L'isolotto di Skellig Michael l'avevamo già visto alla fine di 'Star Wars – Il risveglio della Forza', ma l'uscita del sequel 'Gli ultimi Jedi' (dal 13 dicembre nelle sale cinematografiche) ci consente di trascorrerci molto più tempo: è infatti la location del rifugio di Luke Skywalker, un luogo di enorme fascino che ha giustificato la difficoltà di organizzarvi le riprese. Oltre a essere incredibilmente scosceso, è anche patrimonio dell'UNESCO e di conseguenza bisognava muoversi con cautela, tra i picchi e le scogliere.

DOVE SI TROVA SKELLIG MICHAEL, IL NASCONDIGLIO DI LUKE SKYWALKER
Skellig Michael è la più grande delle due isole di Skellig e spunta dalle acque dell'Oceano Atlantico a circa 17 chilometri dalle coste dell'Irlanda sudoccidentale. È un luogo che da sempre affascina i visitatori e per esempio nel 1910 George Bernard Show lo descriveva come “un incredibile, impossibile, folle posto”. È completamente disabitato e può essere raggiunto solamente da dieci imbarcazioni espressamente autorizzate, con un massimo di dodici persone a bordo. Il limitato numero di visitatori ha consentito la perfetta conservazione del paesaggio naturale, così come dell'austero monastero risalente al 588 d.C. che sorge su una delle cime dell'isola e che nel film 'Gli ultimi Jedi' rappresenta la casa di Luke Skywalker.

LE FATICHE DI LUKE SKYWALKER
L'attore Mark Hamill, che interpreta il maestro Jedi Luke Skywalker, non ha fatto mistero di essere rimasto affascinato da Skellig Michael, ma ha anche ammesso che le riprese sono state faticosissime, perché poteva muoversi solo a piedi e ogni giorno era costretto, come il resto della troupe, a scalare sentieri e scalinate di roccia ripidissime per raggiungere i posti dove erano previste le riprese.

IL CINEMA E SKELLIG MICHAEL
Per quanto portare una troupe su Skellig Michael sia difficile ed estremamente costoso, prima di 'Star Wars' un altro film ha utilizzato l'isolotto come location per le riprese della scena finale: si tratta di 'Cuore di vetro' (1976), dramma scritto e diretto da Werner Herzog. Curiosità: quasi tutto il cast ha recitato in stato di ipnosi, indotta dal regista stesso.

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