QUANDO il buio cala sulla Dongdaemun Design Plaza di Seoul, con la sua miriade di luci, la costruzione firmata Zaha Hadid si trasforma in una sorta di visione spaziale. Un’immagine che mi è rimasta impressa da uno dei miei viaggi nella capitale sudcoreana: un hub culturale nato in un distretto storico della città, dedicato a mostre e concerti, ma anche a un’esperienza shopping 24 ore su 24. Un punto di riferimento per la Seoul Fashion Week e per il suo street style, fenomeno social che sta catalizzando l’attenzione internazionale, dove persino i bambini sono fashion icon da migliaia di like su Instagram. In Corea del Sud tutto è virale: c’è curiosità, attenzione ai trend europei che vengono assorbiti e reinterpretati con un nuovo approccio definito K-Fashion, dove la capacità di distinguersi predomina su un sempre più “livellato” stile occidentale. E che ha oramai superato i confini di Gangnam, il celebre distretto pop di Seoul, sospeso tra lussuosi grattacieli, sempre più alti, e neon scintillanti. Idee innovative, smart trend e nuovi orizzonti. 


IL MERCATO coreano della moda è oggi uno dei più dinamici, protagonista è una new wave di designer super creativi e attenti alle dinamiche retail, formati nelle migliori scuole di moda europee e americane, con esperienze per top brand internazionali. Non a caso Vetements, collettivo guidato da Demna Gvasalia, stilista culto del fashion contemporaneo, ha scelto la Corea del Sud per un evento senza precedenti: un “garage sale” che ha visto migliaia di giovani mettersi in fila, composti, per acquistare i suoi capi. 

MA LA COREA è anche punto di riferimento per un retail in crescita vertiginosa, all’insegna della trasversalità dell’offerta e della sperimentazione stilistica. Ci sono i grandi gruppi che distribuiscono i marchi internazionali, ma anche i big department store come Shinsegae, Lotte, Hyundai o Galleria, che offrono shopping experience totalizzanti. Del resto è un Paese in cui novità è sinonimo di giovani: votati al successo, ossessionati da una cura maniacale del proprio corpo, tra cosmesi d’avanguardia e chirurgia estetica.
Il mercato coreano non è sfuggito allo scouting attento di Pitti Immagine, e nelle ultime stagioni si è sviluppata un’intensa collaborazione: fin dai progetti Guest Nation Corea (giugno 2014) e Korean Spot (gennaio 2015), Pitti collabora con Kocca - Korea Creative Content Agency, la più importante agenzia governativa a supporto della creatività. É la dimostrazione di quanto il prestigio di Pitti Uomo sia riconosciuto dalle istituzioni coreane, che considerano la manifestazione punto di riferimento per il fashion-lifestyle mondiale. Anche a questo Pitti Uomo si parlerà molto coreano: il progetto speciale Concept Korea porterà in passerella due nomi da tenere d’occhio, Bmuet(Te) by Byungmun Seo e Ordinary People (nella foto); mentre all’interno del percorso del salone troveremo brand in aree di tendenza come My Factory, Touch!, L’Altro Uomo e Make. Indicazione di come la creatività coreana sia a 360 gradi, spaziando dallo street style alle nuove frontiere dell’artigianato di lusso, e pronta a lasciare il segno in questo 2017.