Firenze, 12 gennaio 2017 - L'alfiere del nuovo minimalismo all'italiana, ecco Lucio Vanotti (al centro nella foto in basso ndr) che torna in passerella alla Dogana per Pitti Uomo edizione numero 91, nel progetto Pitti Italics. Questo nostro stilista, dopo il debutto pochissimi anni fa sulla passerella del Teatro di Armani, si sta segnalando all'attenzione dei buyers e certo non è un caso che a vedere la sua sfilata, oltre a presidente di Pitti Immagine Gaetano Marzotto e amministratore delegato Raffaello Napoleone, ci fosse anche Beppe Angiolini, proprietario della famosa boutique di Arezzo Sugar e presidente onorario della Camera dei Buyers

Pitti, Lucio Vanotti al centro tra due modelliStavolta Vanotti, in  genere sempre piuttosto essenziale se non algido, ha puntato sul colore e sullo scozzese per una collezione che guarda molto l'homewear e la praticità, l'estro creativo di maxi gilet abbinato al comfort di pantaloni con l'elastico e scarpe in neoprene che sembrano calzini, buone da infilare anche dentro comode ciabatte. E alla Dogana, con le pietre del pavimento che simulano una vita bagnata dalla pioggia notturna, sembra che questi modelli siano appena usciti di casa, magari per portare fuori il cane, con l'ampio cappotto che sembra una vestaglia, la tuta over rosso fuoco che è proprio quella che si indossa nell'intimità della propria casa, la giacca di tessuto millesimato a righe regimental che da un lato si porta tutta ben annodata, con una certa aria da maschio scanzonato. Non male le forme, sempre over.

Vanotti nel backstage parla anche della contaminazione tra maschile e femminile e della forte tentazione di molte maison di spostarsi completamente sul genderless. "Per esigenze di calendari - dice Lucio - sembra che non si possa non prendere in considerazione il no-gender ma farlo insieme a volte limita la forza del messaggio".