Parigi, 18 novembre 2017  - Nessuno come lui, Azzedine Alaia morto oggi a Parigi a 77 anni, ha esaltato il corpo delle donne, nessuno come lui ha creato vestiti opere d'arte, nessuno come lui ha fatto della moda un'esperienza radiosa, superba e senza tempo. L'annuncio della sua morte improvvisa ha scosso il mondo del fashion che lo ha eletto re dello charme dello chic per quei suoi abiti che somigliano, a volte nella loro ascetica ma sempre conturbante sensualità,a veri progetti architettonici

E infatti Azzedinie, nato a Tunisi nel 1940 da genitori contadini, attaccatissimo alla sorella gemella, aveva studiato Scultura all'Accademia di Belle Arti di Tunisi, poi attratto dalla moda per l'influenza della gemella da giovanissimo aveva mosso i primi passi in una sartoria per poi trasferirsi a Parigi nel 1957 e trovare posto negli atelier di Christian Dior e Guy Laroche prima di aprire negli anni Sessanta il primo atelier in rue Bellechasse nella Rive Gauche e nel 1980 fare la prima sfilata donna. 

Nel 1986 sali in passerella per lui, quando aveva solo 16 anni, una gazzella meravigliosa che diventerà grazie a lui la Venere Nera: da quei giorni lontani Naomi Campbell lo chiamerà sempre "daddy", con un vero affetto filiale, trascorrendo con Azzedine lunghi periodi in casa nell'atelier di rue de la Verrerie al numero 18 dove il 5 luglio scorso, dopo sei anni di assenza, c'è stata l'ultima sfilata, come sempre fuori dal Calendario ufficiale dell'Haute Couture. Un rito per pochi eletti. E a sorpresa quel giorno ecco Naomi indossare per Alaia le creazioni più belle, i lunghi capelli incartati con la plastica in un alto chignon e poi uscire con lui alla fine del defilè per l'applauso. Un sodalizio dolcissimo con la Campbell, lei dea assoluta ed altissima rispetto a lui piccolo piccolo, timidissimo, sempre gentile e sorridente, omaggiato da tutti i colleghi nel mondo per il suo genio e spesso presente ai loro defilè con grazia schiva, magari al braccio di un'amica e musa come Carla Sozzani che nel suo 10 Corso Como a Milano ha sempre venduto le sue straordinarie e invidiate collezioni. 

Vestito sempre di nero, con un abito da lavoro giacca guru e pantalone semplice, pianelle di tela, ha attraversato con autorevolezza e discrezione la storia della moda degli ultimi 50 anni, mai volendo fare solo "cassetta" o collezioni frenetiche ma tenendo fede ai suoi ideali estetici, nell'esaltazione massima del corpo e del fascino femminile. Ineguagliabili i suoi abiti in maglia, sempre forte il sodalizio con alcuni imprenditori italiani come Giuliano Coppini ai tempi della sua Lineapiù che ha creato per Alaia molti filati esclusivi e Patrizio Bertelli che dal 2000 gli era accanto per sostenere e rilanciare il marchio. Dopo aver vestito agli inizi della carriera nobildonne come Marie Helene de Rotschild e Louise de Vilmorin, per Azzedine sono arrivate le star come Grace Jones e Madonna, Tina Turner, Raquel Welch, Brigitte Nielsen, e sempre Naomi o altre supertop come Stephanie Seymour e Linda Evangelista. 

Nel 1984 vinse l'Oscar della moda francese, nel 1990 lanciò il total look animalier, immenso best seller, molti gli abiti da sposa per il jet set, sempre altissima ed esclusiva la clientela e sofisticata e ricca la ricerca dei suoi pezzi vintage. Dieci le esposizioni dedicate alla sua arte, le ultime al Musee Galliera a Parigi e nell'ottobre del 2015 alla Galleria Borghese di Roma dove i suoi abiti-scultura si stagliavano nelle sale in mezzo ai capolavori di Caravaggio, Canova e Bernini. Ora che non c'è più Azzedine la moda è davvero più triste è più sola e tutte le donne del mondo hanno perso un vero amico.