Roma, 31 agosto 2017 - Nessuna come lei. Ieri, oggi e forse anche domani. Né Charlene di Monaco, tantomeno Charlotte Casiraghi, assolutamente no Victoria di Svezia o la regina Mathilde del Belgio, forse solo un po' Carolina di Monaco ai bei tempi del sorriso radioso di trentenne ribelle che la faceva assomigliare tanto a mamma Grace Kelly, pochissimo a quella che sarebbe stata sua nuora Kate Middleton, duchessa di Cambridge, che bella è bella ma ancora “legata” nel personaggio e fissa con quei capelli lunghi e boccoluti da eterna collegiale.

No, nessuna come Diana Spencer, radiosa e infelice principessa del Galles, morta venti anni fa in modo drammatico al culmine di quell'età d'oro che regala a tutte le donne bellezza sicura e indipendenza di testa e di cuore. Forse le si avvicina poco-poco solo la regina di Spagna, la sottile Letizia che però appare elegante quanto trasparente per charme e classe. E viene in mente anche Rania di Giordania col quel visino da cerbiatto e l'eleganza misurata.

Lei no, Lady D come il mondo ha amato chiamarla ieri e chiamerà per sempre, ha creato uno stile tutto suo, regale senza corona, fulgido senza mai essere né eccessivo né eccentrico. Ed è riuscita nell'impresa di trasformarsi da bruco in farfalla, da timida collegiale in kilt e camicetta a fiorellini Liberty, mocassini piatti e capelli tutti una zazzera, a primcipessa del cuore del mondo, capace di trasformare in sogno anche quell'abito da sposa tronfio come una meringa, sicura di sé fino alla fine nei tailleur da giorno color lavanda come negli abiti da sera supersexy che l'hanno resa un'icona internazionale di charme, quei vestiti da star che creava per lei un amico come Gianni Versace. Oggi Diana avrebbe 56 anni, e chissà come le donerebbero prime rughe intorno agli occhi fiordaliso e prime mechès a coprire i fili bianchi, orgogliosa come nei giorni della gioia dei suo figli, due gioielli di affetto, come William e Harry e dei nipotini George e Charlotte che certo porterebbe al parco e alle giostre,

Amava la praticità Lady D e la bella moda, i prodotti artigianali e curati e per questo aveva una predilezione per il made in Italy. Prova ne sono le tante foto con indosso le Driving Shoes di Tod's, comode per le passeggiate coi figli come per le missioni antimine in Africa, o con al braccio la DBag, sempre di Tod's, in vacchetta semplice e al tempo stesso ultrachic come lei. La sera eccola con la borsa nera col fiocco di gros-grain di Salvatore Ferragamo e, infine, con quei tocchi di folle bellezza e di stile contemporaneo ma principesco ideati solo per lei da Gianni Versace.

Se fosse ancora viva forse verrebbe alle sfilate d'alta moda di Giorgio Armani o di Dior, non mancherebbe nei backstage di Donatella Versace in omaggio all'amicizia con la Medusa, sfoggerebbe qualche Valentino e senza dubbio gli abiti ecologici della connazionale Stella McCartney. Sempre forte e indipendente, mai manichino o testimonial di nessun brand, mai schiava del potere degli abiti, sempre indipendente e amorevole, dinamica eppure romantica, capace come pochi altri al mondo di usare il linguaggio visivo dei colori, fino al bianco più pure e sofisticato. Bianco come quello delle perle che a tutte le età della sua breve vita le hanno sempre illuminato il viso.