Roma, 31 gennaio 2017 - Da un punto di vista politico il 2017 è stato pieno di fibrillazioni e cambiamenti, per il «Sentiment» della popolazione l’anno che sta per chiudersi ha fatto registrare una ripresa di fiducia, anche se in maniera più moderata rispetto ai dati oggettivi del Pil che, dopo molto tempo, segnano un valore positivo. Andiamo con ordine.

Il 2017 è definibile come l’anno degli stravolgimenti in politica: Gentiloni succede a Renzi a capo del governo dopo la sconfitta sul referendum istituzionale e da quel momento inizia un lento ma rapido cambiamento. In questi ultimi 12 mesi è completamente mutato il quadro politico e il valore elettorale dei maggiori partiti. Il Pd ha perso circa 6 punti, crollando dal 30 al 24% di oggi, c’è stata la scissione con Bersani e D’Alema ed è nato il nuovo soggetto politico di Liberi e Uguali che, a guida del presidente del Senato Grasso, oggi vale il 6%. In realtà si può dire che quel 30% del Pd a inizio del 2017 si è diviso in due parti, l’80% è rimasto con Renzi, il 20% si è spostato nel nuovo partito della sinistra. Il centrodestra, invece, ha avuto una vera e propria rivitalizzazione. Forza Italia è aumentata del 5%, un’impresa inaspettata visto che negli ultimi anni era ferma tra il 10 e il 12%. Il ritorno sulla scena politica di Berlusconi che è riuscito a ri-attrarre una quota di elettorato che lo aveva abbandonato ha generato entusiasmo e ripresa. Ad avvantaggiarsene sono stati anche gli altri due partiti che dovrebbero concorrere nella stessa coalizione del Cavaliere: la Lega di Salvini è aumentata di 3 punti e Fratelli d’Italia della Meloni di 2. 

In totale, dunque, il 2017 è stato un anno fertile per tutto il centrodestra, tra l’altro con la prova del nove delle urne, visto che nella scorsa primavera ha conquistato importanti comuni che erano retti storicamente dalla sinistra come Genova, e a novembre ha vinto le elezioni regionali della Sicilia. 

In relazione alle prossime consultazioni politiche del 4 marzo questa coalizione è stimata intorno al 37%, a inizio anno era al 27%, quindi un incremento sostanziale di 10 punti. Il M5S invece è stato abbastanza stabile, oscillando sempre intorno al 30%. Ha iniziato l’anno con il 32%, chiude con il 30%, valore che lo posiziona come il primo partito in Italia. Se il movimento del consenso ha subito, quindi, significative variazioni, la fiducia nei partiti è rimasta invariata e continua ad essere molto bassa. Così come a inizio anno, anche oggi solo il 7% degli italiani esprime fiducia nei confronti della politica e neanche le elezioni alle porte hanno mutato questa percezione negativa. Forse proprio per questo il 62% ritiene che il prossimo governo, qualsiasi esso sia, non sarà in grado di risolvere i problemi dell’Italia. A questo si aggiunge un clima di profonda incertezza visto che il 58% pensa che non ci sarà un governo stabile e il 63% è convinto che nessuna delle coalizioni in campo avrà la maggioranza dei seggi in Parlamento per formare un esecutivo. Inoltre per il 64% ci sarà un governo di grande coalizione, ma il 44% stima che ci potranno essere elezioni bis dopo qualche mese. Insomma un quadro politico non rassicurante che potrebbe incidere anche nei comportamenti della popolazione nell’economia, in quanto le crisi politiche deprimono i mercati e non favoriscono gli investimenti ed i consumi.

Se però si passa dalle valutazioni della politica alla qualità della vita, il 2018 si presenta meno fosco, anche se non brillante. Solo il 28% pensa che l’economia peggiorerà (l’anno scorso i pessimisti erano il 40%), ma al contempo rimangono pochi quelli che invece ritengono che migliorerà, il 15%, contro il 12% di un anno fa. Il 2018 sarà probabilmente un anno di transizione in cui il maggiore attore sarà la politica, e mai come questa volta un messaggio di stabilità del futuro governo potrà dare un’accelerata di ottimismo per incidere in maniera positiva sugli investimenti e sui consumi.