Se ti capita di andare a New York City, vale la pena di salire su un taxi (o prendere la metro) per dirigersi verso la punta meridionale di Manhattan. È qui che si trova il BlackTail, il cocktail bar recentemente indicato come il migliore d'America fra quelli aperti da poco. Un vero tempio della miscelazione, che sta spopolando e al quale molti guardano con invidia.

BLACKTAIL, IL MIGLIOR COCKTAIL BAR
Il riconoscimento è arrivato nel corso di Tales of the Cocktail, uno degli eventi principali dell'industria del beverage. Già solo questo basterebbe per mettere BlackTail sugli allori, ma ad aggiungere prestigio contribuiscono due osservazioni. La prima è che la scena statunitense è una delle più vivaci, per quanto riguarda i cocktail bar, di conseguenza la concorrenza è agguerrita e ad emergere sono davvero dei locali sopraffini. Inoltre, BlackTail nasce grazie all'impegno di due personaggi che sono autentiche rockstar del settore, fattore che aggiunge pressione e rischia di generare aspettative irrealistiche.

DAL DEAD RABBIT AL BLACKTAIL
L'idea di aprire il BlackTail è infatti venuta a Sean Muldoon e Jack McGarry, bartender di Belfast che un giorno decidono di attraversare l'oceano per aprire un locale a New York: il Dead Rabbit diventa presto una mecca per gli amanti dei cocktail e viene nominato miglior cocktail bar del pianeta, in più di un'occasione. Con questo pedigree alle spalle, Muldoon e McGarry hanno scoperto che il semplice fatto di annunciare l'apertura di un nuovo bar significava dover puntare per forza all'eccellenza assoluta: la gente si era ormai abituata a considerarli dei maestri, e i maestri non possono permettersi passi falsi. I riconoscimenti ottenuti dal BlackTail dimostrano che sono stati impeccabili.

UN OMAGGIO A CUBA
Il BlackTail nasce per rendere omaggio a Cuba e alla tradizione caraibica dei cocktail, dunque ai mojito, ai daiquiri e alle pina colada, proponendoli nelle loro ricette classiche come nelle reinvenzioni contemporanee. Il menù comprende 40 cocktail ed è arricchito da un breve saggio del giornalista statunitense di origini irlandesi T. J. English: la storia della vita notturna cubana e di come gangster come Meyer Lansky e Lucky Luciano contribuirono alla sua ascesa e caduta.

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