Roma, 5 dicembre 2017 - Maria Elena Boschi aveva passato lo scorso weekend in modo assai piacevole. Era andata a Caserta per partecipare al seminario organizzato dalla europarlamentare dem Pina Picierno, sua amica, 'Terre d’Europa'. 
Peraltro, ai dem campani risulta che Boschi non si candiderà in Toscana e, tantomeno, nella sua città natale, Arezzo (Laterina, in realtà), ma proprio in Campania, alla Camera. Ieri, però, per l’ex ministro e oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stata una giornata infernale. Le dichiarazioni del pm di Arezzo Rossi sono un crescendo. La Boschi decide da sola e molto rapidamente di rispondere con la sostanziale solidarietà di Renzi. Il leader dem – dopo una giornata convulsa fatta di sfoghi e contatti per decidere la linea, rabbia per la vicenda Etruria che riemerge e male – scrive su Facebook una vera chiamata alle armi: «Ognuno può dare una mano contro disfattismo e disinformazione». Poi, in privato, invita ‘tutti’ i suoi a fare «fronte comune» perché «la prossima campagna elettorale sarà una battaglia all’ultimo voto. Noi dobbiamo organizzarci e rispondere». 

Crac Etruria, il pm Rossi scrive a Casini. Ecco il contenuto della lettera: "Non ho negato che fosse indagato"

Il guaio è che la solidarietà dem a Meb arriva col contagocce, mentre la tattica dei commissari renziani in commissione banche diventerà quella della ‘guerriglia’: risentire Rossi, mettere sotto pressione Consob, Bankitalia, forse persino Padoan. Tutto per riprendere la controffensiva dopo che lo stesso Renzi pensava, col suo viaggio in treno e i suoi incontri con i risparmiatori, di aver risalito la china sul tema più spinoso per la Boschi come per lui, le banche.

E così, in poche ore, ‘Meb’ scrive ben due post personali. Nel primo spiega tutte le sue ragioni: «Il fatto che mio padre sia stato per qualche mese vicepresidente della Banca non ha impedito al governo Renzi di commissariarlo. Se mio padre ha commesso dei reati ne risponderà come privato cittadino». 

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Parlando invece del Pd, per la Boschi «a noi interessano gli atti, ma c’è chi li usa solo per attaccarci». La Boschi ce l’ha chiaramente con Di Maio che le chiede di «smettere di fare politica e dimettersi, questa gente non è più credibile»: a lui rilancia l’invito a quel confronto tv «davanti a cui Di Maio scappa sempre». Ma con il passare delle ore, gli attacchi delle opposizioni (M5S, Lega, etc) si fanno sempre più pesanti. Il guaio è che, tranne casi isolati (il Carneade senatore Vazio), le note di agenzie languono di solidarietà dei dem. Al Nazareno si sospira: «I 5 Stelle usano la vicenda banche per attaccarci, ma non sono attacchi senza sostanza. Loro pensano solo a come attaccare la Boschi, noi a come difendere le famiglie». Sarà, ma Renzi è preoccupato, i big pure, Gentiloni manco dirlo.

Nel secondo post c’è l’annuncio di una «azione civile di risarcimento danni» per Ferruccio de Bortoli più, «a breve, anche verso altri giornalisti». In serata arriva la risposta, via Twitter, di de Bortoli: «Mi aspettavo una querela per diffamazione, mai arrivata. Dopo sette mesi, apprendo che mi farà causa civile per danni».

A stretto giro di Twitter, la Boschi ha risposto: «Grazie direttore, ci vediamo in tribunale».