Firenze, 11 gennaio 2017 - I «pavoni» fanno la ruota sul piazzale della Fortezza da Basso, sullo sfondo di una simpatica curiosa installazione di scope e di mocio che simulano al vento freddissimo i passi del Pitti Dance Off, tema di questa 91° edizione di Pitti Uomo che si è aperta ieri a Firenze con le collezioni di 1.220 marchi oltre 500 in arrivo dall’estero. «Pavoni» perché sono le punte di diamante di quel Pitti People che sciama tra le installazioni e gli stand, tutti col cappello sugli occhi, le alte visiere anche pennute, le scarpe possenti senza calzini, i pantaloni stazzonati e le giacche di alta sartoria, tutto sotto al cappotto più snob che è il capo più alla moda dei vanesi di oggi. Uomini concentrati su di sé e sui propri sogni e voglie tanto da aver indotto Pitti Immagine a creare a loro uso e desiderio una piccola e preziosa sezione come Hi Beauty, tra candele e profumi personali.

ECCO la boule di design ma anche il portacandele di catene preziose di Maison Bereto, Fragranze in Arte elaborate da un naso speciale come Michele Marin su progetto di un esperto di lifestyle come Maurizio Bonas. Ecco le essenze di Chabaud maison de parfum che da Montpellier vuole conquistare il mondo dopo l’acquisizione da parte di un italiano come Mattia Bono attratto dalle essenze che ricordano il mare. Ecco i profumi di Essenzialmente Laura, creati dalla passione e dalla grande esperienza di Laura Bosetti Tonatto, che ha portato a Pitti Uomo le sue 39 fragranze tra cui i Profumi della Bibbia e Le Lavande di Leonardo, passando per il prezioso Nardo della Maddalena. Esperienze sottili, di charme, di raffinate emozioni che il maschio contemporaneo vuole coltivare quasi in segreto, nel segno di una sempre più dilagante e vissuta esclusività. È questo il senso del jeans sartoriale che lanciano Ry Roger’s e la sartoria fiorentina Liverano & Liverano, con rivetti di alto artigianato e cuciture verdi e mille particolari di lavorazioni certosine a mano (prezzo al pubblico 350 euro), è questo il fascino della collezione Library di Altea per abiti da uomo in tessuti soffici e d’antan che si coordinano con cravatta, papillon e sciarpa. Non sfugge al diktat di una moda maschile personalissima neppure Herno che ingaggia Carlo Volpi e gli fa declinare la maglieria con la pelle a colori Pop Art oppure lancia l’avveniristica linea Magma col piumino dalle cuciture vulcanizzate in nylon mano gesso.

DA LARDINI impera il principe di galles anche con venature di colore e l’eleganza soffice di un cappotto vestaglia, da Ernesto c’è l’elogio del tessuto che sembra uscito dal baule del nonno con forme avvolgenti e mano caldissima. «Chi vuol esser lieto sia» è ricamato sui calzini di Bresciani e ogni riferimento alla grandiosità di Lorenzo de’ Medici non è casuale. Stampe similcocco invece sui calzini di Gallo, a testimonianza che si comincia a giocare da dandy vestendo i piedi. Felix Vannucci rilancia la felpa heritage di pile anni Ottanta per Mauna Kea ma con fit contemporaneo.

Gran giornata per Ciro Paone, fondatore di Kiton, Premio Pitti Immagine alla carriera e guru vero del Made in Italy. Con lui le figlie Maria Giovanna e Raffaella e il nipote Antonio De Matteis, Ceo del brand napoletano. Grande festa ieri sera per l’inaugurazione dell’intensa mostra «Due o tre cose che so di Ciro» curata da Angelo Flaccavento a Palazzo Gerini, altro scrigno fiorentino quasi sconosciuto, con sei stanze iconiche e poetiche per raccontare la vita e il lavoro di questo Grande Italiano che a 83 anni ancora dice: «L’uomo vero non deve aver paura delle belle donne».