Moda

Con il rilancio della maglieria su molte passerelle del pret-à-porter e anche dell’alta moda ecco la necessità di tutelare un saper fare che in Italia ha da sempre conquistato l’oscar dell’eccellenza. Un patrimonio per il futuro, un mestiere del lavorare la maglia che ha bisogno dell’arte artigiano anche quando non si usano solo le mani. «Tutto comincia – racconta Franco Fredducci, amministratore delegato da Il Borgo Cashmere, azienda che ha sede a Borgo San Lorenzo nel Mugello in Toscana e che si è ritagliata uno spazio importante tra i produttori d’alta gamma e di recente ha aperto il primo negozio col proprio marchio a Firenze – dalla conoscenza del filo, che più è prezioso e più è delicato. Serve esperienza sul campo, tecnica e tenacia». Come quella dei suoi dipendenti, per la maggior parte donne. Ora Franco Fredducci, con la moglie Serena Landi che è presidente del consiglio di amministrazione ed erede della fondatrice, la nonna Albertina che aprì un laboratorio di sciarpe e cappelli nel 1949, ha ottenuto un finanziamento dalla Regione Toscana per 900 ore di formazione col progetto Cool Fashion. «Dodici donne e due uomini – racconta Franco Fredducci che in azienda è affiancato dai figli Matteo ed Elia – che fanno lezione tra cardigan e lupetti, cappotti a punto stuoia e maglioni a intrecci delicati di pelle, sciarpe di cincilla e cashmere e copertine da neonati». Mani abili ed esperienza per tramandare tecniche che andrebbero perse come solo Il Borgo Cashmere, che da anni lavora per brand come Hermès, Dior, Chanel e Salvatore Ferragamo e Stefano Ricci Junior, può fare. Prova di fiducia e di prestigiosa produttività

di EVA DESIDERIO

Sport Tech Benessere Moda Magazine