezzo. Piuttosto, ha rivelato, da fine 2014 c'è stato un aumento 'esplosivo' degli esposti ricevuti dalla Consob sulle banche venete. "Fino al 2013 ricevevamo un numero di esposti estremamente limitato, a fine 2014 e nel 2015 il fenomeno degli esposti è molto più esplosivo", ha spiegato Apponi: nel dettaglio, su Veneto Banca 10 nel 2013, 111 a fine 2014 e 171 nel 2015. Su Bpvi, 2 esposti nel 2013, 13 a fine 2014 e 104 nel 2015.

Pronta la replica del capo della vigilanza di Banca d'Italia, Carmelo Barbagallo: la segnalazione della Banca d'Italia alla Consob nel novembre 2013 sull'incoerenza del prezzo dell'aumento di capitale di Veneto banca "era più che sufficiente per far scattare un warning dell'altra autorità, se l'autorità poi non agisce non so, non so cosa sia successo nei comitati tecnici". E ha poi rincarato la dose: "Nel momento in cui la Consob ritiene di non avere i mezzi per poter fare una verifica poteva chiedere a noi, cosa che non ha fatto. Ricordo che esiste un luogo deputato a scambio di informazione, il comitato tecnico e lì poteva chiedere", ha aggiunto il capo della vigilanza di Bankitalia, "se non avesse avuto i mezzi avrebbe potuto dire che non li aveva e avremmo ispezionato noi".

IL FACCIA A FACCIA - E alla fine il confronto all'americana non c'è stato visto che il presidente della Commissione Pier Ferdinando Casini ha fatto sapere che "sono state superate le contraddizioni tra Bankitalia e Consob e non sono emerse discordanze sugli scambi di missive ma valutazioni reciprocamente divergenti" sui comportamenti da mettere in atto. "Poiché il confronto presuppone non un disaccordo valutativo ma un disaccordo su fatti e circostanze non ritengo possibile attivare questo strumento", ha spiegato Casini precisando che "la commissione ha chiarito con certezza fatti di assoluto rilievo e testimonianze".  "Quando si fanno testimonianze non si fanno talk show, bisogna controllare i verbali, se emergono difformità sostanziali sui fatti si farà un confronto. La campagna elettorale è fuori di qua", ha aggiunto.