Le trattorie di Roma sono famose non solo per i loro piatti tipici, ma soprattutto perché rappresentano quel che in maniera più completa è la romanità. Ce ne sono di più tradizionali e di quelle che invece preferiscono la commistione di sapori e innovazioni. Di seguito ve ne proponiamo 5 per i vostri prossimi soggiorni capitolini.

Checchino dal 1887, via di Monte Testaccio 30.
Rigatoni con la pajata e coda alla vaccinara sono i piatti che rimarranno eterni nel menù. Si tratta di piatti poveri, o per meglio dire, di piatti ricavati dalle interiora del manzo che, all’epoca, la nobilità non mangiava. Oggi rimangono patrimonio della cultura culinaria della città eterna per i meno delicati di stomaco. Consigliati anche gli involtini preparati con fettine di manzo e farcia di sedano, carota, pancetta e mentuccia.

I l Quinto Quarto, via della Farnesina, 13.
Il Quinto Quarto è un’osteria che però a pranzo prende le veci di una paninoteca tradizionale. Si trova in uno dei quartieri più amati dai giovani vicino a Ponte Milvio e la sua fama, si costruisce sulla carbonara e sui piatti tipici romani. La trattoria basa tutta la sua storia nella qualità del prodotto: largo spazio quindi a bufale della valle dell’Amaseno, lenticchie di Ventotene, patate dell’Alto Viterbese e marzolina della provincia di Frosinone.

Felice, via Mastro Giorgio 29.
Felice è l’osteria comunista decantata da Benigni, storica trattoria che non negava mai un posto a sedere per i lavoratori. Il suo amore per il popolo si riflette nei suoi piatti, infatti troverete i piatti più semplici che però premiano il gusto come i tonnarelli cacio e pepe (lodati persino dal New York Times come i migliori della capitale).

Trattoria Pennestri, Via Giovanni da Empoli, 5
Nel cuore di Testaccio a due passi dalla Piramide Cestia si trova la Trattoria Pennestri, un nuovissimo locale nato dalla commistione di tradizioni culinarie diverse; infatti lo chef Tommaso Pennestri ha origini danesi e la sua socia, Valeria Payero, argentine. L’estro nato dall’incontro di diverse culture ha messo su questo locale che non rinuncia allo stile e alla presentazione dei piatti, ma ha incentrato la sua missione nella rivisitazione delle ricette tradizionali con un je ne sais quoi qua che le rende più contemporanee. Una nota d’attenzione va anche alla carta di vini curata da Valeria, orientata perlopiù su vini del territorio laziale.

Sora Margherita, piazza delle Cinque Scole, 30.

Tra innovazione e tradizione, la Sora Margherita ha dovuto cedere alle nuove tendenze culinarie che hanno preso piede negli ultimi anni, senza mai rinunciare però al gusto della cultura romana. Il ristorante si trova nel cuore del ghetto ebraico, posto del tutto unico per assaporare i magnifici carciofi alla giudia della trattoria.