QUATTRO amici, quattro biciclette, otto ruote, altrettanti pedali, una manciata di raggi. Borse, non conta il numero, ma quello che ci fate stare dentro e come ce lo state fare, perché lo spazio è poco ed essere leggeri ed essenziali è fondamentale. Qualche centinaio di chilometri, quasi novecento per l’esattezza, dal Nord della Germania fino alla città della Sirenetta, attraversando un confine, una decina di ponti, fiumi in traghetto e anche qualche difficoltà o imprevisto, che non fanno mai male. Ecco la ricetta di un viaggio su due ruote alla scoperta della Danimarca, un’avventura indimenticabile ma non per questo irripetibile, una scoperta dietro l’altra per assaporare un paesaggio con lentezza, facendosi portare dal vento e sperando di non trovarselo troppo contro.
UN VIAGGIO in bicicletta, i più esperti lo sanno bene, comincia ben prima del via. Serve allenamento, serve preparazione, si devono studiare le tappe e il percorso lasciando comunque spazio agli imprevisti che possono modificare i piani. E serve preparare le borse: la sistemazione dei vestiti e degli oggetti da portare con sé è uno dei momenti più importanti perché il peso delle borse va studiato nei dettagli, è un fardello con cui si dovrà fare i conti pedalata dopo pedalata. Occorre essere essenziali, senza dimenticare nulla, bisogna cercare di essere leggeri ma non per questo mal equipaggiati. L’allestimento dei bagagli è un rituale quasi magico; viaggiare con lo zaino sulle spalle (in questo caso con le borse sulla bici) non è una semplice modalità, è uno stile, una visione, una filosofia. Ricorda: tu sei quello che porti nel tuo zaino.
arrivoBICI IN MACCHINA, destinazione Amburgo. Da lì prenderà il via la nostra pedalata lunga una decina di giorni, attesa da tempo. Amburgo è una giovane ragazza distesa sul fiume Elba. Moderna ma classica, multietnica e austera, industriale ma colorata. Lungo il fiume, uno dei più grandi corsi d’acqua del Vecchio Continente, passano le piste ciclabili del network europeo, compresa quella che punta a Nord. Quella è la via da seguire. Bici cariche, si parte. Con la bella Amburgo alle spalle, si mette nel mirino Neumunster, a circa 100 km di distanza, tutti pianeggianti, quasi tutti su percorsi protetti. Poi Rendsburg. Si pedala con la mappa sotto gli occhi, ma i cartelli accompagnano il viaggiatore con precisione e indicano la via in modo quasi sempre chiaro. Si viaggia anche in silenzio, immersi nel verde, avvolti dal granturco e dai boschi: l’unico rumore che rompe l’atmosfera è quello delle immense pale eoliche che girano nell’aria come giganti.
PEDALARE, un po’ come camminare, è un modo per scoprire il mondo, ma anche per capire meglio se stessi. Per conoscere le proprie fatiche, per saperle chiamare per nome, per individuare i dolori e le emozioni. Gli amici sono compagni di viaggio su cui contare per una bella chiacchierata, che fa dimenticare la stanchezza, ma anche un riparo dal vento e dalla pioggia dietro cui nascondersi, a turno, in fila indiana, procedendo senza troppa fretta verso la meta del giorno e poi la destinazione finale.
fiumeFLENSBURG, poi il confine, con le foto di rito al cartello che indica che la Germania è ormai alle spalle. Ma il bello deve ancora venire, e chi si immagina la Danimarca piatta come una tavola da surf si sbaglia di gran lunga. Si lascia Billund (e i suoi mattoncini) come punto più a Nord e ci si tuffa verso Est. Le ciclabili sfiorano i paesini dai tetti spioventi, su e giù per i boschi, con il vento e la pioggia, costeggiando il Mare del Nord o scavalcandolo su quei ponti immensi per mettere in fila le isole che disegnano la nazione. C’è Odense, città natale di Hans Christian Andersen, c’è Svendborg e la bellissima isoletta di Thuro, Kobe e infine Copenaghen, dopo quasi 900 chilometri.
LA DANIMARCA è grezza e fredda ma affascinante: il paesaggio muta repentinamente, bastano poche pedalate per lasciare un borgo abitato e trovarsi soli in un bosco, oppure abbandonare la costa e la brezza marina e ingaggiare una battaglia tutta personale con una lunga salita. Un paese che si fa scoprire un po’ alla volta, non si deve avere la pretesa di capirlo subito: e forse per questo farlo sui pedali, farlo lentamente, senza fretta, dimenticando macchine, aerei e motori, è uno dei modi migliori per farci amicizia.
copeI DANESI sono gente accogliente, che ha voglia di condividere. I piatti locali hanno il profumo del pesce del Nord, ma anche del coniglio e dei frutti dei boschi. Fino alla città della Sirenetta (nella foto) , viva e colorata come non mai, con le urla che arrivano dal Tivoli, il colore ambrato della birra e l’odore dei piatti della Nuova Gastronomia Nordica. La bici regna anche qui come mezzo di spostamento di massa, veicolo per eccellenza. Il fiume a due ruote che si sposta per la città vi farà senz’altro capire che siete arrivati a destinazione, siete nel posto giusto.

Le tappe del viaggio
DA AMBURGO a Flensburg sono circa 160 chilometri: l’ideale sarebbe spezzare il tragitto in tre tappe, programmando stop a Neumunster e Rendsburg. Non conviene allontanarsi troppo dalle grandi città, altrimenti le soluzioni per la notte scarseggiano. 
I primi chilometri da Amburgo si possono pedalare sulla pista ciclabile Eurovelo3, detta «dei pellegrini», perché collega Santiago de Compostela con Trondeim. Ma a un certo punto abbandonate quel tracciato e fidatevi dei cartelli delle ciclabili locali, che sono molto precisi e indicano paesi e distanze intermedie. Flensburg è un gioiellino: nel suo porticciolo attraccano le barche a vela. Immaginatevi quando qui c’erano i Vichinghi...

POCO dopo Flensburg c’è il confine tra la Germania e la Danimarca: lasciate il mare sulla vostra destra, fate una lunga salita e poi giù verso la Danimarca. Foto di rito e poi mettete nel mirino Billund, raggiungibile in due tappe passando per Kolding o Haderslev. Billund è la città dove è nato il Lego: volendo potete programmare una visita all’azienda, altrimenti dedicate qualche ora al parco di divertimenti LegoLand, una vera scoperta, non solo per i bambini più piccoli. Con i mattoncini sono ricostruite città, foreste e molto altro ancora. Se non volete spendere troppi soldi, sappiate che entrando solo un’ora prima della chiusura (se chiude alle 20.30 potete andare ai cancelli alle 19.30) l’ingresso è completamente gratuito.

OdenzSE vi lasciate Odense (nella foto un monumento ad Andersen) alle spalle puntate verso Svendborg. Qui vi consiglio di alloggiare sull’isoletta di Thuro, un vero e proprio paradiso naturale che si affaccia sul Mar del Nord (in molti mettono in affitto stanze o alloggi privati). I suoi boschi pieni di frutti rossi sono un tesoro da scoprire; le sue spiagge e i suoi porti dove passano le barche a vela, lo sfondo perfetto per le vostre foto. Fatevi cucinare il coniglio, piatto tipico dell’isola. E comprate il miele e la frutta che gli abitanti offrono nelle dispense che trovate lungo le strade, lasciando la moneta nella cassetta. L’indomani riprendete la strada per Nykobing, passate il lungo ponte verso Rudkobing poi vi dovete imbarcare a Spodsbjerg: il traghetto vi porterà a Tars. Pedalate fino a Nykobing dove ci sono ostelli e campeggi.

Spezzate quest’ultima tappa in almeno un paio di giornate e passate da Koge, borgo che vanta la piazza più grande di tutto il Paese. Le ciclabili poi vi accompagneranno verso la Capitale: vi sembrerà strano, ma nonostante avvertirete di essere nei pressi della città della Sirenetta non troverete facilmente il cartello per la tradizionale foto all’arrivo. Copenaghen offre centinaia di soluzioni per la notte (così come per pranzi, cene e colazioni): i Danhostel hanno un’ottimo rapporto qualità prezzo.
Dimenticatevi gli “ostelli” vecchia maniera, in queste strutture si trovano anche camere da due o quattro persone, con bagno in stanza e sala per colazioni, pranzi e cricene.

 LA BICICLETTA è ormai parte di voi, quindi sfruttatela anche per girare in lungo e in largo la città. Muovetevi lungo le sue ciclabili, che sono delle vere e proprie autostrade per le due ruote, con tanto di semafori e segnaletica dedicata.
Nella capitale è tutto a portata di pedali e per questo, oltre alle mete più tradizionali, vi consigliamo anche una visita a Christiania (foto a sinistra) , una vera e propria città nella città, dove le contraddizioni balzeranno subito all’occhio, come i colori e l’odore di cannabis.
Non giudicate Christiania, guardatela, provate a capirla, ma non scattate foto al suo interno: i residenti tengono molto alla privacy e, in ogni caso, le foto sono vietate!

09/06/2016