Pitti Uomo, edizione numero 91, che si apre stamani ufficialmente, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, alla presenza del Sindaco di Firenze Dario Nardella, del Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, del presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana Andrea Cavicchi, del presidente di Pitti Immagine Gaetano Marzotto, dell’ad Raffaello Napoleone, dei vertici delle istituzioni di settore e di tanti industriali che dopo anni e anni di delusioni vedono la moda diventare protagonista nei piani del Governo, col Prenier Renzi prima e ora con Gentiloni. Un passo in avanti, anche nei finanziamenti ma soprattutto per la considerazione di un comparto fondamentale ed inviabile per la nostra economia e l’export che nonostante la crisi globale continua a tirare.

E poi il salone in Fortezza da Basso con 1.220 marchi di cui 540 dall’estero su 60.000 metri quadri di idee e di prodotto di alta qualità, spalmato in 16 sezioni, tutte a loro modo d’eccellenza, e in tutta Firenze che fino a venerdì diventa palcoscenico del fashion più evoluto e globale. Tema di questa edizione, che chiude il 13, è la danza, al ritmo di Pitti Dance Off. 

Una geografia in continuo cambiamento questa di Pitti Uomo che punta a portare in riva all’Arno special guest e creativi da tutto il mondo, come l’inglese Paul Smith, gli americani Tim Coppens e Tommy Hilfiger, Cottweiler per Reebok e Golden Goose con l’installazione di acrobazie da skate alla Leopolda, i Pitti Italics Carlo Volpi, Lucio Vanotti e Sansovino 6, il giapponese Sulvam e la galassia dei coreani di Concept Korea, il rientro in Fortezza di Z Zegna e la mostra a Palazzo Gerini su quell’istrione di Ciro Paone, curata da Angelo Flaccavento, con la storia di Kiton, della sua vita e oggi con la consegna all’immenso Ciro del premio Pitti Immagine alla carriera. 

UNA GALASSIA infinita di mille protagonisti e altrettante esperienze, una proposta di stile che spazia dal nuovo classico all’atletic wear, dallo street style agli artigiani del «new old», fino ai giovani talentuosi brand emergenti che spaziano nei Pop Up Store. Poi la nuova sezione Hi Beauty dedicata ai riti e alle belle ossessioni della vanità al maschile. Senza contare il grande valore di quell’incubatore di tendenze che è il padiglione centrale della Fortezza con le punte di diamante del menswear di alta qualità come Brunello Cucinelli, Lardini, Paoloni, Eton, Cividini, PT Pantaloni Torino, Tagliatore by Pino Lerario, Ernesto, Bagutta, Lubiam, Roy Roger’s, Herno. 

Ma tutti gli occhi del mondo della moda sono puntati sul defilè di Stefano Ricci di domani sera, alla Sala Bianca di Palazzo Pitti, per una riapertura che si annuncia epocale. «Voglio lasciare intatto l’incanto della Sala Bianca e dei suoi 11 lampadari di Boemia – dice Stefano Ricci – e far sfilare la mia moda fatta a mano in Italia. Per davvero. E la sfilata sarà ancora una volta un omaggio a Firenze, alla sua bellezza e alla sua cultura». 

Sfila il sartoriale puro, sfila l’alta moda maschile di Stefano Ricci tanto famosa nel mondo e anche un tenero flash della collezione SR Junior, perchè l’eleganza e il buon gusto si tramandano di padre in figlio.

UN TUFFO nelle emozioni di un passato glorioso questo della riapertura della Sala Bianca ma soprattutto, come vuole Ricci, una proiezione illuminata sul futuro del fashion che rilancia quella culla di stucchi neoclassici dove è nata la moda italiana nel luglio 1952. 

Un viaggio nella storia del costume che si concretizza anche nella mostra «Fashion in Florence through the lens of Archivio Locchi» sempre a Palazzo Pitti, promossa dal Centro Moda e inaugurata ieri sera: 100 scatti rari ed inediti della storia della moda fiorentina dagli anni Trenta ai Settanta, dallo sconfinato Archivio Foto Locchi di cui è responsabile Erika Ghilardi, da un progetto del Gruppo Editoriale, con l’autorevole imprimature della Gallerie degli Uffizi e del direttore Eike Schmidt.